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The ConsciousLibrary

Chapter 129 of 202

CXXV

CXXV. — A Madonna Nera Priora delle Mantellate[1] di Santo Domenico, quando essa Caterina era alla Rocca d’Agnolino.[2]

Il superiore sia pronto al sacrifizio e della vita e dell’opinione propria. Correggere i difetti, senza cura vile di piaggiarli, ma senza credere a consigli falsi. Discerna le persone e i modi da usare. Le mormorazioni non curi. E qui accenna alle patite da sé.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fare come fa il buono pastore, il quale pone la vita per le pecorelle sue. Così dovete fare voi, carissima madre; cioè, attendere all’onore di Dio e alla salute delle pecorelle che egli v’ha messe nelle mani: e non con negligenzia, perocché ne sareste ripresa da Dio; ma con buona[3] sollecitudine, perdendo ogni amore proprio e parere delle creature.

Sapete, carissima madre, che colui che ama sé sensualmente, se egli è Prelato, mai non corregge, perocché sempre teme; e se egli corregge, corregge secondo il parere delle creature, e spesse volte non [p. 270 modifica]secondo verità; o tale volta secondo il suo parere proprio, perché non ti[4] piaceranno molte volte i costumi loro. Non si dee fare così; perocché molte sono le vie, i modi che Dio tiene co’ servi suoi: basta a noi che noi già vediamo che vogliono seguitare Cristo crocifisso. Onde sarebbe più tosto ingiustizia, che giustizia; perocché non si debbono correggere secondo i nostri pareri, ma secondo i difetti che noi troviamo; e dolcemente levare l’affetto nostro all’onore di Dio; e aprire l’occhio dello intelletto sopra i sudditi, e a ogni uno dare secondo che ha bisogno. Onde altro modo si dee tenere con le meno perfette, e altro con le più perfette, e sapere conscendere[5] a bisogni loro, sempre tenendo fermo il correggere i difetti, quando voi gli vedete: e non lassate, per veruna cosa che sia, che non si correggano. Spero nella infinita e inestimabile carità di Dio che voi il farete. Aprite l’occhio dello intelletto, e ragguardate l’affetto dell’Agnello immacolato confitto e chiavellato in croce; e troverete che questo vero maestro ha posto la vita per le pecorelle sue; e con quanto amore e dilezione ha conversato,[6] portando e sopportando noi miserabili, sempre attendendo all’onore del Padre e alla salute nostra perfettamente. Così spero, per la sua bontà, che farete voi, dolcissima madre; e non lasserete[7] per la ingratitudine di noi miserabili figliuole e di tutto il nostro collegio,[8] né per mormorazioni o [p. 271 modifica]detto nelle[9] creature, né per malizia del dimonio, che si pone in su le lingue loro a dire quello che non debbono, per impedire l’onore di Dio e la salute dell’anime. Adoperate dunque ciò che si può, e trapassate tutte queste cose senza veruno timore. Lo intelletto e l’affetto vostro non si parta mai dalla verità, perocché altro non desiderate di volere, se non che Dio sia onorato, e le figliuole vostre siano specchio di virtù. Allora Dio adempirà il desiderio vostro, e sarete consolata di loro e di voi medesima: perocché quando altri adopera una virtù, sempre v’ha gaudio[10] e consolazione. Or così fate dunque, per l’amore di Gesù Cristo crocifisso. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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CXXV · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library