Chapter 5 of 202
I
LETTERE DI SANTA CATERINA DA SIENA
I. — A Monna Lapa, sua Madre.
Dal conoscimento di sé, cioè delle proprie debolezze e de’ doni divini, viene la gratitudine a Dio; dalla gratitudine, quella pazienza meditata che discerne i piccoli dolori e piaceri dai grandi, e però sa sostenere e astenersi.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Caterina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi con vero cognoscimento di voi medesima, e della bontà di Dio in voi; perocché senza questa vero cognoscimento non potreste participare la vita della Grazia. E però dovete con vera e santa sollecitudine studiare di cognoscere, voi non essere, e l’esser vostro ricognoscerlo da Dio, e tanti doni e grazie quante avete ricevute da lui, e ricevete tutto dì. A questo modo sarete grata e cognoscente;[1] e verrete a vera e santa pazienza; e non vedrete le picciole cose per le grandi; ma le gran[p. 4 modifica]di vi parranno picciole a sostenere per Cristo crocifisso. Non è buono il cavaliere se non si prova sul campo della battaglia: così l’anima vostra si debbe provare alla battaglia delle molte tribulazioni; e quando allora si vede fare prova buona di pazienzia, e non volta il capo in dietro per impazienzia scandalizzandosi di quello che Dio permette, può godere e esultare, e con perfetta allegrezza aspettare la vita durabile. Perocché s’è riposata nella croce, e confortasi con le pene e con gli obbrobri di Cristo crocifisso; e ragionevolmente può aspettare l’eterna visione di Dio; perocché Cristo la promette a loro. Perocché[2] coloro che sono perseguitati e tribolati in questa vita, sono poi saziati e consolati e illuminati nell’eterna visione di Dio, gustando pienamente e senza mezzo la dolcezza sua. Eziandio in questa vita comincia a consolare coloro che s’affadigano per lui. Ma senza il cognoscimento di noi e di Dio, non potremo venire a tanto bene. Adunque vi prego quanto so e posso, che v’ingegniate d’averlo, acciocché noi non perdiamo il frutto delle nostre fadighe. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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