Chapter 9 of 202
V
V. — A Misser Francesco da Montalcino dottore in legge civile. [1]
A lui infermo raccomanda pazienza con argomenti dedotti e dalla fede, e dalla ragione naturale, e dall’autorità, e dall’esperienza della vita e dell’anima umana; ragioni esposte con quella parsimonia faconda, che è più efficace dell’appariscente eloquenza.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso, e di Maria dolce.
Dilettissimo fratello in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondato nella vera e santa pazienzia; considerando me, che senza la pazienzia non potremmo piacere a Dio, anco gustaremmo l’arra dell’inferno in questa vita. [2] [p. 23 modifica]Oh quanto sarebbe semplice l'uomo che voglia gustar l’inferno colà dove può aver vita eterna! Che se io considero bene, in [3] vita eterna non è altro che una volontà pacifica, accordata e sottoposta alla volontà dolce di Dio: che non possono desiderare ne volere se non che quello ch’esso’ Dio vuole; [4] e ogni diletto che hanno i veri gustatori, è fondato sopra questa volontà pacifica. Così per lo contrario coloro che sono nell’inferno, li arde e li consuma la mala volontà perversa, nella quale volontà ricevono crudeli tormenti, con impazienzia, odio, e rancore; con essi si rodono e si contristano. E di tutto questo si fa degna la ignoranzia e cecità dell’uomo: che se fosse stato savio in questa vita, mentre ch’egli era nel tempo della Grazia, cioè che era atto a ricevere la Grazia, se egli avesse voluto, avrebbe schifata questa cecità e ignoranzia. fratello carissimo, accordatevi con li veri gustatori, che in questa vita cominciano a gustare Dio facendo una volontà con lui. Perocché in altro non sta la pena nostra, se non in volere quello che non si può avere. Se la volontà ama onore, ricchezze, delizie e stati, sanità di corpo; se le vuole «desidera con disordinato affetto, ed egli non le può avere, ma spesse volte perde di quelle ch’egli ha; n’ha pena grandissima, perchè sé ama troppo disordinatamente. [p. 24 modifica]Sicché la volontà è quella che gli dà pena: ma tolletemi via la volontà propria, e sarà tolta ogni pena.
In che modo ce la potremo tollere? Che noi ci spogliamo di questo uomo vecchio di noi medesimi, e vestianci dell’uomo nuovo dell’eterna volontà del Verbo, Dio e uomo. E se voi cercate che vuole questa dolce volontà, dimandatene [5] a Paolo, che dice, che non vuole altro che la nostra santificazione. E ciò ch’egli ci dà o permette a noi, o pena o infermità, per qualunque modo elle siano, egli le dà e permette con grande misterio per nostra santificazione e necessità della salute nostra.
Adunque non dobbiamo essere impazienti di quello che è nostro bene: ma con uno grande ringraziamento, e reputandoci indegni di tanta grazia quanta è a sostener pena per Cristo crocifisso; cioè reputarci indegni del frutto che seguita dopo la fadiga, facendoci degni della fadiga[6] per dispiacimento e odio di noi medesimi, e di questa parte sensitiva che ha ribellato e offesso il suo Creatore.
E se noi dicessimo: «questa sensualità non pare che si voglia accordare a portarle;» — poniamo il freno con una santa e dolce memoria di Cristo crocifisso, lusingandola e minacciandola dicendo: «porta oggi, anima mia. Forse che domane sarà terminata la vita tua. Pensa che tu debbi morire, e non sai [p. 25 modifica]quando». E se noi ragguardiamo bene, tanta[7] è granfie la fadiga, quanto e ’l tempo; e ’l tempo dell’uomo è quanto una punta d’aco, e più no. Adunque come diremo che veruna fadiga sia grande? Non è da dirlo: ch’ella non è. E se questa passione sensitiva volesse pure alzare il capo, metti a lei il timore e l’amore addosso, dicendoli: «guarda, che il frutto dell'impazienza è la pena eternale; e’ nell’ultimo dì del giudizio sosterrai pena con meco insieme. Meglio t’è dunque a volere quello che Dio vuole, amando quello ch’egli ama, che a volere quello che vogli tu, amare’ te medesimo d’amore sensitivo. Virilmente io voglio che tu porti, pensando che non sono condegne[8] le passioni di questa vita a quella futura gloria che Dio ha apparecchiata a coloro che il temono, e che si vestono della dolce volontà sua».
Poi pensate, dolce fratello e padre, che quando[9] l’anima sé ha tenuto così bene a ragione, ed ella apre l’occhio del cognoscimento, e vede, sé non essere, perché ogni essere che ha, procede da Dio. Truova la sua istimabile carità, che per amore, e non per debito, l'ha creata all’immagine e similitudine sua, perché ella goda e partecipi la somma eterna bellezza di Dio, che per altro fine non l’ha creata. Questo ci mostra la prima eterna Verità; che egli non creò l’uomo per altro fine. [p. 26 modifica]Quando in sul legno della santissima croce morì per renderci quel fine il quale avevamo perduto, svenò ed aperse il corpo suo, che da ogni parte versava abbondanza di sangue, con tanto fuoco d’amore, che ogni durezza di cuore si dovrebbe dissolvere, ogni impazienzia levare, e venire a perfetta pazienzia. Non è veruna cosa sì amara, che nel sangue dell’Agnello non diventi dolce; ne sì grande peso, che non diventi leggero.
Or non dormiamo più: ma questo punto del tempo, che c’è rimaso, corretelo virilmente, attaccandovi al gonfalone della santissima croce con buona e santa pazienzia; pensando che il tempo è poco, e la fadiga è quasi non covelle; e ’l prezzo e ’l frutto[10] è grande. Non voglio che schifiate il gran bene per piccola fadiga: che per dolersi e lagnarsi[11] non si sollevano le fadighe; anco si raddoppia la fadiga sopra fadiga; perchè io pongo la volontà in volere quello che io non posso avere.
Vestitevi, vestitevi di Cristo dolce Gesù; che è sì forte vestimento, che non dimonia ne creatura vel può tollere, se voi non volete. Egli è somma eterna dolcezza, che dissolve ogni amaritudine. In lui si gusta ogni dolcezza; in lui s’ingrassa e sazia l'anima per sì fatto modo che ogni cosa, fuore di Dio, reputa sterco [12] e loto. Dilettasi delli obbrobri, delli strazi e villanie; e non vuole altro, che conformarsi con Cristo crocifisso. Ine ha posto l’ [p. 27 modifica]fetto, e ogni sua sollecitudine: e tanto gode, quanto si vede in pene; perocché vede che quella è la via dritta. Veruna altra è ohe il faccia tanto conformare con Cristo crocifisso, quanto la via delle dolci pene. Voglio che mi siate un cavaliero virile, che per Cristo crocifisso none schifiate il colpo della infirmità. Pensate quanto è la grazia divina, che nel tempo della infimità[13] pone freno a molti vizi e difetti, i quali si commetterebbero avendo la sanità; e sconta e purga i peccati commessi, e’ quali meritano pena infinita: e Dio per la sua misericordia li punisce con pena finita. Orsù, virilmente per l'amore di Cristo crocifisso. Conficcatevi in croce con Cristo crocifisso, dilettatevi nelle piaghe di Cristo crocifisso. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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