Chapter 80 of 202
LXXVI
LXXVI. — A Frate Giovanni di Bindo di Doccio de’ Frati di Monte Oliveto.[1]
Perseveranza. Più fatica costa il male, di cui facciamo noi martiri. Non s’inganni la coscienza propria sotto colore di libertà o di pietà per fuggire l’obbedienza promessa o la solitudine.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi costante, perseverante [2] alla virtù; acciocché non volliate il capo in dietro a mirare l’arato; ma con perseveranzia seguitare la via della verità. Perocché la perseveranzia è quella cosa che è coronata; e senza la perseveranzia non potremo essere piacevoli né accetti a Dio. [3] Ella è quella virtù che porta, con l’abbondanzia della carità, il frutto d’ogni nostra fadiga dentro nell’anima nostra. Oh quanto è beata l’anima che corre e consuma la vita sua in vera e santa virtù! perocché in questa vita gusta l’arra di vita eterna. Ma non potremo giugnere a questa perfezione senza il molto sostenere; perocché questa vita non passa senza fadiga: e chi volesse fuggire la fadiga, fuggirebbe il frutto, e non avrebbe però fuggita la fadiga; perocché portare ce la conviene in qualunque stato noi siamo. È vero che elleno si portano con merito e senza merito, secondoché la volontà è ordinata secondo Dio. E gli uomini del mondo, perché il loro [p. 26 modifica]principio dell’affetto e dell’amore è corrotto, ogni loro operazione è guasta e corrotta: onde costoro portano le fadighe senza alcuno merito. Quante sono le fadighe e le pene che essi sostengono in servizio del dimonio! che spesse volte per commettere il peccato mortale sostengono molte pene, e mettonsene alla morte del corpo loro. Questi cotali sono i martiri del dimonio e figliuoli delle tenebre; e insegnano a’ figliuoli della luce, e dannoci grande materia di vergogna e di confusione dinanzi a Dio. O figliuolo carissimo, quanta ignoranzia e miseria è la nostra, a parerci tanto duro e incomportabile a sostenere per Cristo crocifisso, e per avere la vita della Grazia; e non pare malagevole agli uomini del mondo a sostenere pena in servizio del dimonio! Tutto questo procede, perchè noi non siamo fondati in verità, e con vero cognoscimento di noi, e non siamo posti sopra la viva pietra Cristo dolce Gesù. Perocché chi non cognosce sé, non può cognoscere Dio; e non cognoscendo Dio, non [4] può amare; non amandolo, non viene a perfetta carità, né ad odio di sé medesimo. Il quale odio fa portare con vera pazienzia ogni pena, fadiga e tribolazione dagli uomini e dal dimonio. Perocché alcuna volta siamo perseguitati dagli uomini con ingiurie, con parole e con fatti (e questo permette Dio, perchè sia provata in noi la virtù); e alcuna volta dalle dimonia con molte e diverse cogitazioni, per farci privare della Grazia, e per condurci nella morte. Le battaglie sono diverse: onde alcuna volta ci tenterà centra il prelato nostro, facendoci parere indi[p. 27 modifica]screte le obedienzie imposte da lui: e così si concepe uno dispiacimento verso di loro e dell’ordine nostro. E questo [5] fa per privarci dell’obedienzia. E entrando il dimonio per questa porta della disobedienzia, non ce ne avvedremo, [6] che ci trarebbe fuore dell’ordine, dicendo il dimonio dentro nella mente: «poiché essi sono tanto indiscreti, e tu se’ giovane; non poteresti sostenere tanta pena. Meglio t’è dunque che tu te ne parta. Qualche modo troverai, che tu resterai esente [7] con qualche licenzia». Con la quale fa vedere che si possa stare lecitamente. Queste sono battaglie che vengono; le quali non fanno però danno nell’anima; né queste né altre molte miserabili e dissolute [8] battaglie, se la propria volontà non consente. Perocché Dio non le dà per nostra morte, ma per vita; non perché noi siamo vinti, ma perché noi vinciamo, e perché sia provata in noi la virtù. Ma noi, virili, con lume della santissima fede apriamo l’occhio dell’intelletto a ragguardare il sangue di Cristo crocifisso, acciocché si fortifichi la nostra debilezza, e cognosciamo [9] la virtù e la perseveranzia in questo glorioso e prezioso sangue.
Nel sangue di Cristo si trova la gravezza [10] e il dispiacimento della colpa: ine si manifesta la giu[p. 28 modifica]stizia, e ine si manifesta la misericordia. Noi sappiamo bene che se a Dio non fusse molto dispiaciuta la colpa, e non fusse stata di grandissimo danno alla salute nostra; non ci averebbe dato il Verbo dell"unigenito suo Figliuolo, del quale volse fare una ancudine; puniendo [11] le colpe nostre sopra del corpo suo; e così volse che si facesse giustizia della colpa commessa. E 'l Figliuolo non ci averebbe data la vita, dandoci il prezzo del sangue con tanto fuoco d’amore, facendocene bagno, e [12] lavando la lebbra delle colpe nostre: e questo fece per grazia e per misericordia, e non per debito. Bene è dunque vero che nel sangue troviamo il dispiacimento e la gravezza della colpa, la giustizia e l’abbondanzia della misericordia, con obedieuzia pronta, correndo con vera umilità infino all’obbrobriosa morte della croce.
Dico dunque, che questo è il modo di venire a perseveranzia e resistere contra gli uomini e centra le battaglie del dimonio, cioè col lume della fede come [13] detto è, e con vero cognoscimento di noi, onde ci umilieremo. Dal quale cognoscimento verremo al perfettissimo odio della propria sensualità, e l’odio sarà quello che farà giustizia della colpa sua. E porterà con vera pazienzia ogni ingiuria, strazii, scherni e villanie, e l’obedienzia indiscreta, e le fadighe dell’Ordine, e ogni altra battaglia, da qualunque altro lato elle vengono. E per questo modo gusterà il frutto della divina misericordia, il quale ha trovato per affetto d’amore, e veduto con l’occhio dell’intelletto.
Adunque non voglio, figliuolo carissimo, che cadiate in negligenzia: né manchi in voi il santo [p. 29 modifica]cognoscimento, ne serrate l’occhio dell’intelletto a ragguardare questo glorioso e prezioso sangue. Perocché, se voi ne lo levaste, cadereste in molta ignoranzia; e non cognoscereste la verità; ma, con occhio pieno di nebbia, sarete abbagliato, cercando il diletto e il piacere colà dove egli non è, ponendosi [14] ad amare le cose create più che ’l Creatore, e pigliare diletto e piacere delle creature. E alcuna volta si comincia ad amare le creature sotto colore di spirituale amore. E se egli non s’ha cura, e non esercita le virtù; non cognosce la verità, e non tiene l’occhio nel sangue di Cristo crocifisso: onde l’amore diventa tutto sensuale. E poiché il dimonio l' ha condotto colà dove egli voleva, cioè ’avergli fatta pigliare quella conversazione delle creature sotto colore di spirito, e lassare l’esercizio della santa orazione e il desiderio delle virtù e il cognoscimento della verità; subito gli mette uno tedio e una tristizia nella mente con una disperazione, in tanto che si vuole partire dal giogo dell’obedienzia, e abbandonare il giardino dell’ordine, dove ha gustato cotanti soavi e dolci [15] frutti prima che egli perdesse il gusto del santo desiderio, a quello tempo dolce che le fadighe e i pesi dell’ordine gli pareva [16] di grande suavità. Sicché vedete quanto male per questo ne potrebbe venire. [p. 30 modifica]E però voglio che voi vi studiate, giusta al vostro potere di portarvi sì e con sì vero desiderio, che questo non addivenga mai a voi per neuno caso che venisse. Non venga mai la mente vostra a neuna confusione; ma levate l’occhio nel sangue, e pigliate una larga [17] e dolce speranza; ponendo il rimedio di levarsi da tutte quelle cose che gli [18] impediscono la verità: e allora riceverà grandissima grazia da Dio, e comincerà a ricevere il frutto delle sue fadighe, ricevendo l’abbondanzia della carità nell’anima. Or fuggite, figliuolo carissimo, nella cella del cognoscimento di voi, abbracciando il legno della santissima croce; bagnandovi nel sangue dell’umile e immacolato Agnello; fuggendo ogni conversazione che vi fusse nociva alla salute vostra. E non mirate a dire: «che parrà, se io mi levo da queste creature? Io lor dispiacerò, e averannolo per male». Non lassate però: che noi siamo posti per piacere al Creatore, e non alle creature. Sapete che dinanzi al sommo Giudice neuno risponderà per voi nell’ultima estremità della morte; ma solo la virtù sarà quella, con la misericordia,[19] che risponderà. Quanto c'è necessaria la virtù! senza la virtù non possiamo vivere di vita di grazia. E però vi dissi ch’io desideravo di vedervi costante e perseverante alla virtù infino alla morte. Sicché non vollete il capo indietro per alcuna cosa che sia. Spero nella bontà di Dio, che ’l farete; siccome debbe fare il vero figliuolo. E così farete [p. 31 modifica]quello che sete tenuto di fare, e adempirete il desiderio mio. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
Use the ← → keys to move between chapters.