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Chapter 128 of 202

CXXIV

.mw-parser-output.prp-pages-output.titolo p{font-size:120%;line-height:1.5;margin-left:2pc;text-indent:-2pc}.mw-parser-output.prp-pages-output.sottotitolo p{font-size:80%;line-height:1.5;margin-left:2pc;text-indent:-2pc}.mw-parser-output.numeropagina{position:absolute;z-index:100;left:1em;font-size:80%;text-indent:0;font-style:normal;background-color:var(--background-color-base,white);min-width:10em;user-select:none}[p. 262 modifica]

CXXIV. — A Misser Matteo, Rettore della Casa della Misericordia di Siena,

Chi con superbo giudizio vede dappertutto scandali, moltiplica tristezze a sé e ad altri. Disperdiamo le apparenze del male che ci tentano a condannare, vinciamo i capricci d’una virtù inesperta e ciarliera. C è delle fantasie spirituali che ingannano sottilmente i già sgannati delle vanità temporali. Non date retta a mormorazioni d’uomini infermi e corti di vista che vi consigliano d’abbandonare i ciechi e gli ammalati gravi. Una pecorella perduta può fruttare più delle novantanove. Più grave è lo scandalo, e a torlo di mezzo accingiamoci con ogni forte alacrità.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel sangue di Cristo crocifisso, il quale sangue inebria l’anima sì e per siffatto modo, che al tutto perde[1] sé medesima. Di sé non vuole che rimanga alcuna particella, fuori [p. 263 modifica]del sangue:[2] cioè né tempo, ne luogo, [3] né consolazione, né tribolazione, né ingiurie, né scherni, né infamie, né villanie,[4] né veruna altra cosa, da qualunque altro lato ella viene; né per sé né per altrui, non le vuole eleggere a suo modo, né con veruruno suo parere; ma al tutto si sottopone alla volontà di Dio, la quale trova nel sangue di Cristo. Perché il sangue manifesta la dolce sua volontà, che non cerca né vuole altro che la nostra santificazione; e ciò che dà e permette, è dato a noi per questo fine: per amore è dato, acciocché siamo santificati in lui. Così s’adempie la sua verità. La sua verità è questa: che ci creò per gloria e loda del nome suo, e perché noi partecipassimo della[5] sua beatitudine e la sua inestimabile carità, la quale perfettamente si gusta e riceve nella visione di Dio. Or questo ha cognosciuto l’anima, e veduto con l’occhio dell’intelletto la volontà del Padre eterno nel sangue del Figliuolo: e questa è la ragione che l’anima annegata nel sangue, alluminata della dolce volontà di Dio, la quale ha trovato nel sangue, non ha mai pena, e non va a suo modo, né sé né altrui vuole mandare secondo i suoi pareri. E però non ha pena di chi non viva,...[6] perché gli ha al tutto perduti. Ma a che attende di fare? Quello medesimo che trova nel sangue. Che trova nel sangue? l’onore del Padre Eterno e la [p. 264 modifica]salute dell’anime. Perché questo Verbo non attese mai ad altro; posesi in su la mensa della croce a mangiare il cibo dell’anime, non schifando pene.

Adunque noi, membri, gittiamo a terra[7] noi: nutrichianci del sangue dello svenato e consumato Agnello. Facendolo, abbiamo la vita, e gustiamo l'arra di vita eterna: abbiamo lume, e perdiamo la tenebra nel lume, perdiamo ogni scandolo e mormorazione; che non giudichiamo[8] ne con colore di male né con colore di bene. Ma come noi siamo annegati e perduti nel sangue, così anneghiamo e perdiamo altrui,[9] tenendo di fermo che lo Spirito Santo li guidi. Il contrario di coloro che hanno provato alcuna cosa,[10] e non sono al tutto perdati; spesse volte stanno in grandi pene, facendosi giudici de’ costumi e de’ modi de’ servi di Dio, vengono a scandalo e mormorazione; e fanno mormorare spesse volte, participando con altrui le pene e’ pareri loro. I quali pareri si debbono smaltire nel sangue, o con la propria persona[11] di cui gli pare, senza mettere mezzo di diverse creature. Se fusse alluminato e annegato nel sangue, il farebbe: ma perché non è anco in quella grande perfezione della volontà annegata, che si richiede nel servo di Dio, [p. 265 modifica]poniamochè sia al tutto perduta nel mondo[12] rimangli de’ pareri spirituali. E però noi fa, trovasi ignorante, e per la ignoranzia viene in molti difetti e inconvenienti.

Adunque corriamo, carissimo e dolcissimo figliuolo; gittianci tutti nel glorioso e prezioso sangue di Cristo: e non rimanga punto fuori di noi.[13] E con debita reverenzia[14] e pazienzia portate ogni fadiga, ingiurie e mormorazioni e ogni altra cosa; i servi di Dio con amore e reverenzia consigliando; e non mormorando né affermando veruno nostro parere di loro. E per questo modo saremo materia e strumento[15] di torre le mormorazioni, e non di darle. Or così facciamo; e non si faccia; altro che nel sangue. Non vedo che altro[16] si possa fare; e però dissi, ch’io desideravo di vedervi inebriato del sangue di Cristo crocifisso, perché pare che sia di bisogno e di necessità. Così voglio che noi facciamo: e specialmente vi prego e costringo che ne preghiate la prima Verità per me (che n’ho bisogno) che mi vi anneghi e mi vi affoghi per siffatto modo, ch’io riceva lume perfetto a cognoscere e vedere [17] le pecorelle mie, le perdute e le acquistate; sicché io me le ponga in su la spalla, e ritorni [p. 266 modifica]all’ovile con esse. Grande ignoranzia della pecorella è a non cognoscere il pastore suo alla voce. Tanto tempo avete udita la voce del pastore che quasi ne dovreste essere maestri; e pare che facciate il contrario, andando dietro alle voci vostre, balando,[18] e non sapendo voi quello che vi diciate. Andate dietro al giudicio e consigli umani: pare che tutti abbiate perduto il lume della Fede, come se il pastore che v’ha data la voce,[19] e vuole dare la vita per la salute vostra, vi chiamasse con altra voce, cioè con quella dell’uomo e non con la divina, e dolce volontà di Dio: dalla quale non si può scordare[20] l’anima per veruno detto di creature ne per ignoranzia delle pecorelle, che non la compia in sé ed in altrui. Così fece il dolcissimo Gesù, che non lasciò per lo scandalo e mormorazione dei Giudei, ne per ingratitudine nostra, che non compisse l’onore del Padre e la salute nostra: così debbe fare cui Dio ha posto, che seguiti questo agnello; non voliere il capo addietro per veruna cosa che sia. E se le inferme pecorelle, che debbono essere sane, mormorano come inferme; non debbe però il pastore lassare coloro che stanno a fine di morte, vedendo di potere loro dare la vita, coloro che sono tutti ciechi, per loro che hanno male negli occhi. [21] Non [p. 267 modifica]dovete fare così; ma imparate dai discepoli santi; che chi andava e chi rimaneva, secondo che vedevano più l’onore di Dio. Dobbiamo credere che a chi rimaneva ed a chi andava, si suscitavano[22] infinite mormorazioni; e chi andava, non lassava però d’adoperare l’onore di Dio; e chi rimaneva, non si scordava però della pazienzia e del[23] lume della Fede, e non perdeva la memoria del ritenere e del ricordare[24] della voce del suo pastore. Anco, si fortificano[25] con allegrezza; perché quanto è maggiore lo scandalo, tanto è più perfetta l’operazione che si fa.[26] Adunque siate pecorelle vere; e non temete dell’ombre vostre. Né crediate ch’io lassi le novantanove, per l’una. Io vi dico cotanto, che delle novantanove per ognuna delle novantanove[27] io n’ho novantanove; le quali ora non si vedono se non dalla divina Bontà, che ’l sa,[28] Carità increata, il quale per occulto frutto fa portare la fadiga dell’ [p. 268 modifica]dare, la gravezza dell’infirmità, il peso degli scandali e mormorazioni. Di tutto sia gloria e loda al nome di Dio. Sicchè l’andare e lo stare non s’è fatto, se non secondo la sua volontà, e non secondo quella degli uomini.

La gravezza del corpo, che io ho avuta, e ho, e principalmente la volontà di Dio, m’ha tenuta ch’io non sono tornata. Il più tosto che si potrà e lo Spirito Santo cel permette, torneremo. Godete dello stare e dell’andare;[29] e tutte le vostre cogitazioni si riposino qui su,[30] tenendo che ogni cosa fa e farà la Divina Provvidenzia. Se non ch’io sono colei che guasto ciò che Egli fa e adopera per la moltitudine [31] delle iniquità mie; e così fo[32] danno a voi e a tutto quanto il mondo.[33] Pregovi quanto io so e posso, che preghiate Dio che mi dia lume perfetto, sicché io vada morta per la via della verità. Altro non dico. Confortatevi in Cristo dolce Gesù. E a tutti ci raccomandate, singolarmente al Baccelliere, e a Frate Antonio... Permanete[34] nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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CXXIV · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library