Chapter 141 of 202
CXXXVII
CXXXVII. — A Misser Matteo Rettore della Chiesa della Misericordia di Siena, mentre che essa era a Pisa.
Al conoscimento vero di sé precede e consegue calore d’affetto; dalle due cose insieme ne viene l’immedesimarsi per amore a tutte le creature. Carità lega le mani della giustizia. I mali della Chiesa e d’Italia sono spine, tra le quali ella sente la rosa. Crociata.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, dilettissimo e carissimo figliuolo in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi infiammato tutto d’amoroso fuoco, sì e per siffatto modo, che diventiate una cosa colla prima dolce Verità. E veramente l’anima che per amore è unita e trasformata in lui, fa come il fuoco che consuma in sé l’umido delle legna; e poiché sono bene riscaldate, sì le arde e converte in sé medesimo, dandogli quello calore e caldo e potenzia ch’egli ha in sé medesimo. Così l’anima che ragguarda il suo Creatore e la sua inestimabile carità, con la quale comincia l’anima a sentire il caldo del cognoscimento [1] di sé medesimo (il quale [p. 317 modifica]mento consuma ogni umido[2] d’amore proprio di sé medesimo); crescendo il caldo, gittasi coll’affocato desiderio nella smisurata bontà di Dio, lo quale trova in se. Allora partici del caldo e della virtù sua, perciocché subito diventa gustatore e mangiatore delle anime, e ogni creatura ragionevole converte in sé medesimo per amore e desiderio:[3]... [4] il colore e sapore delle virtù che egli ba tratto dal legno della santissima croce che é l’arbore venerabile dove si riposa il frutto dell’Agnello immacolato, Dio-e-Uomo. Or questo è quello frutto soavissimo, il quale vuole dare all’anima, per partecipare col prossimo suo. E veramente così è: che non potrebbe né dare né producere altro frutto che quello che egli abbia tratto dall’arbore della vita, perocché s’è innestato d’amore e desiderio in esso arbore, perché era veduta e cognosciuta la larghezza della smisurata sua carità.
O figliuolo dolcissimo e carissimo in Cristo Gesù, questo desidera l’anima mia di vedere in voi, acciocché il desiderio di Dio e mio sia adempiuto in voi. Sì vi prego e vi comando che sempre siate sollecito di consumare ogni umidezza d’amore proprio, di negligenzia e d’ignoranzia. Cresca il fuoco del santo e smisurato desiderio inebriato del sangue del Figliuolo di Dio. Corriamo come affamati dell’onor suo e della salute della creatura: arditamente gli tolliamo il legame con lo quale fu lega [p. 318 modifica]to in sul legno della santissima croce, leghiamogli le mani della sua giustizia. Ora è il tempo di gridare, di piagnere, di dolerci.[5] Il tempo è nostro,[6] figliuolo: perocché è perseguitata la sposa di Cristo da’ Cristiani, falsi[7] membri e putridi. Ma confortatevi: che Dio non dispregerà le lagrime, sudori e sospiri che sono gittati nel cospetto suo. L’anima mia nel dolore gode ed esulta, perocché tra le spine sente l’odore della rosa che è per aprire.[8] Dice la prima e dolce Verità che con questa persecuzione adempie la volontà sua e i desiderii nostri. Ancora, godo ed esulto del dolce frutto che s’é fatto in Cristo in terra sopra i fatti del santo passaggio;[9] e ancora di quello che è fatto e fa qui ed è per fare[10] per la divina grazia. Aiutatemi, Figliuolo mio. Inebriatevi nel sangue dell’Agnello.
Non voglio dire più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio, facendo sempre riposo ai [p. 319 modifica]rami[11] dell’arbore vero della santissima croce. Gesù dolce, Gesù amore.
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