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The ConsciousLibrary

Chapter 176 of 202

CLXXII

CLXXII. — A Frate Niccolò de’ Frati di Monteoliveto nel Monasterio di Fiorenza.

Scritta sotto il tempo di Pasqua. E dalla liberazione de’ Padri aspettanti nel Limbo induce con quanto affetto dovremmo noi desiderare la libertà che ci viene da Cristo. Frutti di vita: pazienza d’amore.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, reverendissimo e carissimo padre in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Dio, scrivo, e raccomandomivi nel prezioso sangue del Figliuolo suo; con desiderio di vedervi levato il cuore, l’affetto e il desiderio [1] vostro a questo dolce capo, Cristo Gesù, con quella brigata tratti[2] dal Limbo, che lungo tempo in grandissima tenebra avevano aspettata la redenzione loro. Leviamo su dunque i cuori a lui, e ragguardiamo l’affettuo e consumato amore, il quale Dio ha dimostrato in tutte le sue operazioni all’uomo; poi ragguardiamo il dolce desiderio che ebbero quelli santi e venerabili Padri, solamente aspettando l’avvenimento del Figliuolo di Dio. Confondasi dunque, e spengasi in noi la nostra ignoranzia e freddezza e negligenzia; noi, dico, che abbiamo gustato e veduto e sentito il fuoco della divina Carità. Oh che ammirabile cosa è questa! Che solo del pensiero godevano; e ora vediamo Dio innestato nella carne nostra, e fatto una cosa coll’uomo; e non ci risentiamo. Oh dolce e vero innesto! Perocché l’uomo infruttifero, che non participava l’acqua della grazia, hai fatto frut[p. 93 modifica]tiferò, purché elli distenda l’ale[3] del santo desiderio, e appongasi [4] in su l’arbore della santissima croce, dove egli troverà questo santo e dolce innesto del Verbo incarnato del Fiogliuolo di Dio. Ine troveremo i frutti delle virtù maturati[5] sopra il corpo dell’Agrnello svenato e consumato per noi. Adunque levinsi i cuori e i desiderii nostri, e con perfetta e vera sollicitudine riceviamo questi graziosi frutti; e perchè noi non aspettiamo con quelli desiderii de’ nostri Padri antichi, confondasi la nostra negligenzia.

Che frutti dolci sono questi, i quali ci conviene cogliere? dico, che conviene per necessità l’uomo abbia il frutto della vera pazienzia; perocché fu tanto maturo in lui questo frutto, che mai non si mosse per impazienzia né per ingratitudine né per ignoranzia nostra; ma, come innamorato, sostenne e portò le nostre iniquitadi in sul legno della santissima croce. Ine dunque troverete questo frutto, che dà vita a coloro che sono morti, lume a coloro che fussero ciechi, e sanità a coloro che sono infermi. Questo é il frutto della santissima Carità^ che fu quello legame che tenne Dio in croce; perocché né chiodi né croce sarebbero stati sufficienti a tenerlo confitto in croce, ma solo il legame della Carità il tenne. Adunque ben sono maturi questi frutti. Non si tengano più i cuori vostri, ma con sollecitudine si levino a ragguardare questo ineffabile amore che Dio ha avuto all’uomo. E dicovi, che se noi il faremo, che non sarà né dimonia né [p. 94 modifica]creatura che ci possa impedire il vero e santo desiderio; perocché le dimonia fuggono dal cuore e desiderio arso [6] nel fuoco della divina Carità; siccome la mosca fugge, e non s’appone in sul pignatte che bolle, perocché vede apparecchiata la morte sua per lo caldo [7] e il calore del fuoco. Ma quando il pignatte è tiepido, elle vi corrono dentro come in casa loro; e ine si pascono. Non tiepidezza, per l’amore di Dio! ma corriamo verso il calore della divina Carità, seguitando le vestigie di Cristo crocifisso; ed entriamo nelle piaghe sue, acciocché siamo animati a portare ogni cosa per lui e fare sacrificio de’ corpi nostri. Non dico più. Fornite la navicella vostra, perocché il tempo é breve. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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