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Chapter 165 of 202

CLXI

CLXI. — A Monna Nella, Donna che fu di Niccolò de’ Buonconti da Pisa; e a Monna Catarina, Donna di Gherardo di Niccolò predetto.

Amore debito all’amore di Dio che per sagrifizio di beni finiti dà beni infiniti. Del tempo prestatoci, e da doversi restituire.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima madre monna Nella, e carissima figliuola Catarina in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, vi conforto e benedico nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi unite e legate col vincolo della carità, il quale tenne confitto e chiavellato il Figliuolo di Dio in croce. Oh inestimabile e dolcissima carità, quanto è forte questo legame che tiene Dio-e-Uomo piagato e lacerato in sul legno della croce! Ine portò egli e’ pesi delle nostre iniquitadi; ine si fabrica[p. 38 modifica]rono[1] come ancudine sotto il martello; e così è fabricata l’anima nelle pene di Cristo per mezzo del fuoco della sua carità. unione dolce e perfetta, la quale tu, Dio, hai fatto con l’uomo!

Voglio dunque, che vi leviate con perfetta sollecitudine; e fate una unione, che non sia né dimonio né creatura che vi possa separare. Perocché questa è quell’unione e quello comandamento il quale Iddio ci lassò, perché non aveva più cara cosa che dare. Or ècci più cara cosa che avere Dio, e stare in questa perfetta unione della carità di Dio? Perocché Dio é carità; e chi sta in carità, sta in Dio, e Dio in lui. Così dice la prima Verità: «Chi osserverà la mia parola, io starò in lui, e egli in me; e manifesterò me medesimo a lui.» dolcissimo amore, or che siamo noi, che tu manifesterai te medesimo all’uomo?[2] Che manifestazione è questa che tu fai all’anima? non è altro se non un ineffabile amore; il quale è una madre, che concepe l’odore della virtù.[3] E siccome la madre nutrica al petto e’ figliuoli suoi, così la madre della Carità notrica e’ figliuoli suoi delle virtù; e riporta el frutto nella vita durabile.

Adunque con perfettissima sollecitudine vi levate suso, dolcissima madre e figliuola, a seguitare le virtù; e riposatevi a questo glorioso petto della carità. E se mi diceste: «in che modo posso trovare questa gloriosa madre?» dicovelo: in su l’arbore [p. 39 modifica]della venerabile e santissima croce, dove fu innestato il Verbo incarnato del Figliuolo di Dio, sparto[4] con tanto fuoco d'amore. E vollendo l’occhio dello intendimento vostro inverso la divina Carità, che continuamente si riposa[5] verso di voi; non si potrà tenere il cuore che non ami, quando si vedrà tanto amare. Onde, amando, seguita un odio e dispiacimento di voi medesima, e dispiacimento del mondo; e[6] per lo quale spregerete le delizie e gli onori, e abbraccerete le ingiurie e le vergogne; e agevolissimamente porterete, ragguardando le ingiurie, e li scherni del vostro Creatore. Oh quanto è ignorante e villano quello cuore che vuole tenere per altra via che tenesse il Maestro suo! Conciosiacosachè, chi vuole la vita durabile, gli conviene seguitare le vestigio sue. Così disse egli: «Io son via, verità, e vita. Chi va per me, non va per le tenebre, ma giugne alla luce.» E in uno altro luogo dice: «Neuno può andare al Padre, se non per me.»

Adunque, poiché noi vediamo tanto amore fondato nell’anima nostra, e la necessità ci stringe a levare l’affetto e il desiderio nostro dal secolo il quale è pieno di tenebre e d’amaritudine, e senza alcuna fermezza e stabilità, e neuna conformità ha con Cristo crocifisso (poiché Cristo è vita, e egli è morte; virilmente ci leviamo, carissima madre e figliuola; e abbandonate la pompa e la vanità del secolo, sì che in questo punto del tempo, dolendo[p. 40 modifica]ci del tempo perduto, il vogliate restituire[7] nel tempo presente che avete. E pensate che ’l,tempo ci sarà richiesto nell’ultima estremità della morte. Oh quanta confusione sarà a colui che negligentemente e iniquamente avrà speso il tempo suo! Non voglio dunque che aspettiamo questa confusione; ma che viviamo con tanta virtù, che, consumata la vita, noi ci troviamo col fuoco della virtù, con la madre dolce della Carità, in quella città vera di Jerusalem, e ine ci riposiamo in quella visione della pace, dove è vita senza morte, luce senza tenebre, sazietà senza fastidio, e fame senza pena. Oh quanto è benigno e dolce lo Dio nostro, che, per lassare le cose finite, ci dona le cose infinite! Non più dunque negligenzia né ingratitudine; ma seguitiamo le vestigie di Cristo crocifisso. Amatevi, amatevi insieme, dilettissima madre e suoro. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Laudato sia Gesù Cristo. Gesù dolce, Gesù amore.

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