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Chapter 154 of 202

CL

CL. — A Frate Francesco Tebaldi di Fiorenza, nell'Isola di Gorgona, monaco Certosino.[1]

Perseveranza è il fior della vita. Tutte le virtù le sono fedeli. La longanimità di lei accorciandosi, l’anima in sé sminuisce. Dalla diffidenza di quelli con cui viviamo nasce sdegno e tedio, e i vincoli dell’amore si sciolgono. Il fondamento d’ogni società è la fiducia; senz’essa non si persevera uniti nel bene. Non è perseveranza senza umiltà, la quale sola rompe i lacci ch’altri ci tende, e noi a noi stessi. L’umile ha il cuore capace di tutti gli affetti; tutti gli uomini a lui sono l’anima sua.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce. Carissimo e dolcissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi costante e perseverante nella virtù infino alla morte; perocché la perseveranzia è quella virtù che è coronata. Ella porta il fiore e la gloria della vita dell’uomo: ella è compimento d’ogni virtù; tutte le altre le sono fedeli. Ella non esce mai dalla navicella della religione, ma sempre vi naviga dentro infino che giunge a porto di salute. Ella non è sola, ma accompagnata; tutte le virtù le sono compagne, ma singolarmente due; [p. 366 modifica]cioè, la fortezza e la pazienzia. Ed ella è lunga e perseverante. Perché è detta lunga questa perseveranzia? perchè tiene dal principio che l’anima comincia a volere Dio, infino all’ultimo; che mai non si lassa scortare,[2] per veruno inconveniente che venga. Non la scorta la prosperità per disordinata allegrezza né leggerezza di cuore, né consolazione spirituale, né veruna altra cosa che a consolazione s’appartenga: e non la scorta la tribulazione, né ingiuria, scherno, villania che le fusse fatta o detta; non per peso né gravezza dell’Ordine né per grave obedienzia che gli fusse imposta. Tutte queste cose non la scortano per impazienzia; ma con pazienzia persevera nelle fadighe sue. Non per battaglie o molestie di dimonio, con false e varie cogitazioni, e con disordinato timore o infedeltà [3] che gli mettesse verso il suo prelato. Non la scortano; perocché non è senza il lume, ma il lume della fede sempre leva innanzi. Onde la perseveranzia risponde al disordinato timore, dicendo: «Io spero, per Cristo crocifisso, ogni cosa potere, e perseverare iufino alla fine con fidelità». Risponde la perseveranzia all’affetto dell’anima, con fede di perseverare, dicendo: «Per veruno tuo volere né parere non voglio diminuire la reverenzia debita, nella subiezione la quale io debbo avere e portare[4] al prelato mio».

Ella piglia uno giudicio santo nella dolce volontà di Dio, acciocché non gli venga giudicato la volontà[5] della creatura; perocché il lume le ha mo[p. 367 modifica]strato che, facendo altrimente, essofatto sarebbe scortata, e non sarebbe lunga la reverenzia[6] nè l’obedienzia nè l’amore. E però il lume le mostra,[7] acciocchè l’amore non allenti nel tempo che il dimonio, sotto colore di far meglio e più pace[8] sua, suade[9] che si ritragga dalla conversazione del prelato suo e della[10] presenzia d’esso, o di chiunque avesse dispiacere; ma che egli più s’accosti[11] e più conversi, sforzando se medesimo, ricalcitrando al suo falso parere, acciocchè la infedelità non se gli notrichi[12] nell’anima; e non sia scortata dallo sdegno.

O dolcissimo, dilettissimo e carissimo[13] figliuolo, caro mi sete quanto l’anima mia. La lingua non potrebbe narrare quanti sono gli occulti inganni che ’l dimonio dà sotto colore di bene, per scortare la via della lunga perseveranzia. E massimamente sopra quest’ultima, della quale io ora v’ho

[p. 368 modifica]detto; perché da questo se egli vel fa cadere, il potrà poi pigliate in ogni altra cosa. Se il suddito a qualunque obedienzia si sia, perde la fede di chi l'ha a guidare; cioè che[14] egli sèguiti quello che gli detta la infedelità; il dimonio ha il fondamento dove si debba ponere l’edificio della virtù e però si pone egli ine. Perocché colui che, per sua ignoranzia in non resistere, si lassa tollere questo principio, non è pronto all’obedienzia: egli è atto[15] a giudicare gli atti e l’operazioni secondo la sua infirmità e non secondo la sua[16] verità: egli è impaziente, e molte volte cade nell’ira; generali tedio e rincrescimento in ogni sua operazione. Veramente questa infedelità è uno veleno che ci attesta tanto il gusto dell’anima, che la cosa buona gli pare cattiva, e V amara dolce; il lume gli pare tenebre, e quello che già vidde in bene, gli pare vedere in male. Sicché drittamente ella è veleno.

Ma voi direte a me, figliuolo mio: «Chi camperà l'anima di questo? o per che modo? Che io non vorrei cadere in questo, se io potessi». Dicovelo. La virtù piccola della vera umilità è quella che tutti questi lacci rompe e fracassa; e tràne l’anima non diminuita, ma cresciuta. Perocché ’l lume gli mostra che elle erano permesse dalla divina bontà per farla umiliare, o per crescerla in essa virtù; onde con affetto d’amore l’ha presa, umiliandosi e conculcando il suo parere continuamente sotto ai piei dell’affetto. Per questo modo resiste continuamente. [p. 369 modifica]È vero che un altro modo ci è a resistere; il quale non esce però di questo: cioè, che giammai non fugga il luogo della presenzia, perocché egli non fuggirebbe il sentimento dentro; anco, il troverebbe senapre vivo: perché, a fuggire, non si stirpa, ma con la impugnazione. E però la perseveranzia, che l’ha veduto col lume, sta ferma e perseverante nel campo della battaglia; non schifando colpo di veruna tentazione. Piglia bene l’arme dell’umile continua e fedele orazione; la quale orazione è una madre vestita di fuoco e inebriata di sangue, ch’e’ notrica al petto suo i figliuoli delle virtù. Onde è di bisogno che l’anima virtuosa participi e vestasi di questo medesimo fuoco, e l’affetto sia inebriato del sangue. Quale sarà quello dimonio quale creatura, o[17] noi medesimi dimonii, cioè la propria sensualità nostra, che possano resistere a cosiffatte armi? Quale sarà quello lacciuolo che possa legare l’umiltà? neuno ne sarà che resistere ci possa; perché la perseveranzia, per lo modo che detto aviamo, non basti[18] infine all’ultimo, quando la carità metterà in possessione l’anima nella vita durabile, dove è ogni bene senza veruno male. Ine riceverà il frutto d’ogni sua fadiga. Questa fa l’anima forte, che mai non indebolisce; fa il cuore largo e non stretto, che vi cape ogni creatura per Dio, in tanto che tutte reputa che siano l'anima sua.

Adunque levatevi su, figliuolo; attaccatevi al petto di questa madre orazione, se voi volete esse [p. 370 modifica]re perseverante con vera umiltà. E non lassate mai, sì[19] che compiate la volontà di Dio in voi, il quale vi creò per darvi vita eterna, e havi tratto dal loto del segolo, perché corriate morto per la via della perfezione. O quanto sarà beata l’anima mia quando sentirò d’avere un figliuolo che viva morto; e nella morte della propria volontà e parere, perseveri infino alla morte corporale! Se questo non fusse, non mi reputerei beata, ma molto dolorosa. E però fuggo questo dolore con grande sollicitudine, nel cospetto di Dio, dove io vi tengo per continua orazione. E però dico: con desiderio io desidero di vedervi costante e perseverante nella virtù infino alla morte. E così vi prego e stringo da parte di Cristo crocifisso, che giammai non perdiate tempo, ma sempre vi annegate nel sangue dell’umile Agnello. L’amaritudine vi paia uno latte; e il latte delle proprie consolazioni, per odio santo di voi, vi paia amaro. Fuggite l’ozio quanto la morte. La memoria s’empie de’ benefici di Dio e della brevità del tempo: l’intelletto si specoli nella Dottrina di Cristo crocifisso; e la volontà l’ami con tutto il cuore e con tutto l’affetto e con tutte le forze vostre, acciocché l’affetto e tutte le vostre operazioni siano ordinate e drizzate ad onore e gloria del nome di Dio, e in salute dell’anime. Spero nella sua infinita misericordia che a voi ed a me darà grazia che voi il farete.

Ho ricevuta grande consolazione dalle lettere che ci avete mandate, io e gli altri: perché grande desiderio aviamo di sapere novelle di voi. Parmi [p. 371 modifica]che ’l dimonio non abbia dormito nè dorma sopra di voi; della quale cosa ho grande allegrezza, perché veggo che per la bontà di Dio la battaglia non è stata a morte, ma a vita. Grazia, grazia al dolce Dio eterno che tanta grazia ci ha fatta! Ora si vuole cominciare a conoscere, voi non essere; ma l'essere, e ogni grazia posta sopra l’essere, ricognoscere da colui che è. A lui si renda grazia e loda; perché così vuole egli che a lui diamo il fiore e nostro sia il frutto. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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