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Chapter 168 of 202

CLXIV

.mw-parser-output.prp-pages-output.titolo p{font-size:120%;line-height:1.5;margin-left:2pc;text-indent:-2pc}.mw-parser-output.prp-pages-output.sottotitolo p{font-size:80%;line-height:1.5;margin-left:2pc;text-indent:-2pc}.mw-parser-output.numeropagina{position:absolute;z-index:100;left:1em;font-size:80%;text-indent:0;font-style:normal;background-color:var(--background-color-base,white);min-width:10em;user-select:none}[p. 46 modifica]CLXIV. — A Monna Mellina, donna di Bartolomeo Balbani in Lucca.[1]

Conforta lei e altre donne lucchesi, dolenti per l’assenza sua, e scrive con sì graziosa facondia d’affetto, da rendere scusabile e viepiù vivo il loro amore e dolore. Dio è fonte d’amore e di verità; l’amor proprio è unico ostacolo fra noi e lui: l’amore delle creature, anco innocente, può tingersi d’amore proprio, e con dolore non ordinato involarci la pace dell’amore grande. Gentili accenni a Maria ed agli Apostoli. Belle similitudini delle pietre adunate nel muro, e del legno nel fuoco.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A te, figliuola in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesti Cristo, scrivo e conforto nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti unita e trasformata nel fuoco della divina carità, sì e per siffatto modo, che non sia creatura né neuna altra cosa che da essa carità ti parta. Sai, diletta e cara figliuola mia, che a volere unire due cose insieme, non conviene che vi sia mezzo: che se mezzo v’è, non può essere perfetta unione. Or così ti pensa che Dio vuole l’anima senza mezzo[2] d’amore proprio di sé, o di creatura; perocché Dio ama noi senza veruno mezzo, largo e liberale per grazia, e non per debito, amando senz’essere amato. Di questo amore non può ai mare l’uomo; però ch’egli é sempre tenuto d’amare di [3] debito, participando e ricevendo sempre e’ beneficii di Dio [p. 47 modifica]e la bontà sua in lui. Doviamolo amare dunque del secondo amore; e questo sia sì netto e libero, che neuna cosa ami fuore di Dio, né creatura né cosa creata, né spiritualmente né temporalmente.

E se mi dici: «Come posso avere questo amore?» dicoti, figliuola, che noi noi possiamo avere nè trarre altro che dalla fonte della prima Verità.[4] A questa fonte troverai la dignità e bellezza dell’anima tua; vedrai il Verbo, Agnello svenato, che ti a’ è dato in cibo e in prezzo,[5] mosso solo dal fuoco della sua carità, non per servizio che avesse ricevuto dall’uomo; che non aveva avuto altro che offesa. Dico dunque che l’anima, ragguardando in questa fonte, assetata e affamata della virtù, bee subito,[6] non vedendo né amando sé per sé, né neuna cosa per sé: ma ogni cosa vede nella fonte della bontà di Dio, e per lui ama ciò che ama, e senza lui nulla.

Or come potrebbe allora l’anima che ha veduta tanta smisurata bontà di Dio, tenersi che non amasse? A questo parve che la dolce prima Verità c’invitasse, quando gridò nel tempio con ardore di cuore, dicendo: «Chi ha sete, venga a me, e beva; che son fonte d’acqua viva.» Vedi dunque, figliuola, che gli assetati sono invitati. Non dice: chi non ha sete, ma, chi ha sete. Richiede dunque Dio, che noi portiamo il vasello del libero arbitrio con sete, e volontà d’amare. Andiamo dunque alla fonte della dolce bontà di Dio, come detto è. In questa fonte troveremo cognoscimento di noi e di Dio; nel quale [p. 48 modifica]attuffando l’uomo il vasello suo, ne trarrà l’acqua della divina Grazia, la quale è sufficiente a dargli la vita durabile.

Ma pensa che per la via non potremmo andare col mezzo del peso.[7] E però non voglio, che tu ti vesta d’amore di me né di neuna creatura se non di Dio. Questo ti dico, perchè ho udito, secondo che mi scrivi, della pena che sostenesti della mia partita. Onde io voglio che impari dalla prima dolce Verità, che non lasciò, per tenerezza di madre né per neuno de’ discepoli suoi, che non corresse come innamorato alla obbrobriosa morte della croce, lasciando Maria e’ discepoli suoi. E nondimeno gli amava smisuratamente; ma per più onore di Dio e salute della creatura si partivano l’una dall’altro, perchè non attendevano a loro medesimi; rifiutavano le consolazioni proprie per loda e gloria di Dio, sì come mangiatori e gustatori dell’anime. Debbi credere, che al tempo ch’egli erano tanto tribolati, sarebbono stati volentieri con Maria, che sommamente r amavano; e nondimeno tutti si partono. Perchè’ non amano loro per loro, ne il prossimo per loro, né Dio per loro; ma amavanlo perchè era degno d’amore, sommamente buono; e ogni cosa, e ’l prossimo loro, amavano in Dio.

Or a questo modo tu e l’altre voglio che amiate: ragguardate solo in dare I’ onore a Dio, e dare la fadiga al prossimo vostro. Che, perch’egli vi paia alcuna malagevolezza di vedere partita quella cosa che altri ama, non dimeno ella si piglia senza tedio s’egli è vero amore, fondato solo nell’onore [p. 49 modifica]di Dio, e ragguarda più alla salute dell’anima che a sé medesimo. Fate, fate che io non vi vegga più in pene; però che questo sarebbe un mezzo che non vi lascerebbe vivere né conformare con Cristo crocifisso: considerando me, che Dio, come egli s’è dato libero,[8] così richiede noi.

E però ti dissi che io volevo che tu e l'altre figliuole mie fuste unite e trasformate in Dio per amore, traendone ogni mezzo che l’avesse a impedire, ma solo col mezzo della divina carità; però che è quello dolce e glorioso mezzo, che non divide mai, ma unisce. E veramente pare che faccia come il maestro che edifica il muro, che rauna molte pietre e combaciale insieme, e insiememente è chiamato pietra e muro: e questo ha fatto col mezzo della calcina; però che se non avesse posto il mezzo, sarebbero cadute, partite, e rotte più che mai.[9] Or così ti pensa che l’anima nostra debba raunare tutte le creature, ed unirsi con loro per amore e desiderio della salute loro, sì che sieno partecipi del sangue dell’Agnello. Allora si conserva questo muro, perchè sono molte creature e sono una. A questo parbe che e’ invitasse santo Paolo, quando disse che molti corrono al palio, e uno è quello che l'ha, cioè colui che ha preso questo mezzo della divina carità. [p. 50 modifica]Ma tu potresti dire a me, come dissero e’ discepoli a Cristo, quando disse: «Un poco starete, e non mi vederete; e uno poco, e voi mi vederete.» Onde essi dicevano allora fra loro: «Glie farà costui? che dice egli? Un poco, e voi mi vederete; e un poco, e voi non mi vederete.» Così potreste dire voi: «Tu ci dici che Dio non vuol mezzo; e ora dici che noi poniamo il mezzo. Rispondoti, e cosi ti dico, che tu vada col mezzo del fuoco della divina Carità, il quale è quello mezzo che non è mezzo, ma fassi una cosa con lui, sì come il legno che si mette nel fuoco. Dirai tu allora, che il legno sia legno? no: anco, è fatto una cosa col fuoco. Ma se mettessi il mezzo dell’amore proprio di voi medesimi, questo sarebbe quello mezzo che vi tollerebbe Dio: e nondimeno è non cavelle però che ’l peccato è nulla, e in altro non sono fondati e’ peccati, se non nell’amore proprio e’ piaceri e’ diletti fuora di Dio.[10] Che, come dalla Carità procede e dà vita[11] ogni virtù; così da questo procede ogni vizio, e dà morte, e consuma ogni virtù nell’anima. E però ti dissi, che Dio non vuole mezzo: e ogni amore che non è fondato nel vero mezzo, non dura.

Correte, dilette figliuole mie; e non dormiamo più. Ho avuta compassione alle vostre pene; e però [p. 51 modifica]vi do questo rimedio, che voi amiate Dio senza mezzo. E se volete il mezzo di me misera miserabile, vogliovi insegnare dove voi mi troviate. Acciocché non vi partiate da questo vero amore, andatevene a quella dolcissima e venerabile croce[12] con quella dolce innamorata Maddalena: ine troverete l'Agnello e me, dove si potranno pascere e notricare e adempiere e’ vostri desiderii. Ora a questo modo voglio che voi cerchiate me e ogni cosa creata: questo sia il gonfalone e refrigerio vostro. E non pensate, perchè il corpo sia dilungi da voi, che sia dilungato l’affetto e la sollecitudine della salute vostra: anco, è più fuora della presenzia corporale che nella presenzia. Non sapete che e’ Discepoli santi ebbero più dopo la partita del Maestro, cognosci mento e sentimento [13] di lui, che prima? perocché tanto si dilettavano dell’umanità, che non cercavano più oltre. Ma poi che la presenzia tu partita, essi si diero a cognoscere e intendere la bontà sua. Però disse la prima Verità: «Egli è bisogno ch’io vada: altrimenti, il Paraclito non verrebbe a voi.» Così dico io: egli era bisogno ch’io mi partissi da voi, acciò che vi deste a cercare Dio in verità e non con mezzo.[14] Dicovi che n’averete meglio poi, che prima^ entrando dentro di voi a pensare le parole e la dottrina che vi fu data: e a questo modo riceverete la plenitudine [p. 52 modifica]della Grazia, per essa grazia di Dio. Non scrivo pili, perchè non ho più tempo da scrivere.

Mandola principalmente a te, Mellina, e poi a Catarina e a monna Chiara e a monna Bartolomea e a monna Lagina[15] e a monna Colomba. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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