Chapter 62 of 202
LVIII
LVIII. - A Suora Cristofora, Priora del Monastero di Santa Agnesa[1] in Montepulciano.
Virtù d’Agnese. Il non possedere beni terreni è custodia di virtù. Sia forza di ragione nella carità.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere te e l'altre seguitare le vestigie della madre nostra santa Agnesa gloriosa. E di questo vi prego, e voglio, che la dottrina e i modi suoi voi seguitiate. Sapete che sempre vi diè dottrina ed esempio di vera u milita. Questa fu quella propria virtù principale[2] che fu in lei. Non me ne maraviglio; perocché ella ebbe quello che debbe avere la sposa che vuole seguitare l’umilità dello sposo suo. Ella ebbe quella carità increata, [3]che continuamente ardeva e consumava nel cuore suo: ella era mangiatrice e gustatrice delle anime. Sempre studiava[4] la vigilia dell’orazione: e non avrebbe avuto in altro modo la virtù dell’umilità: perocché[5] non è umilità senza carità; che l’una nutrica l’altra.
Sapete quale è la cagione che la fece venire a perfetta e reale virtù? Il libero spogliamento volontario, che la fece renunziare a sè, e alla sustanzia [p. 266 modifica]del mondo, non volendo possedere niente. Ben s’avvide quella gloriosa vergine che il possedere la sustanzia temporale fa venire l’uomo a superbia; perderne la virtù piccola della vera umilità, viene ad amore proprio, manca nell’affetto della carità; perde la vigilia e l’orazione. Perocché il cuore e l'affetto ch’è pieno della terra e d’amore proprio di sé medesimo, non si può empire di Cristo crocifisso, né gustare vere e dolci orazioni. Sicché,[6] avvedendosi Agnesa dolce, spogliasi di sé medesima, e vestesi di Cristo crocifisso. E non tanto ella, ma questo medesimo lassa a noi; e così vi obliga e voi dovete tenere. Sapete bene che voi, spose consacrate a Cristo, non dovete possedere quello del padre, poiché sete andate allo Sposo, ma tenere e possedere quello dello Sposo eterno. Quello del padre vostro è la propria sensualità, la quale dobbiamo abbandonare, venuto il tempo della discrezione, di seguitare lo sposo e possedere il tesoro suo. Quale fu il tesoro di Cristo crocifisso? Fu croce, obbrobrio, pena, tormento, strazi e scherni e rimproverio, povertà volontaria, fame dell’onore del padre e della salute nostra. Dico che se voi possederete questo tesoro colla forza della ragione mossa[7] dal fuoco della carità, voi perverrete a quelle virtù che dette abbiamo: sarete figliuole vere alla madre, e spose sollicite e non negligenti; e meriterete d’essere ricevute da Cristo crocifisso: per la grazia sua, apriravvi la porta della vita durabile. Non dico più. Annegatevi nel sangue di Cristo crocifisso. Levatevi su con vera [p. 267 modifica]sollicitudine ed unione. Se sarete legate e non divise, non sarà né dimonio né creatura che vi possa nuocere, nè torvi la vostra perfezione. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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