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Chapter 143 of 202

CXXXIX

CXXXIX. — A Frate Tomaso della Fonte dell’ordine de’ Predicatori in Siena.

Lettera d’innocente semplicità. Tocca delle contradizioni che assalivano lei, di donne da riconciliare, del fare un frate, d’uno Spagnolo e d’un Francese, del soggiorno suo in Pisa. Tenero accenno alla madre, e alla sua famiglia di spirito.

Laudato sia il nostro dolce Salvatore.

A voi, dilettissimo e carissimo in Cristo Gesù, io Caterina, serva inutile, e vostra indegna figliuola, mi raccomando nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio. Con desiderio io desidero [1] di vedervi, ma non senza me, sdraiato in sull’arbore della dolcissima e dilettissima Croce. Altro refrigerio non ci veggo. carissimo Padre, se non di spasimarvi su con ardentissimo amore. Ine non saranno dimonia visibili né invisibili, che ci possano tollere la vita della Grazia; perocché essendo levati in alto, la terra non ci potrà impedire; come disse la bocca della verità: «Se io sarò levato in alto, ogni cosa trarò a me». Però ch’el trae il cuore, e l’anima, e la volontà, con tutte le forze sue.

Adunque, dolcissimo padre, facciancene letto. Perocché io godo e esulto di quello che mi mandate a dire. Pensando che ’l mondo è contrario a noi, dissi: non son degna che esse [2] mi facciano tanta misericordia che esse mi donino ’l vestimento che ebbe ’l nostro dolcissimo Padre eterno.[3] Bene, [p. 326 modifica]dre carissimo, che[4] questa è poca cosa, e tanto poca cosa che non è quasi cavelle. O dolcissima ed eterna verità, dacci mangiare de’ bocconi grossi.[5] Io non posso più, se non che io v’invito da parte di Cristo crocifisso, che forniate la navicella dell’anima vostra di fede e di fame.

Come ’l Maestro[6] udì la vostra lettera, fece rispondere al compagno suo. Non so se l’avete avuta[7] per sì fatto modo, che esse si potranno bene pacificare.

Di Luca vi rispondo che, quanto a me, pareva il meglio che egli si ricevesse per frate, per più legame di lui. Nondimeno ciò che ne pare a voi e al priore, io son molto contenta. Ditegli che non s’indugi più a vestire. Prego il nostro dolce Salvatore, che ve ne faccia fare quello che sia più onore suo. Sappiate che io temo che non mi convenga passare l’obedienzia: perocché l’arcivescovo[8] ha chiesto di grazia al generale,[9] che io rimanga anco parecchi dì. Pregate quello venerabile [p. 327 modifica]Spagnuolo[10] che ci accatti grazia che noi non torniamo vote.[11] Ma per la grazia di Dio non credo tornare vota. Benediteci tutte da parte vostra: e tutte vi ci mandiamo raccomandando. Confortate e benedicete da parte di Gesù Cristo, e di tutte noi, monna Lapa,[12] e monna Lisa, e tutte e tutti figliuoli e figliuole nostre. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

CATERINA, serva inutile. [13]

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CXXXIX · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library