Chapter 192 of 202
CLXXXVIII
CLXXXVIII. — A Suor Bartolomea della Seta, nel monasterio di Santo Stefano in Pisa.
Il lume naturale ci mostra il bene vero: aggiungesi il lume della fede, e l’esempio del Redentore. A chi lo segue, sopraggiungesi un lume più alto. lì Redentore vinse dolori e lusinghe. Con l’affetto vinconsi le battaglie.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, [p. 162 modifica]scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi con vero e perfettissimo lume; il quale lume ci tolle la tenebra, e drizzaci per la via della verità; facci cognoscere la nostra imperfezione, e il danno che te ne seguita, e l’eccellenza della perfezione, e quanto è utile a noi e piacevole a Dio. E però da questo lume veniamo all’odio perfetto della propria sensualità e della imperfezione; e veniamo ad amore della virtù; in tanto che veruna cosa può cercare, volere o desiderare l’anima, se non quello che la faccia venire a virtù. Non rifiuta pene né fadighe; anco le abbraccia e dilettasi in esse, perchè vede bene che per altra via non può compire il desiderio suo d’acquistare quella virtù che ama. Ed ella si fa una strada della dottrina di Cristo crocifisso, seguitandola con ansietato desiderio: ella non si reputa di sapere altro che Cristo crocifisso. [1] La sua volontà non è sua, perocché ella l’ha morta e annegata nella dolce volontà di Dio; nella quale volontà s’è unita per affetto d’amore, e con lui fa mansione; perocché allora Dio è nell'anima per grazia, e l’anima é in Dio. Ella levasi sopra di sé, cioè sopra il sentimento suo sensitivo, e gusta la dolcezza della verità eterna, la quale verità cognobbe nella dolce volontà di Dio col lume della fede; e vide nel sangue dell’Agnello, che la sua volontà non vuole altro che la nostra santificazione. La verità sua è questa: ch’egli ha creato l’uomo alla imagine e similitudine sua per dargli vita eterna, e acciocché renda gloria, e loda [p. 163 modifica]al nome suo. Per la colpa di Adam, questa verità [2] non si adempiva nell’uomo: e però egli ci donò il Verbo dell’unigenito suo Figliuolo, ponendogli quella grande obedienzia, che col sangue suo ricomprasse il figliuolo [3] dell’umana generazione; ed egli, come innamorato, corse all’obbrobriosa morte della santissima croce; e non ritrasse la sua obedienzia per morte, per pena né rimproverio né per lusinghe che ricevesse; ma, come valente e virile capitano, fece ancudine[4] del corpo suo. Né anco si ritrasse per nostra ingratitudine. Così fa l’anima che col lume ha cognosciuta questa verità: ella non si ritrae per mormorazioni, né per battaglie del dimonio, né per tenebre di mente, né per la fragile carne che impugna contro lo spirito; ma tutte queste cose si mette sopra a’ piei dell’affetto. Ella é costante e perseverante; che tanto gode, quanto si vede sostenere. Bene é dunque da cercare questo vero e perfetto lume, e con odio levare da noi quella cosa che cel tolle, cioè l’amore proprio di noi medesimi. A questo odio verremo, quando staremo serrati nella casa del cognoscimento di noi; dove troveremo l’amore proprio di noi. Perocché l’anima che si vede amare, non può fare che non ami. Allora s’infonde[5] [p. 164 modifica]uno lume sopranaturale nell’occhio dell’intelletto nostro, col quale lume veniamo ad ogni perfezione: ma senza il lume non vi verremo mai. E però dissi ch’io desideravo di vedervi con vero e perfettissimo lume. Di questo voglio che vi studiate, quantunque potete, d’averlo in voi....[6] Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù Amore.
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