Chapter 198 of 202
CXCIV
CXCIV. — A Monna Tora, figliuola di Misser Pietro Gambacorti in Pisa.
Spogliarsi di sé. Amare Dio con amore libero e schietto. In lui pace: le cose di fuori, appunto perchè da meno di noi, ci danno noiosa guerra. L’orazione madre concepisce le virtù dell’amore di Dio, le partorisce nell’amore del prossimo. Ella e’ innamora dell’alto patire. Accenna alle contradizioni che aveva Torà dal padre ambizioso.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere spogliato il cuore e l’affetto tuo del mondo e di te medesima.[1] Perocché in altro modo non ti potresti vestire di Cristo crocifisso, perchè ’l mondo non ha neuna conformità con Dio. Onde l’affetto disordinato del mondo ama la superbia; e Dio l’umiltà: il mondo cerca onori, stato e grandezza: e Cristo benedetto le dispregiò, abbracciando la vergogna, li scherni, le villanie, fame, sete, [p. 187 modifica]freddo e caldo, infino alla obbrobriosa morte della croce; colla quale morte rendette onore al Padre, e noi fummo restituiti a Grazia. Questo affetto disordinato cerca di piacere alle creature, non curando dispiacere al Creatore; e egli non cercò mai se non di compire l’obedienzia del Padre eterno per la nostra salute. Egli abbracciò e vestissi della povertà volontaria; e ’l mondo cerca le grandi ricchezze. Bene è dunque differente l’uno dall’altro:e però è di necessità che se ’l cuore è spogliato del mondo, sia pieno di Dio; e se egli è spogliato di Dio, sia pieno del mondo. Così disse il nostro Salvatore: «Neuno può servire a due signori; che, se serve all’uno, è in contento[2] all’altro.»
Dobbiamo adunque con grande sollecitudine levare il cuore e l’affetto da questo tiranno del mondo,[3] e ponerlo tutto libero e schietto in Dio, e senza neuno mezzo; non doppio, [4] né amare Attivamente: però che egli è ’l dolce Dio nostro che tiene l’occhio suo sopra di noi, e vede l’occulto segreto del cuore nostro. Troppo è grande simplicità e mattezza la nostra, che, vedendo noi che Dio ci vede, e ch’egli è giusto giudice che ogni colpa punisce, e ogni bene rimunera, e noi siamo come accecati e senza veruno timore, aspettando quello tempo che noi non abbiamo né siamo sicuri d’avere. Sempre ce n’[5] andiamo attaccando; e se Dio ci taglia uno [p. 188 modifica]ramo, e noi ne pigliamo un altro. E più ci curiamo di perdere queste cose transitorie e delle creature, che noi curiamo di perdere Dio. Tutto questo ci avviene per lo disordinato amore che noi ci abbiamo posto, tenendole e possedendole fuora della volontà di Dio. Onde in questa vita ne gustiamo l’arra dell’inferno; perocché Dio ha promesso giustamente che chi disordinatamente ama queste cose, sia incomportabile a sé medesimo. E sempre ha guerra nell’anima e nel corpo: perocché porta pena [6] di quello che possiede, per timore ch’egli ha di non perderlo; e per conservarlo, che non gli venga meno, s’affadiga dì e notte; e pena porta anco di quello che non ha, perchè l’appetisce d’avere. E così mai l’anima non si quieta in queste cose del mondo, perciocché sono tutte meno di sé. Elle sono fatte per noi, e non noi per loro; e noi siamo fatti per Dio, acciò che gustiamo il suo sommo e eterno bene. Solo adunque Dio la può saziare: in lui si pacifica e in lui si riposa. Però che essa non può volere né desiderare neuna cosa che essa non trova in Dio. Egli sa, può e vuole dare a noi più che non sappiamo desiderare per la nostra salute, E noi il proviamo: perocché, non tanto ch’egli ci dia addomandando, ma egli ci die prima che noi fussimo; perocché, non pregandolo mai, ci creò alla immagine e similitudine sua, e recreocci a Grazia nel sangue del suo Figliuolo. Sicché dunque l’anima si pacifica in lui, e non in altro; perocché egli è [p. 189 modifica]colui che è somma ricchezza, somma sapienzia, somma bontà e somma bellezza; in tanto che neuno può estimare la sua bontà, grandezza e diletto, se non esso medesimo.[7] Sì che egli sa, può e vuole saziare e compire li santi desiderii di chi si vuole spogliare del mondo, e vestirsi di lui. Adunque io voglio che a questo poniamo ogni nostro studio, cioè di spogliare il cuore e l’affetto nostro di tutte le cose terrene e delle creature, amando ogni uomo in Dio e per Dio, e fuora di lui nulla.
A questo t’invito, dolcissima figliuola, cioè a ponere e a fermare il cuore e la mente tua in Cristo crocifisso; lui cercare e di lui pensare; dilettandoti di stare sempre innanzi a Dio con umile e continua orazione. La quale io ti do per principale tuo esercizio: che quanto t’è possibile tu spenda tutto il tempo tuo: però che essa orazione è quella madre che nella carità di Dio concepe le vere virtù, e nella carità del prossimo le parturisce. In essa orazione impara l’anima a spogliarsi di sé, e vestirsi di Cristo. In essa gusterai l’odore della continenzia; in essa acquisterai una fortezza, che non curerai battaglie del dimonio, né ribellione della fragil carne, né detto di creatura che ti volesse rimuovere dal santo proponimento. Centra tutti starai forte, costante e perseverante insino alla morte. In essa orazione t’innamorerai delle pene per conformarti con Cristo crocifisso. In essa ritroverai un lume soprannaturale, col quale camminerai per la via della verità. Molte altre cose t’averci a dire sopra questa madre dell’orazione; ma la brevità del tempo noi patisce. Studiati dunque pure[8] in [p. 190 modifica]essa, E sempre t’ingegna di cognoscere te, e li tuoi difetti, e la grande bontà di Dio in te, e l’affetto della carità sua, e gl’infiniti beneficii. Altro non dico. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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