Skip to content
The ConsciousLibrary

Chapter 91 of 202

LXXXVII

LXXXVII. - A Monna Giovanna Pazza.[1]

Segno di carità la pazienza, virtù regina. S’attinge dal sangue liberatore. Inno al sangue. Nobili imagini della sua ebrezza, tra mezzo traslati meno gentili del solito, ma non ricercati, e sgorgano da soprabbondanza d’ingegno e d’affetto.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi portare lealmente ciò che il nostro dolce Salvatore vi permette. E a questo cognoscerà la Vita eterna, che tu l’ami; però che altro segno non gli possiamo dare del nostro amore, se non di amare caritativamente ogni creatura che ha in sè ragione,´ [p. 89 modifica]e di portare con vera e reale pazienzia infino alla morte; non eleggendo luogo nè tempo a modo nostro, ma a modo di Dio, che non cerca nè vuole altro che la nostra santificazione. Troppo sarebbe grande ignoranzia, che noi infermi addimandassimo la medicina al nostro medico Cristo, ce la desse secondo el nostro piacere, e non secondo la sua volontà; che vede e cognosce quello che ci bisogna. Onde io voglio che tu sappi, figli unla mia, che ciò che Dio ci dà e permette in questa vita, il fa o per necessità della salute nostra, o per accrescimento di perfezione: e però d’obbiamo umilmente e con pazienzia portare, e con riverenzia ricevere aprendo l’occhio dell’intelletto a ragguardare con quanta carità e fuoco d’amore egli cel dà. E vedendo ch’egli dà per amore, e non per odio; per amore le riceveremo. E tanto c’è di necessità questa virtù della pazienzia, che ce la conviene procacciare acciò che non perdiamo il frutto delle nostre fadighe. E dovianci levare dalla negligenzia, e con sollecitudine andare colà dove ella si trova.

E dove si trova? In Cristo crocifisso. Perocchè tanta fu la pazienzia sua, che il grido suo non fu udito per alcuna mormorazione. E’ Giudei gridavano: Crucifige; ed egli gridava: «Padre, perdona a costoro che mi crocifiggono, perchè non sanno che si fanno». Oh pazienzia[2] che ci desti vita, cioè, che portando le nostre iniquitadi con pazienzia, le ponesti in sul legno della croce sopra el corpo tuo! Col sangue suo lavò la faccia dell’anima nostra; nel sangue sparto con tanto fuoco d’amore, [p. 90 modifica]e con vera pazienzia, ci creò a Grazia; il sangue ricoperse la nostra nudità, perocché ci rivestì di Grazia; nel caldo del sangue distrusse il ghiaccio, e riscaldò la tepidiezza[3] dell’uomo; nel sangue cadde la tenebra, e donocci la luce, nel sangue si consumò l'amore proprio, cioè, che l'anima che ragguarda sé essere amata nel sangue, ha materia di levarsi dal miserabile amore proprio di sé, e amare il suo Redentore che con tanto fuoco d’amore ha data la vita, e corso, [4] come innamorato, alla obbrobriosa morte della croce. Il sangue c’è fatto beveraggio a chi ’l vuole, e la carne cibo: però che in neuno modo si può saziare l’appetito dell’uomo, né tollersi la fame e la sete se non nel sangue. Che, perché l'uomo possedesse tutto quanto il mondo, non si può saziare: però che le cose del mondo sono meno di lui: onde di cosa meno di sé saziare non si potrebbe. Ma solo nel sangue si può saziare, però che ’l sangue è intriso e impastato con la Deità [5] eterna, Natura infinita, maggiore che l’uomo. E però l'uomo ne sazia il desiderio suo, e [6] col fuoco della divina Carità: però che per amore fu sparto. Questo sangue fu dato a noi abbondevolmente: onde l'ottavo dì dopo la sua natività fu spillata la botticella[7] del corpo suo, quando fu circonciso; ma era [p. 91 modifica]sì poco, che anco non saziava la creatura: ma al tempo della croce si mise la canna nel costato suo, e Longino[8] ne fu strumento, quando gli aperse il cuore. Votata questa botte della vita del corpo suo, separandosi l’anima da esso corpo; il sangue fu messo a mano,[9] e bandito con la tromba della misericordia e col trombatore del fuoco [10] dello Spirito Santo; che chiunque vuole di questo sangue, vada per esso. Dove? A questa botte medesima. Cristo, crocifisso; seguitando la dottrina e la via sua. Quale è la sua dottrina? Amare l’onore di Dio e la salute dell’anime; e con pene, forza, e violenzia della propria sensualità acquistare la virtù.

Che via ha a tenere chi vuole giugnere al luogo e alla dottrina per avere il sangue? E che vasello[11] e lume li conviene avere? Dico il lume della santissima fede, la quale fede è la pupilla che sta nell’occhio dell’intelletto. Però che se l’anima non avesse questo glorioso lume, smarrirebbe la via, siccome fanno gli uomini del mondo, che hanno accecato l'occhio dell’intelletto dalla nuvola del proprio amore e tenerezza di sé, e però vanno per la tenebra come abacinati. Costoro spregiano e schifano il sangue, non tanto che vadano per esso. Convienci dunque avere el lume, come detto è, e tenere per la via del vero cognosci mento di noi me[p. 92 modifica]desimi, e del cognoscimento della bontà di Dio in noi, con olio del vizio e amore della virtù. Questa è una via, ed è una casa, dove l’anima cognosce ed impara la dottrina di Cristo crocifisso, in questa casa del cognoscimento di noi e di Dio, troviamo il sangue, dove noi troviamo[12] lavata la faccia dell’anima nostra.

Che vasello ci conviene portare? Dico che ’l[13] vasello del cuore: acciocchè, come spugna, mettendo l’affetto del cuore nel sangue, tragga[14] a sè il sangue, e l’ardore della carità con che fu sparto. E allora l’anima s’inebria.[15] Poi che ha avuto il lume, ed è andata per la via, seguitando la dottrina di Cristo crocifisso; è giunta al luogo, ed empito el vasello, gusta uno cibo di pazienzia, uno odore di virtù, uno desiderio di sostenere, che non pare che si possa saziare di portare croce per Cristo crocifisso. E fa come l’ebrio, che quanto più beve, più vorrebbe bere; e così quest’anima quanto più porta, più vorrebbe portare. E il suo refrigerio le sono le pene; e le lacrime che ha tratte per la memoria del sangue, le sono beveraggio; ed e’ sospiri le sono cibo.[16]

Questa è dunque la via e ’l modo di potere giugnere alla Grazia, e acquistare questa reina [p. 93 modifica]della pazienzia. Della quale io ti dissi, che io ho desiderato di vederti portare’ realmente ciò che la divina Bontà ti permette, con vera e santa pazienzia. Or su, carissime figliuole, [17] non stiamo più a dormire nel sonno della negligenzia, ma entriamo nella bottiga aperta del costato di Cristo crocifisso (dove noi troviamo [18] el sangue) con ansietato dolore e pianto dell’offesa di Dio. Non ci ha veramente luogo dove riposare il capo, se non nel sangue e capo spinato di Cristo crocifisso. Ine dunque gittate saette [19] d’affocato desiderio, e di umili e continue orazioni per onore di Dio e salute dell’anime. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

Use the ← → keys to move between chapters.

LXXXVII · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library