Skip to content
The ConsciousLibrary

Chapter 113 of 202

CIX

CIX. — All’Abate Nunzio Apostolico.[1]

Le membra del corpo mistico sono legate in Carità: questa è latte che nutrisce, fuoco che illumina e scalda e converte in sè le cose alle quali s’apprende. Umiltà si conviene principalmente ai prelati, che devono servire e spiritualmente e temporalmente. Il papa si guardi dal favorire i congiunti; corregga con giustizia pia i pastori che fallano. Vizii dei pastori. Dell’eleggere cardinali migliori.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Venerabile padre spirituale in Cristo Gesù. Io Catarina, serva vostra e figliuola, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, mi raccomando, e scrivo a voi nel prezioso sangue di Dio; con desiderio di [p. 183 modifica]vedervi vero sacerdote, e membro’ legato[2] nel corpo della Chiesa santa. O venerabile e carissimo padre in Cristo Gesù, quanto sarà beata l’anima vostra e mia, quando io vedrò che noi siamo legati nel fuoco della divina carità, la quale carità sapete che dà il latte alli figliuoli suoi, e notricali! E parmi che questo latte non si trae per altro modo che tragga il fanciullo il latte dal petto della madre sua; il quale per mezzo della poppa trae il latte, e così si notrica: così sapete, che l’anima nostra non può avere vita per altro modo che per mezzo di Cristo crocifisso. Così disse la prima Verità: «Veruno può andare al Padre se non per me». E in altro luogo dice: «Io sono via, verità e vita; e chi va per me, non va per le tenebre, anzi va per la luce».

O inestimabile dolcissima Carità, quale è la via tua, che tu eleggesti con tanto amore? Io non vedo che fusse onore nè delizie nè gloria umana, nè amor proprio di te medesimo; perocchè la carità non cerca le cose sue, ma solo l’onore di Dio e la salute della creatura. La vita sua dunque non fu altro che scherni e ingiurie e rimproveri e villanie, e all’ultimo l’obbrobriosa morte della croce. Per questa via l’hanno seguitato li Santi, siccome membri legati e uniti con questo dolce capo Gesù. Il quale è tanto dolce che nutrica e dà vita a tutte le membra che in esso capo sono legate. E se noi diciamo: «in che modo seguito questo dolce capo, e legomi con lui?» sapete che con altro modo non si lega l’uomo, se non con legame, nè non diven- [p. 184 modifica]diventa una cosa col fuoco se non vi si gitta dentro, che punto non ne rimanga di faore.[3] Or questo è quello vincolo dell’amore, col quale l’anima si lega con Cristo. Oh quanto è dolce questo legame il quale legò il Figliuolo di Dio in sul legno della santissima croce. E legato che l’uomo è di questo legame, si truova nel fuoco. E fa il fuoco della divina carità nell’anima, come fa il fuoco materiale; perocchè scalda e allumina, e converte in se, fuoco dolce e attrattivo, che scaldi e scacci via ogni freddezza di vizio e di peccati, e d’amore proprio di sè medesimo! Questo caldo riscalda e accende questo legno arido della nostra volontà: onde ella s’accende e distende a’ dolci e amorosi desideri! amando quello che Dio ama, e odiando quello che Dio odia. E come l’anima vede, sè essere cotanto smisuratamente amata, e dato sè medesimo Agnello svenato in su ’l legno della croce; allora dico che il fuoco l’allumina, e non cade tenebre in lei. E così l’anima, alluminata a questa venerabile fuoco, tutto distende lo intendimento, e allarga[4] E poichè ha sentito e ricevuto il lume, discerne e vede quello che è nella volontà di Dio; e non vuole seguitare altro che le vestigie di Cristo crocifisso, perocchè vede bene che per altra via non può andare: e non si vuole dilettare in altro che negli obbrobri suoi. Onde allora, per mezzo della carne di Cristo crocifisso, trae a sè il latte della divina dolcezza. O lume dolce, dove non cade tenebre nè pena, per veruna amaritudine nè tristizia che ven[p. 185 modifica]ga! Perocchè il lume, ricevuto dal fuoco, vede che ogni cosa procede da Dio, eccetto che il peccato e vizio; e vede che Dio non vuole altro che la santificazione nostra; e per darci questa santificazione della Grazia, unissi esso Dio e umiliossi all’uomo; onde la sua umilità stirpa la nostra superbia.

Egli è quella regola la quale tutti ci conviene seguitare. Questo ragguarda bene lo intendimento alluminato, e vede, fermando l’occhio nell’occhio della divina carità e bontà di Dio. E dove la trova? dentro nel cognoscimento di sè medesimo. Perocchè vede, sè non essere, e l’essere suo cognosce avere da Dio per grazia e per amore, e non per debito. Subito, dunque, il nostro intendimento intenderà a tanta bontà; nascerà in lui una fonte viva di grazia, una vena d’olio di profonda umiltà, la quale non[5] lasserà cadere, nè entrare per superbia nè per veruno stato nè gloria ch’egli abbia. Ma, come buon pastore, seguiterà le vestigie del maestro suo; siccome faceva quello santo e dolce Gregorio, e gli altri che ’l seguiro,[6] che essendo li maggiori, erano minori, e non volevano essere serviti, anzi servire spiritualmente e temporalmente, più con la buona vita che con le parole. Poi, dunque,[7] che lo intendimento ha ricevuto il lume del fuoco per lo modo che detto è; ed egli il converte[8] in sè medesimo, e diventa una cosa con lui. E così la memoria diventa una cosa con Cristo crocifisso, onde altro non [p. 186 modifica]può ritenere nè dilettare[9] nè pensare, che del diletto suo che egli ama,[10] e l’amore ineffabile che egli vede che egli ha a lui e a tutta l’umana generazione. Onde subito la memoria ritiene questo in sè; e diventa amatore di Dio e del prossimo suo; in tanto che cento migliaia di volte porrebbe la vita per lui. E non ragguarda a utilità che tragga da lui; ma solo perchè vede che solamente Dio ama la sua creatura, si diletta d’amare quello ch’egli ama. Adunque bene possiamo dire che egli è drittamente fuoco che scalda e allumina, e converte in sè. E accordansi in questo fuoco le tre potenzio dell’anima, cioè la memoria a ritenere li beneficii di Dio, lo intendimento a intendere la bontà; e la volontà si distende ad amare per sì fatto modo che non può altro amare nè desiderare veruna cosa fuore di lui. E tutte le sue operazioni sono dirizzate in lui; e non può vedere altrimenti, ma sempre pensa di fare quella cosa che più piaccia al suo Creatore. E perchè vede che veruno sacrificio gli è tanto piacevole quanto essere mangiatore e gustatore dell’anime, mai non se ne sazia. E singolarmente a voi, padre, richiede Dio, e a’ vostri pari, questo zelo e sollecitudine. Questa è la via di Cristo crocifisso, che sempre ci darà il lume della Grazia. Ma tenendo altra via, anderemo di tenebre in tenebre, e nell’ultimo alla morte eternale.

Ricevetti, dolce padre mio, la lettera vostra con grande consolazione e letizia, pensando che vi [p. 187 modifica]ricordiate di sì vile e misera creatura. Intesi ciò che diceva: e rispondendovi alla prima delle tre cose che mi dimandate, dirò che il dolce nostro Cristo in terra credo, e così pare nel cospetto di Dio, che sarebbe bene che due cose singolari, per le quali la Sposa di Cristo si guasta, si levassero via. L’una si è la troppa tenerezza e sollicitudine di parenti, la[11] quale singolarmente si converrebbe che in tutto e per tutto egli fusse tutto mortificato. L’altra si è la troppo[12] dolcezza fondata in troppa misericordia. Oimè, oimè, questa è la cagione che i membri diventano putridi, cioè per lo non correggere. E singolarmente ha per male Cristo tre perversi vizi; cioè la immondizia, l’avarizia, e la infiata superbia, la quale regna nella Sposa di Cristo, cioè ne’ prelati, che non attendono ad altro che a delizie e stati e grandissime ricchezze. Veggono i demoni infernali portare l’anime de’ sudditi loro, e non se ne curano, perchè sono fatti lupi,[13] e rivenditori della divina Grazia. Vorrebbesi dunque una forte giustizia a correggerli;[14] perocchà la troppa pietà è grandissima crudelità; ma con giustizia e misericordia si vorrebbe correggere. Ma ben vi dico, padre, che io spero per la bontà di Dio che questo difetto della tenerezza de’ parenti, per le molte [p. 188 modifica]orazioni e stimoli che egli averà da’ servi di Dio, si comincerà a levare. Non dico che la sposa di Cristo non sia perseguitata: ma credo che rimanerà in fiore, come dee rimanere. Egli è bisogno, che a racconciare al tutto, si guasti infino alle fondamenta. E questo che detto è, il gustare che io voglio che voi intendiate, non è in altro modo.

All’altra che dite, de’ peccati vostri. Dio vi doni l’abondanzia della sua misericordia. Sapete che Dio non vuole la morte del peccatore, ma vuole che si converta e viva. Onde io, indegna vostra figliuola, m’ho recato e recherò il debito de’ peccati vostri[15] sopra di me; e insiememente li vostri e li miei arderemo nel fuoco della dolce Carità, dove si consumano. Sicchè sperate, e tenete di fermo che la divina Grazia vi gli ha perdonati. Or pigliate dunque uno ordine di ben vivere: e con virtù tenendo piantato nel cuore vostro il crociato[16] amore che Dio ha a voi, eleggendo innanzi la morte, che offendere il suo Creatore, o tenere l’occhio[17] che sia offeso da’ sudditi vostri.

All’altra dico: quando io vi dissi che v’affaticaste nella Chiesa santa, non intesi, nè non dico solamente, delle fadighe che voi pigliate sopra le [p. 189 modifica]cose temporali (poniamochè sia bene); ma principalmente vi dovete affatigare insiememente col Padre santo, e farvi[18] ciò che voi potete in trarre li lupi e li demoni incarnati de’ pasturi, che a veruna cosa attendono, se non in mangiare e in belli palazzi e in grossi cavalli. Oimè, che quello che acquistò Cristo in su il legno della croco, si spende con le meritrici.[19] Pregovi che, se ne doveste morire,[20] che voi ne diciate al Padre santo che ponga remedio a tante iniquitadi. E quando verrà il tempo di fare li pastori e’ cardinali, che non si faccino per lusinghe[21] nè per denari nè per simonia:[22] ma pregatelo quanto potete, che egli attenda e miri,[23] se trova la virtù e la buona e santa fama nell’uomo; e non miri più a gentile che a mercennaio;[24] perocchè la virtù è quella cosa che fa l’ [p. 190 modifica]uomo gentile e piacevole a Dio. E questa è quella dolce fadiga, Padre, che io vi prego e pregai che voi pigliate. E poniamochè l’altre fadighe siano buone; questa è quella fadiga che è ottima.

Altro per ora non dico. Perdonate alla mia presunzione. Raccomandomivi cento migliaia di volte in Cristo Gesù. Stianvi a mente li fatti di messer Antonio. E se vedete costà l’Arcivescovo,[25] sì me gli raccomandate quanto più potete. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

Use the ← → keys to move between chapters.

CIX · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library