Chapter 175 of 202
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CLXXL — A Niccolò Soderini di Firenze [1].
Consigli di provvido affetto, di senno civile, esposti con facondia copiosa. Vede non potere le repubbliche toscane combattere contro la doppia potestà, della quale tristi prelati abusavano: però le consiglia accettare la pace profferta dal papa che aveva disposizioni migliori. Riconosce i torti de’ Papali: non insiste sui torti dell’altra parte: ma con ragioni religiose raccomanda insieme la generosità e la prudenza.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, dilettissimo e carissimo flgliuolo e fratello in Cristo Gesù, io Catarina[2], serva e schiava de’ servi di Gesti Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi membro legato, e unito nel legame della vera Carità, sì e per siffatto modo che participiate di questo vero amore: che poi che sete fatto capo e posto in signoria, voi siate quel mezzo che aiutiate a legare tutti i membri de’ vostri cittadini, sì che non stiano tanto a pericolo e dannazione dell’anima e del corpo. Sapete che il membro che è tagliato dal capo suo, non può avere in sé vita, perchè non è legato con quello ond’egli aveva la vita; così vi dico che fa l’anima che è partita dall’amore e dalla carità di Dio; cioè di quelli, i quali, non seguitano il loro Creatore, ma più tosto li perseguitano con molte ingiurie e peccati mortali, i quali manifestamente si veggono per segni e modi[3], che noi vediamo apparire e fare tutto dì; e voi mi potete intendere. Or chi siamo noi miserabili [4], miseri miserabili, iniqui, superbi, che noi facciamo contra il capo nostro? Oimè, oimè! La superbia e [p. 82 modifica]82 LETTERE DI SANTA CATERINA
la grandezza ^ nostra, con veder cieco *, ci mostra il fiore dello Stato e delle signorie; e non vediamo il vermine che è entrato sotto a questa pianta che ci dà il Fiore, che rode; e tosto verrebbe meno, se egli non si argumenta ’. Conviensi dunque argumentare col lume della ragione, della vera umilità *; la quale virtù, coloro che la posseggono, sempre’sono esaltati: e così per lo contrario, come disse Gesù Cristo^ sempre i superbi sono umiliati. Questi tali non possono aver vita, però che sono membri tagliati dal dolce legame della Carità.
Or che peggio potiamo avere che esser privati di Dio? Bene " potremo avere assai legame; e, fatta lega, legati con molte città e creature; che se non e’ è il legame e l’adiutorio di Dio, non ci varrà nulla. Sapete che in vano s’affadiga colui che guarda la città se Dio non la guarda». Che faremo, disavventurati a noi ciechi e ostinati ne’ difetti nostri; poiché Dio è colui che guarda e conserva la città e tutto r universo; e io mi sono ribellato da lui, ch’è Colui che è? E se io dicessi: «Io non fo centra lui;» — dico che tu fai centra lui quando fai contra il Vicario suo, la cui ’ vece tiene. Vedi che
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