Chapter 101 of 202
XCVII
XCVII. — A Monna Favola da Siena, e alle sue Discepole, quando stava a Fiesole.
Le solite parole d’amore; ma con maggiore impeto di tenerezza.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, dilettissima e carissima figliuola e suoro in Cristo Gesù, io Catarina serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo e confortovi e benedico nel prezioso sangue suo. Con desiderio io ho desiderato di vedervi unite nella sua ardentissima carità, la quale carità e amore fa diventare l’anima una cosa con Dio. Oh carità, piena di letizia e di gaudio e d’ogni securità, in tanto che ogni cosa tempestosa [p. 135 modifica]vi diventa pacifica e tranquilla! Oh madre carissima della dolce carità, ta parturisti tutti e’ figliuoli delle virtù. Sapete, dilettissima mia suoro, che neuna virtù è viva senza la carità. Così disse quello dolce innamorato di Pavolo, vasello di elezione: «Se io avessi lingua angelica, e dessi ogni cosa a’ poveri; non avendo carità, nulla mi vale». E veramente egli è così: perocché l’anima che non è in carità, non può fare cosa che sia piacevole a Dio; anco, parturisce e’ figliuoli morti delle virtù. Perché sono morte? perché non ci è Dio, che le[1] dia vita, cioè la carità; perocché chi sta in carità, sta in Dio, e Dio in lui.[2] Ma la sposa di Cristo, che è vulnerata di questa saetta della carità, non resta mai d’adoperare; come la ferita fresca, che sempre batte molto maggiormente il cuore nostro. Ogni dì di nuovo gli sono gittate di nuove saette, cioè saette d’ardentissima carità; perocché non passa mai tempo, che la bontà di Dio non gitti carboni [3] accesi sopra del corpo nostro.
E se noi ci volliamo verso l’essere che la bontà di Dio ha dato a noi, veggiamo che egli non ci creò se non per pura carità; e perchè noi godessimo il bene il quale aveva in sé medesimo, e darci vita eterna. E però dice santo Pavolo, che Dio non vuole altro che la nostra santificazione. E ciò che dà, dà a questo fine, acciò che siamo santificati in lui. somma e eterna Verità, bene il desti a divedere: perocché avendo noi perduta la Grazia, non [p. 136 modifica]potevamo partici pare questo bene; onde vedendo Dio che questa sua volontà non si poteva adempire per lo peccato, costretto dallo amore pazzo[4] che aveva in noi, mandò l’unigenito suo Figliuolo a fabbricare le nostre iniquitadi sopra il corpo suo. Onde, dunque[5] questo Verbo fu innestato nella carne nostra nel ventre di Maria, subito il giudicò all’obbrobriosa morte della croce, posto nel campo di questa vita a combattere per la sposa sua, e per trarla dalle mani del demonio che la possedeva come adultera. Onde dunque,[6] questo dolce cavaliere, come dice santo Bernardo, e’ salse a cavallo in sul legno della santissima croce, e misesi[7] l’elmo della corona delle spine bene fondata, e’ chiovi nelle mani e ne’ piedi, e la lancia nel costato, per manifestarci il secreto del cuore. Oimè amore! amore! Parti che sia bene armato questo nostro dolce Salvatore? Confortiamoci; però ch’egli averà la battaglia per noi. Così disse egli a[8] li discepoli suoi: «Rallegratevi, però che io ho sconfitto il principe del mondo». E santo Angustino dice che con la mano confitta e chiavellata ha sconfitte le demonia.
Adunque non voglio che alcuno timore caggia in voi, dilettissime mie figliuole, ne per demonio visibile né invisibile. Ma se egli vi dasse molte battaglie e illusioni, o paura di non poter perseverare nelle operazioni cominciate, confortatevi dicendo: [p. 137 modifica]«Per Cristo crocifisso ogni cosa potrò, perchè egli ha sconfitto per me le demonia». O dolcissimo amore Gesù, tu hai giocato con la morte in sulla croce alle braccia, e la morte vinse la vita, e la vita vinse la morte; cioè che per la morte del corpo suo destrusse la morte nostra, e per la morte nostra destrusse la vita del corpo suo.[9] Oh inestimabile dilezione di carità! E tutto questo ci manifesta l’amore, e la volontà,[10] e ’l fine per lo quale ci creasti, cioè solo per darci vita eterna. O amore dolce, quale fuoco dunque si difenderà che non s’accenda a tanto fuoco di amore, vedendo che Dio ci ha donato l' unigenito suo Figliuolo, e il Fgliuolo ci ha donata la vita con tanto desiderio, che non pare che ’l possa esprimere, quando ci dice: «Con desiderio io ho desiderato di fare la Pasqua con voi innanzi che io muoia». dolcissimo amore, dicevi della Pasqua di fare sacrificio del corpo tuo al Padre tuo per noi. Amore, con quanta carità e con quanta letizia dicesti quella parola di fare di te sacrificio, perché ti vedevi presso al termine! Tu facesti come colui il quale ha avuto grandissimo desiderio di fare una grandissima operazione, che quando se la vede pressoché fatta, ha gaudio e letizia. E con questa letizia corse questo innamorato all’obbrobrio della santissima croce.
Adunque io vi prego, suore, e voi figliuole, che di questo noi ci dilettiamo, cioè di portare gli obbrobri suoi. Ponete, ponete la bocca al costato del Figliuolo di Dio; però che è una bocca che gitta [p. 138 modifica]fuoco di carità, e versa sangue per lavare la nostre iniquitadi. Dico che l’anima che vi si riposa e ragguarda coli’ occhio dello intelletto il cuore consumato e aperto per amore, ella riceve in sé tante [11] conformità con lui, vedendosi tanto amore, che non può fare che non ami. E allora diventa l’anima ordinata; però che ciò ch’ama, ama per Dio, e neuna cosa ama fuore di lui; e così diventa un altro lui[12] per desiderio, perocché non si trova altra volontà che quella di Dio. Non siate adunque negligenti, ma sempre correte, rompendo le vostre volontadi. [13] Permanete, figliuole mie, nella santa dilezione di Dio. Fate che adempiate il mio desiderio, sicché io vi veggia una cosa[14] unite e trasformate in lui.
Catarina serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo. Confortate Monna Bartolomea e tutte l’altre; e ditele che non si volla addietro a mirare l’arato, ma sempre perseveri nel santo proponimento perocché senza la perseveranzia non potreste ricevere la corona. Laudato sia Gesù Cristo: Gesù dolce, Gesù Gesù.
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