Chapter 138 of 202
CXXXIV
CXXXIV. — A Bartolomeo e Jacomo, eremiti in Campo Santo in Pisa. [1]
Scritta forse allorché trattavasi della Crociata. E parlando a chi stava nel Campo Santo di Pisa, nomina più volte la terra. Raccomanda sacrifizi d’amore. Amore apre la memoria, e l’ingegno trova nel cuore di Dio. Dio ama d’amore uguale gli uomini tutti: nuova ragione sublime di civile uguaglianza. Similitudine dell’aquila in nuovo aspetto.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Dilettissimi e carissimi figliuoli miei in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi svenare, e aprire il nostro corpo per lo dolce nome di Gesù. Oh quanto sarà beata l’anima nostra se riceveremo tanta misericordia, che noi diamo quello per lui che esso diè per noi con tanto fuoco d’amore e di carità! Oh fuoco che ardi e non consumi, e consumi ciò che è nell’anima fuore della volontà di Dio! Questo fu quello caldo vero che cosse[2] l’Agnello immacolato in sul legno della santissima croce. Oh cuori indurati e villani, come si possono tenere che [p. 308 modifica]non si dissolvono a questo caldo? Certo io non mi maraviglio se i Santi non erano accecati in amore proprio di loro, ma in tutto erano annegati[3] in cognoscere la bontà di Dio ed il fuoco della sua ardentissima carità. Correvano, con la memoria del sangue, a spandere il sangue. Quando ragguardo lo smisurato fuoco di Lorenzo, che stando in su la graticola del fuoco, stava immoto[4] col tiranno..... Doh! Lorenzo, non ti basta il fuoco? — Risponderebbeci: «No». Perocchè è tanto l'ardentissimo amore che è dentro, che spegne il fuoco di fuore.
Adunque, carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù, gli affetti e desiderii vostri non siano morti di qui all’ultimo della vita nostra:[5] non dormite: destatevi. E non ci veggo altro rimedio a destarci, se non uno continuo odio: dall’odio nasce la fame della giustizia, in tanto che vorrebbe che li animali ne facessero vendetta. Come giunto è alla vendetta di sé, purgasi l’anima in questo dolce fuoco; dove troverete formata[6] in voi la bontà di Dio.
Per lo quale cognoscimento della somma bontà, quando l’anima si trova annegata in tanto abisso d’amore, quanto vede che Dio ha in lei; dilargasi[7] il cuore e l’affetto; onde l’occhio del cognoscimento apre[8] a intendere, la memoria a ritenere, [p. 309 modifica]e la volontà si distende ad amare quello che egli ama. E dice e grida l’anima: «dolce Dio, che ami tu più?» Risponde il dolce Dio nostro: «Ragguarda in te, e troverai quello ch’io amo». Allora ragguardate in voi, figliuoli miei carissimi, e troverete e vedrete che con quella medesima bontà e ineffabile amore che troverete che Dio ama voi, con quello medesimo amore ama tutte le creature che hanno in loro ragione. Onde l’anima come innamorata si levi e distendasi ad amare quello che Dio più ama: ciò sono i dolci fratelli nostri. E levasi con tanto desiderio e concepe tanto amore, che volentieri darebbe la vita per la salute loro, e per restituirli alla vita della Grazia. Sicché diventano mangiatori e gustatori dell’anime; e fanno come l'aquila che sempre ragguarda la rota [9] del sole e va in alto: e poi ragguarda la terra, e prendendo il cibo, del quale si debbe notricare, il mangia in alto. Così fa la creatura: cioè, che ragguarda in alto, dove è il sole del divino amore; e ragguarda poi verso la terra, cioè verso l'umanità del Verbo incarnato del Figliuolo di Dio: e ragguardando in quello Verbo e Umanità tratta dal ventre dolce di Maria, vede in su questa mensa il cibo e mangialo; e non solamente nella terra, nella quale ella ha preso dell’umanità di Cristo, ma levasi su in alto col cibo in bocca; e levatasi su, entra nell'anima, consumata e arsa dell’amore del Figliuolo di Dio. E quello affettuoso amore trova che è uno fuoco che esce dalla potenzia del Padre, il quale donò a noi per ardore la sapienzia del Figliuolo suo; e una fortezza di fuoco di Spirito Santo, il [p. 310 modifica]quale fu di tanta fortezza ed unione, che né chiodi né croce arerebbe tenuto quello Verbo, se non fusse il legame dell’amore: e l’unione fu sì fatta, che né per morte né per veruna altra cosa la natura divina si partì dall’umana.
Or[10] voglio che mangiate questo dolce cibo. E se mi diceste: «Con che ale volo?» con l’ale dell’odio e della morte;[11] con pene[12] di strazii, di scherni e di rimproverii crociati per Cristo crocifisso. E non vogliate né reputate di sapere altro che Cristo crocifisso: in lui sia la vostra gloria e il vostro refrigerio e ogni vostro riposo. Pascetevi e notricatevi di sangue. Dio ragguardi a’ vostri desideri!. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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