Chapter 53 of 202
XLIX
XLIX. — A Monna Alessa ecc.
Lo smodato amore de’ bene finiti detrae all’amore del bene infinito. Bella similitudine della tonte. L’inquietezza dell’affetto, segno d’imperfezione. Due celle, una nell’altra: l’intima è il conoscimento di noi. Vena dell’umiltà. Condire lo studio di noi con la contemplazione di Dio; e questa con quello. Falsa sincerità. Scuse di mala lede. Consigli all’anima sull’uso del tempo, sul conciliare la carità all’obbedienza, il raccoglimento alla vita attiva, la preghiera all’opere manuali, il lavoro al riposo. Badi a sua madre.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo,[1] [p. 229 modifica]l'indegna miserabile tua madre, desidero che tu giunga a quella perfeziono che [2] Dio t’ha eletta. Panni che, a volervi giugnere, si convenga andare con modo, e non senza modo. E senza modo e con modo si vuole fare ogni nostra operazione: senza modo si conviene amare Dio, e non ponervi nell’amore nè modo né misura nè regola,[3] ma smisuratamente amare. E a volere pervenire alla perfezione dell’amore, ti conviene ordinare la vita tua. Il primo ordine sia di fuggire la conversazione d’ogni creatura, per conversazione, [4] se non secondo che richiede l’atto della carità; ma amarne assai, e conversarne [5] pochi. E eziandio con quelli che ami di spirituale amore, sappi conversare con modo: e se tu non facessi, pensa che a quello amore che tu debbi piantare a Dio senza modo, vi porresti modo che non te ne avvedresti, ponendovi mezzo la creatura finita; perocché l’amore che dovresti ponere in Dio, porresti nella creatura, amandola senza modo; e questo t’impedirebbe la tua perfezione. E però con modo ordinato la debbi amare spiritualmente.
Sia uno vasello, il quale tu empia nella fonte, e nella fonte il beva. [6] E poniamochè tu avessi tratto l’amore da Dio che è fonte d’acqua viva; se tu noi bevessi continuamente in lui, rimarrebbe [p. 230 modifica]vóto. E questo ti sarà il seguo che tu noi beva a pieno in Dio; che quando della cosa che tu ami, tu ne sostieni pena o per conversazione che avessi, o perchè fussi privata d’alcuna consolazione la quale solevi ricevere, o di qualunque altra cosa che avvenisse; e tu sostieni allora pena di questo o d’altro che dell’offesa di Dio, t’è segno manifesto che quest’amore è ancora imperfetto, e tratto fuore della fonte.[7] Che modo e’ è dunque a fare perfetto quello ch’è imperfetto? questo è il modo; di correggere e di gastigare[8] i movimenti del cuore con vero cognoscimeuto di te, e con odio e dispiacimento della tua imperfezione, cioè di essere tanto villana,[9] che quello amore che si debbe dare tutto a Dio, si dia alla creatura, cioè d’amare la creatura senza modo, e Dio con modo. Perocché l’amore verso di Dio vuole essere senza misura, e quello verso della creatura debbe essere misurato con quello di Dio, e non colla misura delle proprie consolazioni ne spirituali né temporali. Adunque fa’ che ogni cosa ami in Dio, e che tu corregga ogni disordinato affetto.
Fa’, figliuola mia, due abitazioni; una abitazione attuale della cella, che tu non vada discorrendo in molti luoghi se non per necessità o per obedienzia della priora o per carità. [10] E un’altra abitazione [p. 231 modifica]fa’ spiritualmente, la quale porti continuamente teco: e questa è la colla del vero cognosci mento di te; dove troverai il cognoscimento della bontà di Dio in te. Che sono due colle in una: e, stando nell’una, ti couvieno stare nell’altra, perocché in altro modo verrebbe l’anima a confusione o a presunzione. Chè se tu stessi nel cognoscimento di te, verrebbe la confusione della mente; e stando solo nel cognoscimento di Dio, verresti a presunzione. Conviene dunque che sieno conditi l’uno con l’altro, e faccine una medesima cosa; e facendolo, verrai a perfezione. Perocché dal cognoscimento di te acquisterai l'odio della propria sensualità; e per l'odio sarai uno Giudice, e sederai sopra la sedia della coscienzia tua e terrai ragione, e non lasserai passare il difetto che tu non ne facci giustizia.[11].
Di questo cognoscimento esce la vena dell’umilità; la quale non piglia mai alcuna reputazione,[12] e non si scandalizza di neuna cosa che sia; ma paziente con gaudio sostiene ogn’ingiuria, ogni perdimento di consolazione e ogni pena, da qualunque lato elle si vengono. Le vergogne paiono una gloria, e le grandi persecuzioni refrigerio: e di tutte gode, vedendosi punita di quella perversa legge della propria volontà sensitiva che sempre ribella a Dio; e vedesi conformare con Cristo Gesù crocifisso, ch’è via e dottrina della verità. [p. 232 modifica]Nel cognoscimento di Dio troverai il fuoco della divina carità. Dove tu ti diletterai?[13] In su la croce con lo immacolato Agnello, cercando il suo onore e la salute dell’anime, per continua e umile orazione. Or qui sta tutta la nostra perfezione. Molte cose anco ci sono; ma questa è la principale, dove riceviamo tanto lume, che non potiamo errare nelle minori operazioni che seguitano.
Dilèttati, figliuola mia, di conformarti con gli obbrobri di Cristo. E guarda il sentimento della lingua, sì che la lingua non risponda alcuna volta al sentimento del cuore; [14] ma smaltisci quello eh ’è nel cuore, con l’odio e col dispiacimento di te. Fa’ che tu sia la minima delle minime, subietta per umilità e pazienzia ad ogni creatura per Dio; non con scusa, [15] ma con dire «mia colpa». E così si vincono i vizii nell’anima tua e nell’anima di cui [16] tu il dicessi; per la virtù dell’umilità.
Ordina il tempo tuo; la notte alla vigilia, dato che tu hai il debito [17] del sonno al corpo tuo; e la mattina alla chiesa con la dolce orazione: e non
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