Chapter 10 of 202
VI
VI. — A Monna Lapa, sua madre.[1]
La conforta a pazienza del sacrifizio della sua figliuola diletta. Nel faticare in bene degli uomini pone l’onore di Dio.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso, e di Maria dolce.
Carissima madre in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a [p. 28 modifica]voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vera serva di Cristo crocifisso, fondata in vera pazienzia: perocché senza la pazienzia non possiamo piacere a Dio. Nella pazienzia mostriamo il desiderio dell’onore di Dio e della salute dell’anime. E ancora dimostra che l’anima è[2] conformata e vestita[3] della dolce volontà di Dio; perocché d’ogni cosa gode, ed è contenta di ciò che le avviene; onde, la creatura, essendo vestita di così dolce vestimento, ha sempre pace, ed è contenta di sostenere pena per gloria e loda del nome di Dio.[4] E dona sé e i figliuoli, e tutte le cose sue, e la vita per onore di Dio. Or così voglio che facciate voi, carissima madre; cioè, che tutta la vostra volontà, e me indegna miserabile vostra figliola, offeriate al servizio e onore di Dio, e salute dell’anime, con vera e buona pazienzia; notricandovi del frutto della santissima croce col dolce innamorato e umile Agnello. E a questo modo neuna cosa vi parrà fadiga. Spogliatevi del proprio amore sensitivo; perocché egli é tempo di dare l’onore a Dio e la fadiga al prossimo. Essendo spogliata del proprio amore, anderete con diletto, e non con fadiga. Non dico di più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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