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Chapter 6 of 202

II

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II. - A Prete Andrea de’ Vitroni.

Alto ministero de’ sacerdoti, avvilito, Nobilitarlo col conoscimento di sè al lume dell’intelletto, il quale desti o scorga la coscienza a discernere non solo il male evidente, ma quel che si cela sotto le ispirazioni del bene. Alle lodi altrui risponde modesta, e così aggiunge potenza ai consigli severi.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo fratello e padre[1] per reverenzia del dolcissimo sacramento in Cristo dolce Gesù. Io Caterina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi alluminato di vero e perfettissimo lume, acciocchè cognosciate la dignità nella quale Dio v’ha posto Perocchè senza lume non la potreste cognoscere; non cognoscendola, non rendereste loda e gloria alla somma Bontà che ve l’ha data, e non notrichereste la fonte della pietà per gratitudine, ma diseccherestela nell’anima vostra, con molta ignoranza[2], e ingratitudine. Perocchè la cosa che non si vede, non si può cognoscere: non cognoscendola, non l’ama;[3] non amandola, non può esser grata nè cognoscente[4] al suo Creatore. Adunque ci è bisogno il lume. O carissimo fratello, egli ci è di tanta necessità, che se l’anima il considerasse quanto gli è di bisogno, ella eleggerebbe innanzi la morte, che amare o cercare quella cosa che le toglie questo dolce e dritto lume. E se voi mi diceste (vogliendo[5] fuggirla): «qual è quella cosa che [p. 6 modifica]mel toglie?» io vi risponderei, secondo il mio basso intendimento, che solo la nuvola dell’amore proprio sensitivo di noi medesimi e quello che cel toglie. Questo è un arbore di morte, che tiene la radice sua entro la superbia. Onde dalla superbia nasce l’ amore proprio, e dall’amore proprio la superbia; perché subito che l’uomo s’ama di cosifatto amore, presume di sé medesimo, e li frutti suoi generano tutti morte, togliendo la vita della Grazia nell’anima che li possiede. E li mangia col gusto della propria volontà; cioé, che volontariamente caggia nella colpa del peccato mortale, che germina l’amore proprio. Oh quanto è pericoloso! sapete quanto? che egli priva l’uomo del cognoscimento di sé, onde acquisterebbe la virtù dell’umilita; nella quale umiltà sta piantato amore e l’ affetto dell'anima, che è ordinata in carità. E privalo del cognoscimento di Dio, dal quale cognoscimento trae questo dolce fuoco della divina carità, Perocché, di suo principio gli tolse il lume con che cognosceva: e pero si trova spogliata della carità, perocché non cognobbe. Senza il cognoscimento è fatta simile all'animale; siccome per lo cognoscere col lume di ragione, l'uomo diventa un angelo terrestre in questa vita.

Specialmente i ministri, i quali la somma Bontà chiama i cristi suoi, questi debbono essere angeli, e non uomini: e veramente così sono, se non si tollono questo lume; e dirittamente hanno l’ officio dell’angelo. L’angelo ministra a ognuno in diversi modi, secondo che Dio l’ ha posto; e sono in nostra guardia dati a noi per la sua bontà: cosi li sacerdoti posti nel corpo mistico della santa Chiesa a ministrare a noi il sangue e il corpo di Cristo [p. 7 modifica]crocifisso, tutto Dio e tutto uomo per In natura divina unita colla natura nostra umana, l’anima unita nel corpo e il corpo e l’anima unita con la deità, natura divina del Padre eterno. Il quale[6] dee essere ed è ministrato da quelli che hanno vero lume, con fuoco dolce di carità, con fame dell’onore di Dio e salute dell’anime, le quali Dio v’ha date in guardia, acciocché il lupo infernale non le divori. Questi gusta li flutti della virtù, che danno vita di grazia, che escono dell’arbore del vero e perfetto amore. Il contrario, siccome ora dicemmo di sopra, fanno quelli che tengono l’arbore dell’amore nell’anima loro, cioè dell’amore proprio. Tutta la vita loro è corrotta, perchè è corrotta la principale radice dell’affetto dell’anima. Onde se sono secolari, essi sono cattivi nello stato loro, commettendo le molte ingiustizie, non vivendo come uomini, ma come l’animale che si volge nel loto, vivendo senza veruna ragione: così questi tali non degni d’esser chiamati uomini, perchè si hanno tolta la dignità del lume della ragione; ma animali, elle s’involgono nel loto della immondizia, andando dietro a ogni miseria, secondo che l’appetito loro bestiale li guida. Se egli è religioso, o clerico, la vita sua non la guida non tanto come angelo né come uomo, ma come bestia, molto più miserabilmente che spesse volte non farà uno secolare. Oh di quanta mina e reprensione saranno degni questi tali! la lingua non sarebbe sufficiente a narrarlo: ma bene il proverà la tapinella anima, quando sarà messa alla prova. Preso hanno questi tali l’officio delle dimonia. Le dimonia, tutto il loro studio ed esercizio è di [p. 8 modifica]privare l’anime di Dio, per conducerli a quello riposo[7] che ha in sé medesimo: così questi tali si sono privati della buona e santa vita, perché hanno perduto il lume, e vivono tanto scelleratamente. Questo, e voi e gli altri che hanno cognoscimento, possono vedere, Essi sono fatti crudeli a loro medesimi, essendosi fatti compagni delle dimonia, abitando con loro innanzi al tempo. Questa medesima crudelità hanno verso le creature, perchè sono privati della dilezione[8] delle carità del prossimo. Elli non seno guardatori d’anime, ma divoratori: ché essi medesimi, le mettono nelle mani del lupo infernale. O miserabile uomo, quando ti sarà richiesto dal sommo giudice ragione, non la potrai rendere: e non rendendola, tu ne cadi nella morte eternale. Ma tu non vedi la pena tua, perché tu ti se’ privato del lume, e non cognosei lo stato nel quale Dio t’ ha posto per sua bontà. Oimé, carissimo fratello! egli l'ha posto come anyelo, e perché sia angelo, a ministrare il corpo dell’umile e immacolato Agnello: e egli é [9] diritiamente un dimonio incarnato, Non tiene vita di religioso, ché in sè non ha veruno ordine di ragione: ne vive come clerico, che debbe vivere umilmente con la sposa[10] del breviaro allatto, rendendo il debito[11] delle orazioni a ogni creatura che ha in sé ragione, e la sustanzia temporale a’ pove[p. 9 modifica]relli e in utilità della Chiesa. Anzi vuole vivere come signore, e stare in stato e in delizie con grandi adornamenti, con molte vivande, con enfiata superbia, presumendo di sé medesimo. Non pare che si possa saziare: avendo uno beneficio, ne cerca due; avendone due, egli ne reca tre: e così non si può saziare. In scambio del breviario sono molti sciagurati (così non fusse egli!),[12] che tengono le femmine immonde, e l’arme, come soldati, e il coltello a lato, come se si volessero difendere da Dio, con cui hanno fatto la grande guerra. Ma[13] duro gli sarà al misero a ricalcitrare a lui, quando distenderà la verga della divina giustizia. Della sostanzia ne nutrica li figliuoli, e quelli che sono dimoni incarnati con lui insieme. Tutto questo gli è nato dall’amore proprio di sé, il quale ponemmo che era uno arbore di morte. Li frutti sui menano[14] puzzo di peccati mortali: il quale dà la morte nell’anima, perché ci ha tolta la Grazia, essendo privati del lume. Ora aviamo veduto che sola la nuvola dell’amore proprio è quella che ce lo toglie. Poichè è tanto pericoloso; é da fuggirlo,[15]e da fare buona guardia, acciocché non entri nell’anima nostra: e se egli ci è entrato, pigliare il rimedio.

Il rimedio é questo: che noi stiamo nella cella del cognoscimento di noi; cognoscendo, noi per noi non essere, e la bontà di Dio in noi; ricognoscendo [p. 10 modifica]l'essere, e ogni grazia che è posta sopra l’essere, da lui. E'[16] vedere li difetti nostri, acciocché veniamo ad odio e dispiacimento della sensualità. E con l'odio fuggiremo questo amore proprio; troverenci vestiti del vestimento nuziale della divina carità, del quale l’anima debba esser vestita per andare alle nozze di vita eterna.

All’uscio della cella porrà la guardia del cane[17] della coscienza, il quale abbaia subito che sente venire li nimici delle molte e diverse cogitazioni nel cuore. E non tanto, che abbai a’ nimici, ma essendo amici, si abbaierà venendo alcuna volta li santi e buoni pensieri di voler fare alcuna buona operazione: si desterà questa dolce guardia, la ragione col lume dell’intelletto,[18] perchè veda se egli è da Dio, no. E per questo modo la città dell’anima nostra sta sicura, posta in tanta fortezza, che né dimonio né creatura glie le può torre. Sempre cresce di virtù in virtù, infìno che giunge alla vita durabile; conservata e cresciuta la bellezza dell’anima sua col lume della ragione, perché non e’ è stata la nuvola dell’amore proprio: che se F avesse avuta, già non l’ tirebbe conservata. Considerando questo l’anima mia, dissi ch’io desideravo di vedervi alluminato di vero e perfetto lume. Adunque voglio che ci destiamo [19] dal sonno della negligenzia, esercitando la vita nostra in virtù del lume; acciocché in questa vita viviamo come angeli terrestri, [p. 11 modifica]annegandoci nel sangue di Cristo crocifisso, nascondendoci nelle piaghe dolcissime sue. Altro non vi dico: permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

Ricevetti la vostra lettera, intesi ciò che dice. Sappiate che di me non si può vedere nè contare altro che somma miseria; ignorante, e di basso intendimento. Ogni altra cosa si è della somma ed eterna Verità: a lui la riputate, e non a me. Teneramente mi raccomando alle vostre orazioni. Gesù dolce, Gesù amore.

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II · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library