Chapter 28 of 202
XXIV
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XXIV. — A Biringhieri degli Arzocchi [1] Pievano d’Asciano.
Il ministro di Dio sia flore nello spirituale giardino. I sacerdoti rei danno puzza di sensualità, d’avarizia che vende i doni di Dio, di superbia sontuosa. Il Pievano svella lo male barbe; non si faccia egli bruto. Le opere ree sono giudici nostre alla morte. Dolco ai giusti la morte.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi reverendissimo e carissimo padre mio in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ Servi di Gesù Cristo, scrivo a voi, e raccomandomivi nel prezioso sangue di esso Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi vero ministro suo, e che seguitiate sempre le vestigio sue. Siate, siate quel fior odorifero che dovete essere, e che gittiate odore nel cospetto dolce di Dio. Sapete bene, che il fiore quando è stato molto nell’acqua, non gitta odore, ma puzza. Così pare a me veramente, padre, che voi e gli altri ministri dobbiate essere. Ma [p. 96 modifica]sto fiore quando è messo nell’acque delle iniquitadi e immondizie de’ peccati e miserie del mondo, non rende odore, ma puzza. Oh quanto è misero e miserabile colui che è posto come fiore nella Chiesa Santa, a rendere ragione de’ sudditi suoi! che sapete, che Dio richiede nettezza e purità in loro. Oimè oimè; venerabile padre, egli si trova tutto il contrario; sì e per siffatto modo che non tanto che siano eglino i puzzolenti, ma ancora sono guastatori di tutti coloro che s’accostano a loro. Levatevi dunque su, e non più dormite. Assai tempo abbiamo dormito, e morti stati allo stato della Grazia. Non ci è più tempo, perocché egli [2] è sonato a condennagione; e siamo condannati alla morte. dolcissimo padre, ragguardate un poco il pericoloso stato nostro, in quanto pericolo è annegato [3] in questo mare amaro de’ peccati mortali. Or non crediamo avere noi a giungere a questo punto della morte? Non dubitiamo; che non è creatura, che per ricchezza né per gentilezza la possa schivare. Oh quanto sarà misera e miserabile allora quell’anima, la quale si è posto per specchio le dilezioni carnali, nelle quali si è involta, [4] come porco nel loto. Onde di creatura razionale diventa animale bruto; involto ancora in quella putrida avarizia sua; tanto che spesse volte per avarizia e cupidità vende le grazie spirituali e doni. Enfiati [5] per superbia; e tut[p. 97 modifica]ta la vita loro si spende in onori e in conviti, e in molti servitori, e in cavalli grossi,[6] quello che si dee ministrare a’ poveri. Queste sono quelle operazioni le quali al punto della morte si presentano per giudizio, e per giustizia dinanzi all’anima tapinella.[7] Credeva l’anima misera avere fatto contro Dio, ed ella ha fatto contro a se medesima; e è stata giudice, che ha condannato sé medesima, e essi fatta degna della morte eternale. Or non siamo più semplici;[8] perocché grande stoltizia é, che l’uomo si faccia degno della morte colà ond’egli può avere la vita.
Poi, dunque, che sta a noi di eleggere o la vita la morte, per lo libero arbitrio che Dio ha dato a noi; pregovi carissimamente e dolcissimamente, quanto so e posso, che voi siate quel dolce fiore che gittiate odore dinanzi a Dio e negli sudditi vostri. E siccome pastore vero, ponete la vita per le pecorelle vostre, se bisogna; correggendo il vizio, e confermando le virtù nelli virtuosi. 11 non correggere infracida, siccome fa il membro corrotto nel corpo corrotto dell’uomo. Abbiate dunque l’occhio sopra di voi, e sopra li sudditi vostri. E non vi paia duro a divellere queste barbe; perocché ’molto vi sarà più dolce il frutto, che la fadiga amara. padre carissimo, ragguardate allo ineffabile amore che Dio ha alla salute nostra: aprite [p. 98 modifica]l'occhio a vedere gli smisurati beneficii e doni suoi. Ora è egli[9] maggiore amore, che ponere la vita per l’amico suo? molto dunque maggiormente è da commendare colui che ha posta la vita per li nemici suoi. Or non si difendano più i cuori nostri; ma traggansi la durizia, e non sieno sempre pietra a uno modo. Rompasi questo legame e catena, col quale il dimoino spesse volte ci tiene legati; ma la forza del santo desiderio, è il dispregiamento dei vizii, e l’amore delle virtù romperà tutti questi legami. Innamoratevi dunque delle virtù vere, le quali il contrario fanno de’ vizii; perocché, come il peccato dà amaritudine, così la virtù dà dolcezza, e in questa vita si gusta vita eterna. E quando verrà il dolce tempo della morte, la virtù adopererà; risponde[10] per lui, e difendelo dal giudizio di Dio, e dagli sicurtà; e tollegli confusione, e educelo[11] nella vita durabile, dove ha vita senza morte, sanità senza infirmità, ricchezze senza povertà, onore senza vituperio, signoria senza servitudine. Perocché tutti vi sono signori; e tanto quanto l’uomo é stato minore in questa vita, tanto é maggiore di là; e quanto maggiore vorrà essere in questa vita, tanto sarà minore nell’altra.
Siate dunque piccolo per vera e profonda umiltà; e ragguardate Dio, che é umiliato a voi uomo: e non vi fate indegno di quello che Dio v’ha fatto degno; [12] [p. 99 modifica]cioè, del prezioso sangue del Figliuolo suo, del quale con tanto ardentissimo amore sete ricomperato. Noi siamo servi ricomperati; e non ci possiamo più vendere. Ma quando noi siamo nelli peccati mortali, noi ciechi ci vendiamo al dimonio. Pregovi dunque per amore di Cristo crocifisso, che noi esciamo di tanta servitudine. Non dico più; ma tanto vi dico, che li miei difetti sono infiniti; e promettevi così, di pigliare li miei e vostri, e faronne un fascio di mira, [13] e porrommelo nel petto per continuo pianto e amaritudine: la quale amaritudine fondata in vera carità ci fa pervenire alla vera dolcezza e consolazione della vita durabile. Perdonate alla mia presunzione e superbia. Raccomandatemi, e benedicetemi tutta la famiglia in Cristo Gesù. Prego lui che vi doni quella sua dolce e eterna benedizione; e sia di tanta fortezza, che rompa e spezzi [14] tutti li ligami che vi tollessero lui. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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