Chapter 199 of 202
CXCV
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CXCV. — A Stefano di Corrado Maconi[1]
Amore sensitivo indebolisce e dissecca l’anima; il sangue redentore le dà morbidezza e vigore di vita. Parla ella più. al Sangue che a Stefano.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo Figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti forte e perseverante nella battaglia, acciò che riceva la corona della gloria. E tu sai bene, che solo a’ perseveranti è data la corona ed il frutto delle fadighe.
Ma tu mi dirai: «In che modo posso avere questa fortezza, conciosia cosa che [2] io sia tanto debole, che ogni piccola cosa mi fa dare a terra? Io ti rispondo e confessoti, che tu sei debile e fragile secondo la sensualità; ma, secondo la ragione e la fortezza dello spirito, non è così; perocché nel sangue di Cristo siamo fortificati: solo la debilezza sta nella sensualità. Possiamo dunque vedere per [p. 191 modifica]che modo s’acquista questa fortezza, poiché ogni debilezza è nella parte sensitiva. Dico, che per questo modo acquisteremo questa gloriosa virtù della fortezza e lunga perseveranzia. Poiché la ragione é fortificata nel sangue di Cristo, ci doviamo annegare in questo dolce e glorioso prezzo, vedendolo coll’occhio dell’intelletto, e lume della santissima fede nel vasello [3] dell’anima nostra, cognoscendo l'esser nostro da Dio, e la ricreazione, che Dio ci fece a Grazia, nel sangue dell’unigenito suo Figliuolo, dove ci fu tolta la debilezza. figliuolo carissimo, riguarda e godi, che tu se’ fatto vasello, che tieni il sangue di Cristo crocifisso, se tu ’l vorrai gustare per affetto d’amore.
O sangue pietoso! che per te si distillò la pietosa Misericordia. Tu se’ quello glorioso sangue dove lo ignorante uomo può cognoscere e vedere la verità del Padre eterno, con la quale verità, e amore ineffabile, fummo creati a la immagine e similitudine di Dio. La sua verità fu questa: perchè participassimo e godessimo di quello sommo bene suo, il quale egli gusta in sé. Nel sangue ci hai manifestata questa verità; e per altro fine non creasti l'uomo.
Sangue, tu dissolvesti la tenebra, e dasti la luce all’uomo, acciocché cognoscesse la verità, e la santa volontà del Padre eterno. Tu hai empiuta l’anima di Grazia, onde ella ha tratto la vita, ed è privata della morte eternale. Tu ingrassi l’anima del cibo dell’onore di Dio, e salute dell’anime; tu satolli d’obbrobrii, desiderandoli, e portandoli per amore di Cristo crocifisso. Tu ardi e consumi l’ani[p. 192 modifica]ma nel fuoco della divina carità, cioè che consumi ciò che trovasi nell’anima fuora della volontà di Dio. Ma tu non l’affliggi né disecchi per colpa di peccato mortale. sangue dolce, tu la spogli del proprio amore sensitivo, il quale amore indebilisce l’anima che se ne veste; e hala vestita del fuoco della divina carità; perchè non può gustare te, Sangue, che tu non la vesta di fuoco (perchè tu fusti sparto per fuoco d’amore), accostandoti nell'anima. Perchè amore non è senza fortezza, né fortezza senza perseveranzia: e però la fortifichi e cc-nforti in ogni avversità.
Adunque vedi, dolcissimo figliuolo, che questo è il modo a venire a perfetta fortezza: che tu t’unisca nel fuoco della divina carità, la quale troverai nel Sangue. E nel Sangue affoga e uccidi ogni propria volontà. Allora, essendo accostato [4] con la somma Fortezza, sarai forte e perseverante, e ucciderai la debilezza della propria sensualità; e nella amaritudine gusterai la dolcezza, e nella guerra la pace.
Confortati, figliuolo, e non venire meno sotto la disciplina che Dio t’ha posta; tanto che sia venuta l'ora tua. Pensa che sempre a cavare il fondamento si dura maggiore fadiga: fatto il fondamento, agevolmente si fa l’edificio. Tu fa il principio tuo; poi compiutolo di fare, agevolmente farai ogni altra cosa. Non voglio che ti paia duro; ma la durizia, che si dissolva con la memoria del Sangue.
Porta, porta; sia fatto portatore. Ma tanto ti dico....[5] Di questo però ne fa ciò che lo Spirito santo te ne fa fare. Ma a pena mi tengo che io non [p. 193 modifica]dica quella parola che disse Cristo. [6] Spero che a luogo e tempo suo si farà. E tu briga di fornire la navicella dell’anima tua, e d’empire il vasello del cuore, di Sangue. Altro non dico. Permani[7] nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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