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The ConsciousLibrary

Chapter 36 of 202

XXXII

XXXII. — A Frate Jacomo da Padua, Priore del monastero di Monte Oliveto di Fiorenza.[1]

La fede è potente, e i miracoli del mondo interiore più magnifici di quelli della natura corporea. Fede è generata da amore; e nutrisce l’amore.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, venerabile padre in Cristo Gesù per reverenzia del santissimo sacramento,[2] io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, mi vi raccomando nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi veramente servo fedele [p. 147 modifica]al nostro dolce Salvatore; siccome egli disse, cioè: «se voi averete tanta fede quanto è un granello di senape, e comanderete a questo monte, levati: egli si leverà». E così mi pare veramente, padre carissimo: perocché l’anima fedele che tutta la fede e la speranza sua ha posto in sul legno della santissima croce, dove noi troviamo l’Agnello arrostito [3] al fuoco della divina carità, acquista ine tanta fede, che non sarà neuno monte[4] cioè monte di neuno peccato o superbia o ignoranzia o negligenzia nostra, che comandandolo con fede viva, per virtù di quella santissima croce, che la volontà nostra non muova questo monte da vizio a virtù, da negligenzia a sollecitudine, da superbia a perfetta vera umilità, ragguardando Dio umiliato a sé uomo. E leverassi[5] il monte dell’ignoranzia, e rimarremo umiliati nel vero e perfetto cognoscimento di noi medesimi: e vederemo, noi non essere; e vederenci operatori di quella cosa che non è.[6] Allora trova r anima in sé fondata la bontà di Dio con tanto ardentissimo amore; perocché vede che egli l’amò in sé medesimo innanzi che egli la creasse: e poi che egli ha veduta la miseria sua e la bontà di Dio in sé, viene in odio di sé medesimo, ed in amore del dolce Gesù. [p. 148 modifica]E perchè si vede essere stato, ed è, ribello a Dio; facendo quello bene il quale noi potiamo fare[7] vorrà fare giustizia di se medesimo; e non tanto che si chiami contento di far giustizia di se, ma egli desidera che le creature ne facciano vendetta, volendo sostenere da loro ingiurie, strazii, scherni, e villanie: e in altro non si può dilettare, che in sostenere, e in portare fadighe con buona e vera pazienzia.

Allora manifesta la fede sua viva, e none morta, che egli ha; e mostra ch’egli abbia conformata la volontà sua con quella di Dio. E ha comandato a’ monti che si levino, e sensi levati. E rimansi[8] in virtù; e diventa giudicatore della santa volontà di Dio; della quale volontà nasce uno lume, che ciò che egli vede e ciò che gli fusse fatto o da uomini da dimonii o per qualunque modo sia, non può vedere che proceda da altro che da questa santa volontà di Dio, E neuna cosa a quella mente[9] e a quell'anima può essere pena: ne veruno tempo, nè stato vuole eleggere a suo modo se non secondo che alla bontà di Dio piace. Perocché vede che Dio sommamente è buono, e non può volere altro che bene, e la nostra santificazione; siccome disse il dolce innamorato di Paolo: che la volontà di Dio è che noi siamo santificati in lui. Adunque, poiché l’anima ha veduto tanto ineffabile amore, e che ciò che Dio fa e permette, è dato a noi per singolare [p. 149 modifica]amore; levisi con perfetta sollecitudine a vestirsi, e stringere a sé questo soave e dolce vestimento, il quale fa adempire quella dolce parola del Salterio, cioè: «gustate e vedete, ec.».[10] E veramente, carissimo padre, così è, che se l’uomo noi gusta in questa vita per amore e per desiderio, noi potrà vedere nella vita durabile. Oh quanto sarà beata r anima nostra se noi il gusteremo, essendo vestiti di questa santa e dolce volontà! Il quale vestimento è il segno che noi mostrianio al Salvatore nostro dell’amore che noi portiano a lui. E dell’amore nasce la fede viva; perocché tanta ho fede e [11] speranza quanto io amo: e l’amore, cioè la divina carità, parturisce i figliuoli delle virtù vive, e non morte. Orsù dunque, padre, trasformiamo il cuore e r anima nostra in questo consumato[12] e infocato e ardentissimo amore: nascondiamone nelle piaghe del cuore consumato del Figliuolo di Dio. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Corriamo, corriamo, perocché il tempo é breve. Gesù dolce, Gesù amore.

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XXXII · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library