Chapter 112 of 202
CVIII
CVIII. — A Monna Giovanna di Capo e a Francesca in Siena.[1]
L’anima amante pone a usura i tempi fin del riposo, e ne cava tesori di merito. A vestirsi d’amore richiedasi la mano dell’amore; perchè l’abito deve muovere dagli atti, e le opere da’ sentimenti.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Dilettissime e carissime figliuole mie. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi tutte accese[2] e consumate nel fuoco della divina Carità, sì e per sì fatto modo, che ogni amore proprio e freddezza di cuore, e tenebre di niente abbia a cacciare fuore. Questa è la condizione[3] della divina Carità; che sempre adopera, e mai non si stanca, siccome l’usuraio[4] sempre guadagna il tempo per lui: se dorme, guadagna; se mangia, guadagna, e ciò che fa guadagna, e non perde mai tempo. Questo non fa l’usuraio, ma il tesoro del tempo.[5] Così fa la sposa innamorata di Cristo, arsa [p. 179 modifica]nella divina Carità: sempre guadagna, e mai non sta oziosa. Egli[6] dorme; e la Carità lavora, mangiando, dormendo, e vegliando. Ciò che fa, d’ogni cosa trae il frutto.[7] Carità piena di letizia, tu se’ quella madre che nutrichi i figlioli delle virtù al petto tuo. Tu se’ ricca sopra ogni ricchezza, in tanto che l’anima, che si veste di te, non può essere povera. Tu gli doni la bellezza tua, perocchè la fai una cosa con teco; perchè, come dice Santo Giovanni, Dio è carità; e chi sta in carità, sta in Dio, e Dio in lui. figliuole carissime, gaudio e letizia dell’anima mia, ragguardate l’eccellenzia e la dignità vostra, la quale riceveste da Dio per mezzo di questa madre della Carità. Che sì forte fu l’amore che Dio ebbe alla creatura, che ’l mosse a trarre noi di sè, e donarci a noi medesimi la immagine e similitudine sua, solo perchè noi godessimo e gustassimo[8] lui, e partecipassimo l’eterna sua bellezza. Non ci fece animali senza intelletto e memoria; ma egli ci die la memoria a ricevere[9] i benefizii suoi, e lo intendimento ad intendere la somma sua eterna volontà, la quale non cerca ne vuole altro che la nostra santificazione e la volontà ad amarla. Subitochè l’occhio del cognoscimento intende la volontà del Verbo, che vuole che ’l seguitiamo per la via della santissima croce, portando ogni pena, strazii, scherni, e rimproverii per Cristo [p. 180 modifica]crocifisso, che è in noi, che ci conforta; la volontà si leva subito, riscaldata dal fuoco di questa madre della Carità, e corre, ad amare quello che Dio ama, e odia quello ch’egli odia, in tanto che non vuole cercare nè desiderare, nè vestirsi d’altro che della somma eterna volontà di Dio. Poich’egli ha inteso e veduto[10] ch’egli non vuole altro che ’l nostro bene, vede che gli piace, e vuole[11] essere seguitato per la via della croce; è contento e gode di ciò che Dio permette, o per infirmità o per povertà, o ingiuria o villania, obedienzia incomportabile e indiscreta. D’ogni cosa gode ed esulta; e vede che Dio il permette per sua utilità o perfezione. Non mi maraviglio se ella è privata della pena, perocchè ella ha tolto da sè quella cosa che dà pena, cioè la propria volontà, fondata nell’amor proprio, e vestito[12] della volontà di Dio, fondata in carità.
E se voi mi diceste: «Madre mia, come ci vestiremmo?» — rispondovi: «con l’odio, e con l’amore». Che l’amore fa vestire dell’amore; siccome colui che si veste, che per odio ch’egli ha al vestimento vecchio, se lo spoglia, e con l’amore si mette il nuovo in dosso. O[13] il vestimento, figliuole mie, è quello che veste? no: anco, è l’amore, perocchè ’l vestimento per sè medesimo non si muterebbe, se la creatura non l’avesse preso per amore.[14] [p. 181 modifica]Onde potremo ricevere questo odio? solo dal cognoscimento di voi medesime, vedendo, voi non essere: il quale tolle ogni superbia, e infonde vera umilità. Il quale cognoscimento fa trovare il lume e la larghezza della bontà di Dio, e la salute,[15] e inestimabile carità. Il quale non è nascosto a noi: era bene nascosto alla grossità nostra, prima che ’l Verbo Unigenito Figliuolo di Dio s’incarnasse; ma poichè volle essere nostro fratello, vestendosi della grossità della nostra umanità, ci fu manifesto;[16] essendo poi levato[17] in alto, acciocchè ’l fuoco dell’amore fusse manifesto a ogni creatura, e tratto fusse il cuore per forza d’amore.
Dunque bene è vero che l’amore trasforma, e fa una cosa l’amato con colui che ama. Or sollicite dunque, figliuole mie, a distendere il braccio dell’amore a prendere e riponere nella memoria quello che l’intendimento ha inteso. A questo modo sarà adempito il desiderio di Dio e mio in voi, cioè, ch’io vi vedrò arse e consumate, e vestite del fuoco della divina carità. Fate, fate, che vi notrichiate di sangue. Che tosto ne vengono i tempi nostri.[18] [p. 182 modifica]
Non vi maravigliate se non siamo venute; ma tosto ne verremo, se piacerà alla divina bontà. Per alcuna utilità della Chiesa e volontà del Padre Santo ho sostentato per un poco il mio venire. Pregovi o comandovi, a voi, figliuole e figliuoli, che tutte preghiate, e offeriate orazioni, santi e dolci desiderii dinanzi a Dio per la santa Chiesa, perocchè molto è perseguitata. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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