Chapter 118 of 202
CXIV
CXIV. — Ad Agnolino di Giovanni d’Agnolino de’ Salimbeni da Siena.[1]
Lo conforta a resistere alle dicerie de’ suoi sudditi, a fui non piaceva che si facesse monaca la sorella di lui. Al grande signore volge parole imperiose, guerriere al guerriero. Chiama sé stessa e lui Cavaliere, il bene battaglia, l’anima città da difendere, la coscienza cane di guardia da pascersi d’amore e di sangue; l’amore del bene e l’odio del male, arme con la quale combattere.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, [p. 213 modifica]scrivo a voi nel prezioso sangue suo: con desiderio di vedervi vero combattitore, e non schifare i colpi, come fane[2] il vile cavaliere. Figliuolo mio dolce, noi siamo posti in questo campo della battaglia; e sempre ci conviene combattere, e d’ogni tempo e in ogni luogo noi abbiamo e’ nemici nostri, e’ quali assediano la città dell’anima; ciò sono la carne con lo disordinato diletto sensitivo, ’l mondo coll’onore e con le delizie sue, e il dimonio con la sua malizia. Il quale, per impedire il santo desiderio dell’anima, si pone con molti lacciuoli, e per sè medesimo, o col mezzo della creatura in su la lingua de’ servi suoi, facendo parole piacentiere e di lusinghe o di minacce o di mormorazioni o d’infamie: e questo fa per contristare l’anima, e per farla venire a tedio nelle buone e sante operazioni. Ma noi, come cavalieri virili, doviamo resistere, e guardare questa città, e serrare le porte[3] de’ disordinati sentimenti. E ponere per guardia il cane della coscienzia; sicchè, quando il nemico passa, sentendo, gli abbai; e così desterà l’occhio dell’intelletto, e vederà se egli è amico o nemico, cioè o vizio o virtù, che passi. A questo cane si conviene dare bere e mangiare: bere se gli conviene dare il sangue, e mangiare il fuoco, acciò che si levi dal freddo della negligenzia; e così diventerà sollecito. A te dico, figliuolo Agnolino, dagli mangiare a questo tuo cane della coscienzia fuoco di ardentissima carità, e bere del sangue dell’Agnello immacolato, aperto in croce, il quale da ogni parte del corpo [p. 214 modifica]suo versa sangue. Perchè noi abbiamo che dargli bere. E così facendo, sarà tutto rinvigorito; e sarete vero combattitore. E tollete il coltello dell’odio e dell’amore; cioè odio e dispiacimento del vizio, ed amore della virtù; e il nemico della carne nostra, che è il più pessimo[4] e malvagio nemico che noi possiamo avere, sia ucciso; e il diletto suo da questo coltello. E la coscienzia il faccia vedere all’occhio dell’intelletto, quanto è pericoloso questo nemico del diletto carnale, che passa nell’anima; acciò che l’uccida. E ragguardi la carne flagellata di Cristo crocifisso, acciò che si vergogni di tenere in piacere e in diletto disordinato, e in delizie[5] il corpo suo. E il dimonio con le malizie e lacciuoli suoi e’ quali egli ha tesi per pigliare l’anime, si sconfigga con la virtù della vera umiltà. Abbai questo cane della coscienzia, destando l’occhio dell’intelletto. E vegga quanto è pericoloso a credere agl’inganni suoi; e vollasi a sè medesimo, e cognosca l’uomo, sè non essere, acciò che non venga a superbia; perocchè l’umiltà è quella che rompe tutti i lacciuoli del dimonio.
Bene averebbe l’uomo da vergognarsi d’insuperbire, vedendosi sè non essere, e l’esser suo avere da Dio, e non da sè; e vedere Dio umiliato a lui. Perocchè per profonda umiltà discese dalla somma altezza a tanta bassezza, quanto è la carne nostra. Questo dolce e innamorato Agnello, Verbo incarnato, ci dà conforto: però che da lui viene ogni [p. 215 modifica]conforto. Perocchè egli è venuto, come nostro capitano, e con la mano disarmata, confitta e chiavellata in croce, ha sconfitti e’ nemici nostri; e ’l sangue è rimaso in sul campo per animare noi, cavalieri, a combattere virilmente e senza alcuno timore.
Il dimonio è diventato impotente per lo sangue di questo Agnello; perocchè non ci può fare più che Dio permetta, e Dio non permette che ci sia posto maggior peso che noi possiamo portare. La carne è sconfitta co’ flagelli e tormenti di Cristo; e il mondo coll’obbrobrio, scherni, villanie e vituperio; e la ricchezza con la povertà volontaria di Cristo Crocifisso. Perocchè la somma Ricchezza è tanto povera, che non ha luogo dove posare il capo suo, stando in sul legno della santissima croce.
Quando il nemico, dunque, dell’onore e dello stato del mondo vuole entrare dentro, fa’, figliuolo, che gli abbai il cane della coscienzia tua, e desti la guardia dell’intelletto: acciò che vegga che stabilità o fermezza non ha alcuno onore o stato del mondo. Da qualunque parte elle[6] vengono, non ne truova punto. E voi ’l sapete, che l’avete veduto e provato.[7] Poi voglio che voi vediate, che il darsi disordinatamente a queste cose transitorie che passano come il vento, non ne sèguita onore, ma vituperio; però che l’uomo si sottomette a cosa meno di sè, e serve a cose finite; ed egli è infinito. Perocchè l’uomo non finisce mai ad essere, benchè finisca a Grazia per lo peccato mortale. E però se noi vogliamo onore e riposo e sazietà, convienci [p. 216 modifica]servire e amare cosa che sia maggiore di noi.
Dio è il nostro redentore, signore e padre, somma ed eterna Bontà, degno d’essere amato e servito da noi: e per debito il doviamo fare, se vogliamo partecipare della divina Grazia. Egli è somma Potenzia e sazietà;[8] Egli è colui che sazia e empie l’anima e fortifica ogni debile; sì che sta in pace, e in quiete, e in sazietà e in sicurtà, e d’altro non si può saziare. E per questa cagione è, che ogni cosa creata è meno che l’uomo. Adunque lo spregiare del mondo è l’onore e la ricchezza dell’uomo. Ma gli stolti e matti non cognoscono questo vero onore, ma reputano tutto il contrario. Ma voi, come vero combattitore, levatevi sopra a’ sentimenti vostri sensitivi, e cognoscete questa verità. E non vogliate credere a’ malvagi e iniqui uomini: che favella il dimonio per bocca loro, per impedire la vita e salute vostra, e per provocarvi ad ira e contradire alla volontà di Dio. E però non credete a’ consiglieri del dimonio; ma credete e rispondete allo Spirito Santo, che vi chiama. Traete fuore la disciplina dell’ardire, e con viril cuore rispondete a loro, e dite che voi non sete colui che volliate ricalcitrare a Dio, perocchè non potreste.
So che v’è detto, e vi sarà, molto male della Contessa[9] da’ fedeli[10] e dagli altri, perchè ella vuol [p. 217 modifica]essere serva e sposa di Gesù Cristo. Questi iniqui, per impedire lei e voi, vi porranno innanzi i timori e sospetti; e porranno per vituperio e per viltà quello che è ’l maggiore onore che avere possiate. Perocchè non tanto che sia onore presente, ma, l’onore e il ricordamento[11] e la memoria di voi sarà dinanzi a Dio e nel mondo infine all’ultimo fine sopra a tutti quanti e’ vostri antecessori. Stolti e matti noi, che vogliamo pur poner l’affetto e la sollecitudine e la speranza nel fuoco della paglia. Gran fuoco si mostrò la prima volta che la sposaste: ma subito venne meno, e non rimase altro che fumo di dolore. La seconda apparbe la materia del fuoco, ma non venne in effetto; però che venne il vento della morte, e portello via. Molto sarebbe dunque semplice ella e voi, poichè lo Spirito Santo la chiama, se ella non rispondesse. E ha veduto che il mondo la rifiuta, e cacciala a Cristo crocifisso. Son certa per la divina bontà, che voi non sarete quello che per veruno detto vi scordiate della volontà di Dio, e non sarete corrente nè ratto a’ detti del mondo. Chiudete, chiudete la bocca a’ sudditi vostri, che non favellino tanto: e mostrategli il volto. Non dubito (se il cane della coscienza non dorme e l’occhio dell’intelletto) che voi ’l farete; perocchè in altro modo non sareste combattitore [p. 218 modifica]virile; anco mostrereste[12] grandissima viltà: e il mio desiderio è di vedervi virile. E però vi dissi, che io desideravo di vedervi vero combattitore posto in questo campo della battaglia, e singolarmente in questa battaglia nuova che voi avete ora per la disposizione della Contessa. Il dimonio s’avvede della perdita sua, e però vi fa dare tanta molestia alle[13] creature. E però confortatevi, e uccidete[14] ogni parere del mondo; e viva in voi Cristo crocifisso. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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