Chapter 26 of 202
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XXII. — All’abate Martino di Passignano dell’ordine di Valle Ombrosa. [1]
L’anima e giardino. Allegoria continuata con arguzia profonda e potenza psicologica e teologica. L’amor proprio è le spine, da svellere con odio del male, odio diretto da amore del bene. Le virtù da piantarsi con amore, come radice da cui germina pazienza, e poi fede, poi noncuranza del mondo, e giustizia con misericordia; poi osservanza dell’ordine religioso, la qual consiste prima nel pensare, poi nel pregare. La coscienza previene l’intelligenza, ma la intelligenza mantiene l’affetto: ed essa coscienza è nutrita dalla memoria. Raccomanda al monaco che spregi ricchezze e delizie.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo [p. 87 modifica]a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero ortolano e governatore[2] dell’orto dell’anima vostra, e de’ sudditi vostri. Noi siamo un giardino, Nella stampa: e. Ne’ libri sacri la voce è orto, e però la ripeto. Il Paradiso a Dante giardino.veramente orto, del quale giardino e orto n’ha fatto ortolano la prima Verità la ragione col libero arbitrio;[3] la quale ragione, e libero arbitrio, coll’aiutorio della Divina Grazia, ha a[4] divellere le spine de’ vizi, e piantare l’erbe odorifere delle virtù.
Ma non potrebbe piantare le virtù, se prima non rivoltasse la terra insieme colle spine, cioè, la terra della propria volontà sensitiva, che non si diletta d’altro che di diletti terreni e transitori!, pieni di triboli, di spine, e di vizii e di peccati.[5] Rivoltisi dunque questa terra, carissimo Padre, per forza d’amore, in questo punto del tempo che e’ è rimasto; e si piantino le dolci e reali virtù: un amore ineffabile tratto dello immacolato Agnello, condito coll’odio [6] e dispiacimento di se, con pazienzia vera, con fede viva, e non morta, con vere operazioni, con uno dispiacimento del mondo, con una giustizia vera, condita con misericordia verso i sudditi vostri; una obedienza pronta a Cristo ed all’Ordine,
[p. 88 modifica]perseverante infino alla morte. All’Ordine, dico: d’essere osservatore dell’Ordine, col santo e vero desiderio, con la vigilia e continua orazione; cioè, che l’intelletto venga sempre a ragguardare, e cognoscere sé non essere, e la bontà di Dio in sé,[7] che è colui che é. Onde a mano mano seguita la continua orazione: che il continuo orare non é altro che uno santo desiderio ed affetto dolce d’amore; e l’affetto va dietro all’intelletto.[8] Che fra le altre piante, che gittano odore grandissimo in questo giardino, sono queste. E però io voglio che siate più sollecito: perché qui troverete la fame dell’onore di Dio, e della salute de’ sudditi vostri; e così adempirete la volontà sua e il desiderio mio, che dissi che io desideravo di vedervi vero ortolano dell’anima vostra e de’ sudditi vostri. Perocché, avendo fame della salute[9] per onore di Dio, sarete sollecito di trargli di miseria, e punire i difetti, ed esaltare coloro che sono virtuosi, e che vogliono vivere secondo l’Ordine.
Poiché ’l giardino è così ben fornito; voglio che alla guardia poniate il cane della coscienzia; e sia legato alla porta, sicché, se i nemici venissero, e l'occhio dell’intelletto dormisse, il cane abbai. Poiché, abbaiando lo stimolo della coscienzia, l’occhio si desta, e fassi incontro a’ nemici con l’odio e dispiacimento; e subito ripara, e armasi con l’arme dell’amore.[10] Conviensi dargli mangiare a questo [p. 89 modifica]cane, acchiocchè sia ben sollicito: e ’l cibo suo non è altro, che odio e amore, portato [11] nel vasello della vera umilità, e tenuto con la mano della vera pazienzia. Perocché fra l’odio e l’amore nasce l’umilità, e dolce e soave pazienzia.[12] E quanto più cibo, più sollicitudine. E tanto diventa cauto questo cane, che, eziandio passando gli amici, abbaia, perchè l'intelletto si levi a vedere chi egli sono, e discernere se sono da Dio, o no. E così non potrà essere ingannato l’ortolano, nè rubato il giardino; e non verrà il nemico a seminargli la zizzania[13] dell’amor proprio; il quale amore proprio germina spine, e affoga il seme delle virtù. Dategli bere, dategli bere a questo cane; cioè, empite il vasello della memoria vostra del sangue di Cristo crocifisso; e ponetegli li[14] innanzi continuamente, acciocché non muoia, e perisca[15] di sete.
Su, Padre carissimo, diamo de’ calci al mondo, con tutte le pompe, delizie e ricchezze sue; e, poverello, seguitate l’Agnello consumato e derelitto per noi in sul legno della santissima croce. Non aspettiamo più tempo, per l’amore di Dio! Perocché [p. 90 modifica]il tempo e’ è tolto fra le mani,[16] che l’uomo non se n’avvede: epperò non è senno dell’uomo d’aspettare quello che non ha, e perdere quello ch’egli ha. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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