Chapter 90 of 202
LXXXVI
LXXXVI. - All’abbadessa del monastero di Santa Maria delli Scalzi in Firenze.[1]
La carità è latte d’ogni virtù. Non si guasta la dolcezza, di lei senza pena. Da compiacersi nel iene sempre ne viene il dispiacimento salutare de’ mali nostri. Il dolore necessario all’amore è desiderabile. Amore vuole raccoglimento. Bandire da sè i profani e i devoti. La cella, patria e sposa. Vigiliare con la mente sopra di se; pregare con l’opera. Norme dell’obbedienza. Il superiore sia giusto con carità. La pena sia commisurata al merito ed alle forze.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondata in vera carità, acciocchè siate vera nutrice e governatrice delle vostre pecorelle. Bene è vero, che non potremmo nutricare altrui se prima non nutricassimo l’anima nostra di vere e reali virtù: e di virtù non si può notricare se non s’attacca al petto della divina carità, dal qual petto si trae il latte della divina dolcezza. A noi, carissima madre, conviene fare come fa il fanciullo, il quale volendo prendere il latte, prende la mammella della madre, e mettesela in bocca; onde col mezzo della carne trae a sè il latte: e così dobbiamo fare noi, se vogliamo notricare l’anima nostra. Perocchè ci dobbiamo attaccate al petto di Cristo crocifisso, in cui è la madre della carità; e col mezzo della carne sua trarremo il latte che notrica l’anima nostra, e’ figliuoli delle virtù: cioè, per mezzo dell’umanità di Cristo; perocchè nell’umanità cadde,[2] e sostenne, la pena, ma non nella deità. [p. 82 modifica]
E noi non potiamo notricarci di questo latte che traiamo dalla madre della carità, senza pena. E differenti sono le pene. Onde spesse volte sono pene di grandi battaglie o dal dimonio, o dalle creature, con molte persecuzioni, infamie, strazi e rimproverii. Queste sono pene in loro, ma non sono pene all’anima che s’è posta a notricare a questo dolce e glorioso petto, onde ha tratto[3] l’amore, vedendo in Cristo crocifisso l’amore ineffabile che ci ha mostrato col mezzo di questo dolce e amoroso Verbo. E uell’amore ha trovato l’odio della propria colpa, e della legge perversa sua, che sempre impugna contra allo spirito. Ma sopra l’altre pene che porta l’anima, che è venuta a fame e desiderio di Dio, sì sono i crociati e amorosi desiderii che ha per la salute di tutto quanto il mondo. Perocchè la carità fa questo, che ella s’inferma con quelli che sono infermi, e è sana con quelli che sono sani; ella piagne con coloro che piangono, e gode con coloro che godono; cioè, che piagne con coloro che sono nel tempo del pianto nel peccato mortale, e gode con quelli che godono che sono nello stato della Grazia. Allora ha presa la carne di Cristo crocifisso, portando con pene la croce con lui; non pena affliggitiva che disecchi l’anima, ma pena che la ingrassa, dilettandosi di seguitare le vestigio di Cristo crocifisso, E allora gusta il latte della divina dolcezza. E con che l’ha preso? con la bocca del santo desiderio; in tanto che, se possibile gli fusse [p. 83 modifica]d’avere questo latte senza pena, e con esso dare vita alle virtù (perocchè le virtù hanno vita dal latte dell’affocata carità), nol vorrebbe. Ma piuttosto elegge di volerlo con pena per l’amore di Cristo crocifisso; perocchè non gli pare che sotto il capo spinato debbano stare i membri delicati, ma piuttosto portare la spina insieme con lui; non eleggendo portare a suo modo, ma a modo del capo suo. E facendo così, non porta,[4] ma il capo suo Cristo crocifisso n’è fatto portatore.
Oh quanto è dolce questa dolce madre della Carità! la quale non cerca le cose sue, cioè che non cerca se per sè, ma sè per Dio; e ciò che ella ama e desidera ama e desidera in lui; e fore di lui nulla vuole possedere; e in ogni stato ch’ella è, spende il tempo suo secondo la volontà di Dio. Onde s’ella è secolare, ella vuole essere perfetta nello stato suo; se ella è religiosa suddita, ella è perfetta angela terrestre in questa vita; e non appetisce nè pone l’amore[5] suo nel secolo, nè nella ricchezza, volendo possedere in particolare, perocchè ella vede che ella farebbe centra il voto della povertà volontaria, la quale promesse d’osservare nella sua professione. E non si diletta nè vuole la conversazione di coloro [p. 84 modifica]che gli volessero impedire il voto della castità: anco, li fugge come serpenti velenosi; e mettesi in bando delie grate e del parlatorio; e sbandisce la dimestichezza de’ devoti, e ribandiscesi [6] alla patria della cella, siccome vera e legittima sposa. E ine acquista al petto di Cristo crocifisso la vigilia, e l’umile e continua orazione; e non solamente l’occhio del corpo, ma l’occhio dell’anima veglia in cognoscere sè medesima, la fragilità, e la miseria sua passata, e la dolce bontà di Dio in sè, vedendosi essere amata ineffabilmente dal suo Creatore.
Onde allora gli seguita a mano a mano la virtù dell’umilità, e il santo e affocato desiderio, il quale è quella continua orazione della [7] quale Paolo ci manifesta, dicendo, che sempre dobbiamo orare senza intermissione. E al desiderio santo seguitano le sante e buone operazioni. E quella non cessa d’orare, che non cessa di bene adoperare. In cella fa mansione con lo sposo eterno, abbracciando le vergogne e le pene per qualunque modo gli concede; spregiando le delizie, lo stato e l’onore del mondo; annegando la propria e miserabile volontà; ponendosi dinanzi l’obedienzia di Cristo crocifisso, il quale per l’obedienzia del Padre e per la salute nostra corse all’obbrobriosa morte della croce. Sicchè, con l'obedienzia sua [8] è fatta obediente; e [p. 85 modifica]così osserva il terzo voto dell’obedienzia, e mai non recalcitra all’obedienzia sua; ne vuole investigare la volontà di colui che comanda, ma specialmente[9] osserva l’obedienzia. Or così fa il vero obediente; ma il disobediente sempre vuole sapere la cagione e il perchè[10] gli è comandato. Onde questa cotale non è mai osservatrice dell’ordine, ma trapassatrice. Ma quella che è obediente, sel pone dinanzi come specchio; e innanzi elegge la morte, che volerlo trapassare; sicchè questa cotale è perfetta suddita.
E se ella ha a governare, ella è perfetta nello stato del reggimento, se ella ha notricata prima l’anima sua in virtù al petto di Cristo crocifisso. Allora, se ella è stata buona suddita, essendo poi posta a reggere, è buona nutrice delle sue figliuole; e riluce in lei la margarita della giustizia; e gitta odore d’onestà, dando esempio a loro di santa e buona vita. E perchè carità non è senza giustizia (anco, è giusta l’anima che la possiede giustamen[p. 86 modifica]te);[11] rende a ciascuno il debito suo. Onde rende a sè odio e dispiacimento di sè; a Dio rende per affetto d’amore gloria e loda al nome suo; e al prossimo rende la benivolenzia, amandolo e servendolo in ciò che può. A’ sudditi suoi rende a ciascuno secondo il suo stato: onde al perfetto, gli aita[12] ad aumentare la virtù; allo imperfetto e a quelli[13] che commette difetto, la correzione e punizione, poco e assai secondo la gravezza della colpa, e secondo che il vede atto a portare.[14] Ma non lassa mai passare il difetto impunito: e con carità, e non con animo,[15] il vuole punire piuttosto in questa vita che poi lo’[16] sia punita nell’altra. Ma pensate, che se ella non avesse notricata l’anima sua, come detto è, e[17] non porterebbe la margarita della Giustizia, ma con molta ingiustizia menerebbe la vita sua; [p. 87 modifica]e, come ladra,[18] furerebbe quello che è di Dio, e darebbelo a sè. E così quello del prossimo; e non l’amerebbe se non per propria utilità. E le figliuole sue non governerebbe se noti a piacimento di se o delle creature; e per non dispiacer loro, farebbe vista di non vedere i difetti loro. O se correggesse con la parola, piglierebbe poco luogo,[19] perchè nol farebbe con ardire e sicurtà di cuore: però che, perchè la vita sua non è ordinata, germina paura e timore servile: e però non ha luogo il suo correggere. Non ci veggo dunque altro modo, se non di ponerci al petto di Cristo crocifisso; se per questo mezzo[20] (per lo modo detto, che gustiamo il latte della divina carità), e qui fare il fondamento.
Onde considerando me, che neuno altro rimedio nè via c’è, dissi che io desideravo di vedervi fondata in vera e perfetta carità; e così vi prego per l’amor di Cristo crocifisso, che v’ingegniate d’essere, acciocchè le pecorelle vostre sieno governate da voi con esempio di buona e santa vita; e acciocchè le pecorelle che sono fuore dell’ovile della virtù, ritornino all’ovile loro. Ritraetele dalle conversazioni, e animatele[21] alla cella, e fatele sollecite al coro, e al refettorio in comune, e non in [p. 88 modifica]particolare.[22] E se voi noi farete giusta il vostro potere, vi saranno rischieste da Dio; e sopra alla ragione de’ pesi[23] vostri, averete a rendere la loro. Adunque, carissima madre, non dormite più, ma destatevi dal sonno della niegligenzia. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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