Chapter 146 of 202
CXLII
CXLII. — A Sano di Maco, essendo la Santa in Pisa.
Se nel campo del bene il guerriero si volgo addietro, e prigione. L’uomo è debole: ma in forza della redenzione ha i germi del meglio dentro di sé. Nell’aspro cammino il legno della Croce ci regga. Nel gustare le forti gioie del bene è risico di peccato.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, dilettissimo figliuolo in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, vi conforto nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi vero cavaliere forte a combattere contro ogni illusione di dimonia, mentre che stiamo in questo campo della battaglia, attorniati da’ nemici nostri, i quali sempre impugna[p. 334 modifica]no contra noi. Voi, come cavaliero vero e virile (pianta novella)[1] levatevi con uno desiderio ad andare contra loro; non vollendo il capo addietro, perocché rimarremmo morti o prigioni. Allora è detto l'uomo essere in prigione, quand’egli è in alcuno luogo e non ne può uscire a sua posta. Così noi, se vollessimo il capo della nostra volontà,[2] levandoci dal santo proponimento, e inchinandoci a mettere in effetto le cogitazioni[3] del dimonio, noi saremmo nella più pessima prigione che noi potessimo essere; perduta aremmo la libertà, saremmo servi e schiavi del peccato.
Se mi dite, figliuolo dolcissimo: «Io sono debile contro tanti nemici;» rispondevi, che tutti siamo debili e fragili a cadere per ogni leggiera cosa, in quanto noi; ma la divina Provvidenza adopera nell’anima, e fortificaci, tollendoci ogni debilezza. Così sperate; e credete fermamente, che l’anima che spera in lui, sempre è provveduta [4] da lui; e il dimonio neuna forza può adoperare; perocché la virtù della dolcissima e santissima croce gliele toglie; onde perde le sue forze contra noi. Ma l'uomo per la inestimabile bontà di Dio n’è tutto fortificato, e liberato da ogni debilezza e infirmità. Nella memoria della santa croce diventiamo amatori delle virtù, e spregiatori de’ vizii. E perché noi siamo quella pietra dove fu fitto quel [p. 335 modifica]goufalone, non possiamo dire di non averla, porocchè ella è fermata in noi.[5] Sapete che né chiovo né croce né pietra arebbe tenuto Dio-e-Uomo[6] confitto in croce, se l’amore ch’egli ebbe all’uomo non l'avesse tenuto. Adunque noi siamo coloro a cui è dato il prezzo del sangue. In questa memoria si spregia l’onore; desideransi scherni, strazii e vituperi. La ricchezza desidera povertà volontaria, e la immondizia [7] acquista continenzia e purità; ogni diletto e appetito disordinato vi si dispregia: solo rimane vestito delle vere e reali virtù. Non si diletta in altro che in Cristo, non reputa né vuole sapere altro che Cristo crocifisso. Anco, dice: «io mi diletto e vuomi[8] gloriare nel mio signore Gesù Cristo, per cui amore il mondo m’ha in dispregio, e io ho lui»[9]. Or suso, figliuolo mio, poiché ella è tanto dolce che ci tolle ogni amaritudine e a’ morti rende la vita, pigliate questa santa croce in questo ammino, dove l'uomo viandante e peregrino ha bisogno d’appoggiarsi a questo santo legno, infino, che siamo giunti al termine nostro, dove l’anima si riposa in pace nel fine suo. Oh quanto gli sono dolci le fadighe ch’egli ha portate nel cammino! Oh pace, oh quiete, oh dolcezza, la quale gusta [10] e [p. 336 modifica]ceve l’anima giunta al porto suo, a trovare l’Agnello svenato, il quale egli cercò in su la croce, il quale gli è fatto mensa, cibo, e servitore! E trova il letto della divina Essenzia; dove l’anima si riposa e dorme[11]: cioè, che ha posto fine e termine a quella legge perversa che continuamente, mentre che fu viandante, ribellava al suo Creatore.
Adunque goda ed esulti l’anima con ardentissimo desiderio, pigliando il vero gonfalone della santissima croce senza neuno timore di non potere perseverare la vita cominciata; ma dire: «per Cristo crocifisso ogni cosa potrò portare, e adoperare infine alla morte».
Mandasterai a dire della dolce provvidenzia, che Dio nelle piccole cose mostrò, per confortarvi, e accendervi a portare ogni battaglia e a prendere speranza nella sua provvidenzia. Questo vi dà materia di non rompere mai il santo proponimento, per veruno caso che occorresse. Credo che non mangiaste più dolce cibo. Temo che non abbiate offeso nel peccato della gola.[12] A questa parte[13] non dico. Benedicete tutta la vostra famiglia in Cristo Gesù. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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