Chapter 155 of 202
CLI
CLI. — A Monna Nella,Donna che fu di Niccolò Buonconti da Pisa[1].
Lodi della pazienza magnifiche: conciliatrice, invitta liberatrice, fonte di gaudio, prova d’amore, scala di perfezione, arra del cielo. Breve il patire, poco alla grandezza del premio. L’impazienza, arra d’inferno; aggrava i dolori. Nella volontà è la fatica, non nelle cose.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi fondata in vera e perfetta pazienza; perocchè in altro modo non potremmo piacere a Dio, e in questa vita gusteremmo l’arra dell’inferno. Oh vera e dolce pazienzia, la quale se’ quella virtù che non se’ mai vinta, ma sempre vinci! Tu sola se’ quella che mostri se l’anima ama il suo creatore, o no. Tu ci dai speranza della Grazia: tu solvi l'odio e il rancore del cuore; tu tolli il dispiacere del prossimo; tu privi l’anima della [p. 372 modifica]pena; per te i grandi pesi delle molte tribolazioni diventano leggeri, e per te l’amaritudine diventa dolce: in te, pazienza, virtù reale, acquistata colla memoria del sangue di Cristo crocifisso, troviamo la vita.[2]
O carissima madre, tra l’altre virtù questa ci è la più necessaria. Perocché non passiamo questo mare senza le molte tribolazioni: da qualunque lato noi ci volliamo, questo mare coli’ onde sue ci percuote; e il demonio[3] colle molte tentazioni; e più,[4] che quello ch’egli non può fare per sé medesimo, egli il fa per mezzo delle creature, ponendosi in su le lingue e nei cuori[5] de’ servi suoi. E parasi dinanzi all’occhio dell’intelletto, facendogli vedere quello che non è; e così concepe nel cuore diverse cogitazioni e dispiaceri verso del prossimo suo; e spesse volte verso di quelli che più ama. E poi ch’egli le ha concepute dentro, e egli si pone in su la lingua, e faglile parturire con la parola, e colla parola giugne allo effetto; e per questo modo divide l'amante dalla cosa amata. Onde vengono poi le impazienzie,[6] l'odio e i rancori; e privanoci della vita dell’amore.
Non è dunque da credergli; anco, è da salire sopra la sedia della coscenzia sua, e tenersi ragione, e parare dinanzi a quest’onda pericolosa l’odio [p. 373 modifica]e dispiacimento di voi, con aprire l’occhio dell’intelletto, e cognoscere la bontà di Dio e la sua eterna volontà, la quale non cerca né vuole altro che la nostra santificazione; e permette che ’l dimonio ci facci tribolare e perseguitare agli uomini, solo perché in noi si pruovi la virtù dell’amore e della vera pazienzia, e perché l'amore imperfetto venga a perfezione. Però che l’amore della virtìi si pruova e si fortifica col mezzo del prossimo nostro. E insegnaci ad amare Dio per Dio, in quanto egli è somma ed eterna bontà, e degno d’essere amato; e sé per Dio: e ’l prossimo per Dio, e non per propria utilità, né per diletto, né per piacere che truovi in lui, ma in quanto è creatura amata e creata dalla somma eterna Bontà, e servire lui, e sovvenirlo di quello che[7] a Dio non può servire. Onde, perché a Dio non possiamo fare utilità, la dobbiamo fare al prossimo nostro. Or a questo modo si pruova la perfezione dell’amore. E quand’egli è così perfetto, non lassa d’amare né di servire né per ingiuria né per dispiacere che gli sia fatta, né perché egli non traevi diletto e piacere in lui; perocché attende solo di piacere a Dio. Sicché dunque, per questo fine ci concede Dio tutte le tribolazioni che noi abbiamo: ma il dimonio il fa per lo contrario, però che ’l fa per revocarci dall’affetto della carità. Ma noi, come prudenti, faremo contra alla intenzione del dimonio, e seguiteremo la dolce volontà di Dio; e faremo ancora contro il mondo, che ci perseguita giusta al suo potere con molti flagelli, e con la poca fermezza e stabilità e con la povertà sua; che è sì povero che non può [p. 374 modifica]saziare l’affetto nostro, però che tutte le cose del mondo sono meno di noi, e son fatte in nostro servizio, e noi siamo fatti per Dio. Dunque solo Dio serviamo con tutto il cuore e con tutto l'affetto, però ch’egli è quello bene che pacifica e sazia il cuore. Poi, dunque, ch’è tanto necessaria e utile questa pazienzia, conviencela acquistare. Ma in che modo l'acquisteremo? Dicovelo: col lume, aprendo l'occhio dell’intelletto e cognoscere, sé non essere, e l'essere suo retribuire [8] alla inestimabile carità di Dio. E così cognosce[9] la sua bontà; cioè per l’essere, e per ogni grazia che ha posta sopra l’essere. Poi che ha veduto, se essere amato da Dio, vede che per amore ci ha dato il Verbo dell’Unigenito suo Figliuolo, e il Figliuolo ci ha dato la vita. E poi, dunque, ch’egli ha data la vita con tanto fuoco d’amore; dobbiamo tenere di fermo che ogni fadiga, da qualunque lato ella viene, e prospere e avverse,[10] sono date per l’amore, e non per odio; ma per nostro bene, e perché abbiamo il fine per lo quale fummo creati. E anco dobbiamo vedere quanto è grande la fadiga; e troveremo ch’ella è piccola. Perocché tanto è grande quanto il tempo, e il tempo nostro è tanto quanto una punta d’aco, che né per larghezza né per lunghezza non è cavelle. Sicché dunque le nostre fatighe sono piccole e finite. La fadiga che è passata, noi non l’abbiamo, [p. 375 modifica]però ch’è fuggito ’l tempo; quella ch’è a venire, non l’abbiamo, però che non siamo sicuri di avere il tempo. Poi, dunque, che abbiamo veduta la brevità sua, dobbiamo vedere quanto è utile. Ma di questo dimandatene a quello dolce e innamorato di Paolo, che dice: «Non sono condegne le passioni di questa vita a quella futura gloria la quale Dio ha apparecchiata a coloro che ’l temono, e che portano con buona pazienzia la disciplina santa, che gli[11] è conceduta dalla divina Bontà».
Questa gusta l’arra di vita eterna in questa vita colla pazienzia sua. E se la fragilità nostra colla impazienzia volesse levare ’l capo contra ’l suo Creatore, a non volere portare; consideri in sé medesimo, e vegga là dove ’l conduce la impazienzia. Perocché, cominciandosi l’arra dell’inferno in questa vita, giugne nell’ultimo nell’eterna dannazione. E non vidi mai che impazienzia ci levasse alcuna fadiga: anco, le cresce. Però che tanto è fadiga, quanto la volontà la fa fadiga tolli via la volontà propria sensitiva, vestiti della volontà dolce di Dio, ed è levata via la fadiga.[12]
Or questi dunque sono e’ modi e la via di venire a vera e perfetta pazienzia. E però vi prego per amore di Cristo crocifisso, che non vi dilunghiate da questi dolci e soavi modi, acciò che acquistiate la virtù della pazienzia; perocché so che ella v’è di gran necessità, a voi e a ogni persona. Onde cognoscendo il bisogno, dissi che io desideravo di vedervi fondata in vera e perfetta pazien[p. 376 modifica]zia. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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