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Chapter 105 of 202

CI

CI. — A Giacomo Cardinale degli Orsini. [1]

Consiglia umiltà, alla quale sia ragione il e cognoscimento della propria pochezza: consiglia pazienza e perdono. Pare che presentisse le ribellioni prossime, e le ambiziose mire dell’Orsini, che fomentarono le discordie sacerdotali.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce,

A voi dilettissimo e carissimo padre in Cristo Gesù, io Catarina serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo: con desiderio di vedervi legato nel legame della divina e ardentissima carità. La quale carità mosse Dio a trarre noi di se medesimo, cioè, dalla sua infinita sapienza, perchè godessimo e participassimo il sommo bene suo. Egli è quello legame che, poichè l’uomo perde la Grazia per lo peccato commesso, unì e legò Dio nella natura umana, e ha fatto uno innesto in noi; perocchè se la vita s’è innestata nella morte; sicchè noi morti abbiamo avuta la vita per l’unione sua. E perchè Dio fu innestato nell’uomo, Dio-e-Uomo[2] corse, come innamorato, [p. 148 modifica]all’obbrobriosa morte della croce. In su questo arbore si volle innestare questo Verbo incarnato; e non l’ha tenuto nè chiodi nè croce, ma l’amore, perocchè non erano sufficienti a tenere Dio-e-Uomo. Egli è quello dolce maestro ch’è salito in cattedra ad insegnarci la dottrina della verità, la quale l’anima che la seguita non può cadere in tenebre. Egli è la via onde noi andiamo a questa scuola; cioè a seguitare le operazioni sue. Così disse egli: «Io son Via, Verità e Vita». E così è veramente padre; perocchè colui che seguita questo Verbo, per ingiurie, per strazii, per scherni, con obbrobri, pena e tormenti, con la vera e santa povertà, umile e mansueto a sostenere ogni ingiuria e pena, con vera e buona pazienzia,[3] imparando da questo Maestro che n’è via, perchè egli l’ha fatta, e tenuta[4] osservata in sè medesimo, rende ad ogni uno bene per male: e questo è la dottrina sua. Bene vedete con quanta pazienzia egli ha portato e porta le nostre iniquitadi, che pare che faccia vista di non vedere: benchè quando verrà il punto e il termine della morte, allora mostrerà ch’egli abbia veduto, perchè ogni colpa sarà punita, e ogni bene sarà remunerato. Odi[5] grande pazienzia! che non ragguarda all’ingiurie che gli sono fatte in su la croce; onde il grido de’ Giudei, che dall’uno lato gridano crucifige, e dall’altro, che egli discenda dalla croce, e egli grida: «Padre, perdona». E [p. 149 modifica]non si muove punto perchè dicano ch’egli discenda, ma persevera infino all’ultimo; e con grande letizia gridò, e disse: Consummatum est. E poniamochè ella paresse parola di tristizia, ella era di letizia a quell’anima consumata e arsa nel fuoco della divina carità, del Verbo incarnato del Figliuolo di Dio. Quasi voglia dire il dolce Gesù: «Io ho consumato e adempito ciò ch’è scritto di me. Consumato è il desiderio, penoso che avevo di ricomprare l’umana generazione. Onde io godo ed esulto che io ho consumata questa pena, e ho adempita l’obedienzia[6] posta dal Padre mio, la quale avevo tanto desiderio di compire». O maestro dolce, bene ci hai insegnata la via e la dottrina; e bene dicesti verità, che tu eri Via, Verità e Vita. Perocchè colui che seguita la via e la dottrina tua, non può avere in se morte, ma riceve in se vita durabile; e non è nè dimonio ne creatura nè ingiuria ricevuta che gli[7] possa tollere, se egli non vuole. Vergognisi, vergognisi dunque l’umana superbia dell’uomo, e ’l[8] piacimento e l’amore proprio di se medesimo, di vedere tanta bontà di Dio abondare in lui, tante grazie e beneficii ricevere per grazia,[9] e non per debito; e non pare che lo stolto uomo senta nè vegga tanto caldo e calore d’amore; che se fussimo di pietra, deveremmo già essere scoppiati.

Oimè, oimè, disaventurata me! io non ci so vedere altra cagione, se non che l’occhio del co[p. 150 modifica]gnoscimento non si vuole ragguardare in su l’arbore della croce, dove si manifesta tanto caldo d’amore. Dolce e soave dottrina, piena di frutti che danno vita; dove è larghezza, in tanto che ha aperto e stracciato il corpo suo: per larghezza ha svenato sè medesimo, e fattoci bagno e battesimo del sangue suo. Il quale battesimo ogni dì possiamo e debbiamo usare con grande amore e continua memoria: che siccome nel battesimo dell’acqua si purifica l’anima dal peccato originale, e dàle la grazia; così nel sangue laveremo le nostre iniquitadi e impazienzie; e morravvi ogni ingiuria; e non la terrà a mente, nè vorrà la vendicare, ma riceverà la plenitudine della grazia, la quale Grazia il menerà per la via diritta. Dico dunque, che vedendo questo, l’anima non si può tenere che al tutto non anneghi e uccida la sua perversa volontà sensitiva, che sempre ribella a sè[10] e al suo Creatore: ma, come innamorato dell’onore di Dio e della salute della creatura, non ragguarda sè; ma farà come l’uomo che ama, che il cuore e l’affetto suo non sarebbe trovato in sè, ma in quello che[11] egli ha posto l’amore suo. Ed è di tanta virtù l’amore, che di colui che ama e della cosa amata fa uno cuore e uno affetto; e quello che ama l’uno, ama’ l’altro. Perocchè se vi fosse altra divisione d’amore, non sarebbe perfetto. E spesse volte ho veduto, che quello amore che averemo[12] ad alcuna [p. 151 modifica]cosa, per nostra utilità o per alcuno diletto che noi trovassimo in essa o piacere [13] non si cura, per venire ad effetto, né di villania ne d’ingiuria né di pena che ne sostenga, e non ragguarda alla fatiga; ma guarda solo d’adempire la sua volontà della cosa ch’egli ama. padre carissimo, non ci lassiamo fare vergogna alli figliuoli delle tenebre; perocché gran confusione è alli figliuoli della luce, cioè a’ servi di Dio che sono eletti e tratti dal mondo,[14] e singolarmente a’ fiori e alle colonne[15] che sono posti nel giardino della santa Chiesa. Voi dovete essere fiore odorifero, e non puzzolente, vestito di bianchezza di purità, con odore di pazienzia e ardentissima carità; largo e liberale, e non stretto, imparando dalla prima Verità che per larghezza die la vita. Or questo è quello odore che dovete gittare alla sposa dolce di Cristo, che si riposa in questo giardino. Oh quanto si diletta questa dolce sposa in queste dolci e reali virtù! Costui è figliuolo legittimo, e però ella il pasce e notrica al petto suo, dandogli il latte della divina Grazia, la quale è atta e sufficiente a darci la vita dell’eterna visione di Dio. Così disse Cristo a Paoluccio:[16] «Bastiti, Paolo, la grazia mia». Dico che sete colonna posta a guardare[17] il luogo di questa sposa: onde non dovete essere debile, ma forte; perocché la cosa debile, ogni piccolo vento che [p. 152 modifica]cosa, per nostra utilità o per alcuno diletto che noi trovassimo in essa o piacere[18] non si cura, per venire ad effetto, nè di villania ne d’ingiuria nè di pena che ne sostenga, e non ragguarda alla fatiga; ma guarda solo d’adempire la sua volontà della cosa ch’egli ama. padre carissimo, non ci lassiamo fare vergogna alli figliuoli delle tenebre; perocchè gran confusione è alli figliuoli della luce, cioè a’ servi di Dio che sono eletti e tratti dal mondo,[19] e singolarmente a’ fiori e alle colonne[20] che sono posti nel giardino della santa Chiesa. Voi dovete essere fiore odorifero, e non puzzolente, vestito di bianchezza di purità, con odore di pazienzia e ardentissima carità; largo e liberale, e non stretto, imparando dalla prima Verità che per larghezza die la vita. Or questo è quello odore che dovete gittare alla sposa dolce di Cristo, che si riposa in questo giardino. Oh quanto si diletta questa dolce sposa in queste dolci e reali virtù! Costui è figliuolo legittimo, e però ella il pasce e notrica al petto suo, dandogli il latte della divina Grazia, la quale è atta e sufficiente a darci la vita dell’eterna visione di Dio. Così disse Cristo a Paoluccio:[21] «Bastiti, Paolo, la grazia mia». Dico che sete colonna posta a guardare[22] il luogo di questa sposa: onde non dovete essere debile, ma forte; perocchè la cosa debile, ogni piccolo vento che ve[p. 153 modifica]volontà con lui. Vede che sommamente Cristo si dilettò d’ogni pena e viltà:[23] poniamochè fosse Figliuolo di Dio, nondimeno come agnello umile, mansueto e despetto,[24] conversò con gli uomini. E però si dilettano li servi suoi di questa via; odiano e dispiacegii tutto quanto il contrario, e fuggonlo. Costoro sono fatti una cosa con lui, e amano quello che Dio odia. Onde ricevono tanta fortezza, che veruna cosa già può nuocere. Fanno costoro come veri cavalieri, che non veggono mai tanta tempesta che se ne, curino; e non temono, perchè non si confidano in sè, ma tutta la speranza e fede loro è posta in Dio, cui elli amano: perocchè vedono ch’egli è forte, e vuole e puole[25] sovvenire. Onde allora dicono con grande umiltà con santo Favolo: «Ogni cosa potrò per Cristo crocifisso, ch’è in me, che mi conforta». Or non più dunque dormite, Padre. Poichè sete colonna, debile per voi, ma innestatevi in su l’arbore della croce, e legatevi per affetto e per smisurata e ineffabile carità con l’Agnello svenato, che da ogni parte del corpo suo versa sangue. Rompansi questi cuori; non più delizia e non più negligenzia; perocchè il tempo non dorme, ma sollicitamente fa il corso suo. Facciamo mansione[26] insieme con lui per amore e per santo desiderio: e non ci bisogna poi più temere. Questo è dunque il santo e dolce rimedio, cioè, che la creatura cognosca, sè medesima non essere: e sempre si vede fare quella cosa che non è; cioè il peccato, e ogni altra [p. 154 modifica]cosa ha da Dio. E quando ha cognosciuto sè, e egli cognosce la bontà di Dio in sè; e cognoscendo, lui ama, e sè odia, non sè in quanto creatura, ma in quanto si vede ribello al suo Creatore.[27] Andando dunque con questo santo e vero cognoscimento, non erra la via, ma va virilmente; perocch’egli unito[28] e trasformato in colui che è Via, Verità, e Vita; e hàlo sì fortificato, che nè dimonio nè creatura gli può tollere la sua fortezza; sì ei s’è fatto una cosa con lui. Or questo è il mio desiderio, cioè di vedervi legato in questo dolce e forte legame: e a questo me n’avvedrò. E uno de’ principali segni che noi abbiamo, che ci manifesti d’esser legati e discepoli di Cristo, cioè se noi rendiamo bene per male: altrimenti saremo in stato di dannazione. Molto è questo spiacevole a Dio in ogni creatura, ma specialmente nelli vostri pari, che sete posti per specchio nella santa Chiesa, dove li secolari si specchiano. E bene dovremmo ragguardare, che egli e maggiore la ingiuria che noi facciamo a Dio, ch’è infinito, che la ingiuria ch’è fatta per la creatura, che è finita; e nondimeno vogliamo che ci perdoni e faccia pace con noi, e vorremmo che facesse vista di non vedere l’offese nostre. Così dunque debbiamo fare noi verso i nemici nostri; e così vi prego e costringo da parte di Cristo crocifisso, che facciate per onore di Dio e salute vostra. Non dico più. Perdonate alla mia ignoranzia, perchè per l’abbondanzia del cuore la lingua favella troppo. [p. 155 modifica]Pregovi per quello Amore ineffabile, che voi mi siate uno campione nella santa Chiesa, cercando sempre l’onore di Dio e la esaltazione sua, e non di voi medesimo; siccome mangiatore[29] e gustatore dell’anime. Studiatevi di fare ciò che potete, pregando il Padre santo che tosto ne venga e non tardi più. E confortatelo a ratto levare il gonfalone della santissima croce, e andare sopra l’infedeli, acciocchè la guerra che è tra’ Cristiani vada sopra di loro. E non temete per veruna cosa che vedeste apparire, perocchè l’aiuto divino è presso di noi. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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