Chapter 98 of 202
XCIV
XCIV. — A Frate Matteo di Francesco Tolomei dell’Ordine de’ Predicatori.[1]
Dall’umiltà la pazienzia; in essa l’amore vero. L’idea di redenzione, confermando l’amore, fa il timore stesso essere filiale, e rivela all’uomo il segreto di sè. Lettera maravigliosa.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo Figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con [p. 111 modifica]desiderio di vedervi cercare Dio in verità, senza alcuno mezzo della propria sensualità o d’alcuna altra creatura:[2] perocchè col mezzo non potremo piacere a Dio. Dio ci diè il Verbo dell’unigenito suo Figliuolo, senza rispetto di propria utilità. Questo è vero, che in[3] lui non potiamo fare utilità alcuna: ma non addiviene così di noi; perocchè, perchè noi non serviamo a Dio per propria utilità, nondimeno l’utilità è pure nostra. A lui ne torna il fiore, cioè l’onore; e a noi il fiotto della utilità. Egli ci ha amati senza essere amato; e noi amiamo perchè noi siamo amati: egli ci ama di grazia, e noi amiamo lui di debito, perocchè siamo tenuti d’amarlo. Sicchè così addiviene dell’utilità, che noi non potiamo fare a Dio, come di non poterlo amare di grazia senza debito. Però che noi siamo obligati a lui, e non egli a noi: perocchè prima che fusse amato, ci amò; e però ci creò alla immagine e similitudine sua. Ecco dunque, che non potiamo fare utilità a lui, nè amarlo di questo primo amore.[4] E io dico che Dio ci richiede, che come egli ci ha amati senza alcuno rispetto,[5] così vuole essere amato da noi. In che modo dunque il potremo avere,[6] poichè egli [p. 112 modifica]cel richiede, e noi nol potiamo fare a lui?[7] Dicovelo: collo mezzo che egli ha posto, onde doviamo amare lui liberalmente, e senza alcuno rispetto d’alcuna propria nostra utilità: cioè doviamo essere utili, non a lui, che non potiamo, ma al prossimo nostro. Or con questo mezzo potiamo osservare quello che egli ci richiede per gloria e loda del nome suo: e per mostrare l’amore che noi gli abbiamo, doviamo servire e amare ogni creatura che ha in sè ragione, e distendere la carità nostra a buoni e cattivi, e ad ogni generazione di gente, così a chi ci disserve e sono scandalizzati in noi, come a chi ci serve. Perocchè Dio non è accettatore delle creature ma de’ santi desiderii; e la carità sua si distende a giusti ed a peccatori.
È vero che alcuno ama come figliuolo, alcuno come amico, alcuno come servo e alcuno come persona che è partita da lei e ha desiderio che torni; questi sono gl’iniqui peccatoli che sono privati della Grazia. Ma in che lor mostra l’amore questo sommo Padre? in prestargli il tempo; e nel tempo gli pone molti mezzi, o in pentimento del peccato, tollendogli il luogo e il potere che non possono fare tanto male quanto vogliono; e in molti altri modi, per fargli odiare il vizio, e amare la virtù, il quale amore della virtù gli tolle la volontà del peccato.[8] [p. 113 modifica]E così per lo tempo che Dio gli diè per amore, di nemici sono fatti amici, e hanno la grazia e sono atti ad avere la eredità del padre.
Amore di figliuoli ha a coloro che in verità lo servono senza alcuno timore servile, i quali hanno annegata e morta la loro propria volontà, e sono obedienti per Dio infino alla morte, a ogni creatura che ha in sè ragione; e non sono mercennai che ’l servano per propria utilità, ma sono figliuoli; e le consolazioni dispregiano, e delle tribolazioni si dilettano, e cercano pure in che modo si possano conformare con Cristo crocifisso, e notricarsi degli obbrobri e delle fadighe e pene sue. Costoro non cercano nè servano Dio per dolcezza nè consolazione spirituale nè temporale che ricevano da Dio o dalla creatura; perocchè, non cercando Dio per loro[9] nè il prossimo per loro, ma Dio per Dio inquanto è degno d’essere amato, e loro per Dio per gloria e loda del nome suo; e il prossimo servono[10] per Dio, facendogli quella utilità che gli è possibile. Costoro seguitano le vestigie del Padre, dilettandosi tutti nella carità del prossimo, amando i servi di Dio per amore che amano il loro Creatore; e amano gl’imperfetti per amore che vengano a perfezione, dandogli il santo desiderio[11] e continue orazioni. Amano gli iniqui che giacciono nella morte del peccato mortale, perchè sono creature ragionevoli create da Dio, e ricomperate d’uno medesimo Sangue, che il loro: onde gli duole la loro dannazione; e per [p. 114 modifica]camparli si darebbero alla morte corporale. E’ persecutori, e’ mormoratori, e’ giudicatori, che sono scandalizzati in loro, amano[12] sì perchè sono creature di Dio, come detto è, e si perchè sono strumento e cagione di ponere le virtù in oro, e farli venire a perfezione; e specialmente in quella reale virtù della pazienzia, virtù dolce, che non si scandalizza nè si turba, nè dà a terra per alcuno vento contrario nè per alcuna molestia d’uomini. Costoro sono coloro che cercano[13] senza mezzo, e l’amano in verità come legittimi e cari figliuoli; ed egli ama loro come vero padre, e manifesta loro il segreto della sua carità, per fargli avere la eredità eterna onde corrono come ebbri del sangue di Cristo, arsi nel fuoco della divina Carità, dalla quale sono illuminati perfettamente. Costoro non corrono per la via delle virtù a loro modo; anzi a modo di Cristo crocifisso, seguitando le vestigie sue. E se gli fusse possibile servire Dio ed acquistare le virtù senza fadiga, non le vogliono. Questi non fanno come i secondi, cioè l’amico e il servo; perchè alcuna volta il loro servire è con alcuno rispetto. Onde talvolta è con rispetto di propria utilità; e per questo viene a grande amicizia, perchè cognosce il bisogno, e il suo benefattore, il quale vede che ’l può sovvenire, e vuole. Benchè[14] prima fu servo, perocchè cognobbe il suo male, dal quale male seguitava la pena: onde col timore della pena caccia il vizio, e [p. 115 modifica]con l’amore abbraccia le virtù, cioè, servire il suo Signore, colui ch’egli ha offeso; e comincia a pigliare speranza nella sua benignità, considerando che egli non vuole la morte del peccatore, ma vuole che egli si converta e viva. Che se egli fusse pur nel timore, non sarebbe sufficente ad avere la vita, nè tornerebbe a perfetta grazia col Signor suo; ma sarebbe servo mercenario. Nè anco debbo stare pur nell’amore del frutto, e della consolazione che ricevesse dal Signore suo, poichè è fatto amico; perchè questo, amore non sarebbe forte,[15] ma verrebbe meno quando fusse ritratto dalla dolcezza o dalla consolazione e diletto di mente, o vero quando venisse alcuno vento contrario di persecuzione o tentazione dal dimonio; subito allora verrebbe meno nelle tentazioni del dimonio, e molestie della carne. Onde verrebbe a confusione per la privazione della consolazione mentale; e nella persecuzione e ingiurie che ci fanno le creature, verrebbe ad impazienzia. Sicchè vedete, che questo amore non è forte: anzi fa, chi ama di questo amore, come Santo Pietro, il quale innanzi la Passione amava Cristo dolcemente, ma non era forte; e però venne meno al tempo della croce: ma poi si partì dall’amore della dolcezza, cioè, dopo l’avvenimento dello Spirito Santo, e perdette il timore, e venne ad amore forte e provato nel fuoco delle molte tribolazioni. Onde, venuto ad amore di figliuolo, tutte le portava con vera pazienzia; anzi correva con[16] loro con grandissima allegrezza, come se fusse andato a nozze e [p. 116 modifica]non a’ tormenti. E questo era, perche’ era fatto figliuolo. Ma se Pietro fusse rimasto solamente nella dolcezza e nel timore ch’egli ebbe nella Passione e dopo la Passione di Cristo, non sarebbe venuto a tanta perfezione d’essere figliuolo e campione della santa Chiesa, gustatore e mangiatore dell’anime. Ma attendete il modo che Pietro tenne con gli altri discepoli per potere perdere il timore servile e l’amore [17] delle consolazioni, e ricevere lo Spirito Santo, come li era promesso dalla prima dolce Verità. Onde dice la Scrittura che si rinchiusero in casa e ivi stettero in vigilia e in continue orazioni; e stettero dieci dì, e poi venne lo Spirito Santo.
Or questa è la dottrina che noi doviamo pigliare, ed ogni creatura che ha in sè ragione; cioè rinchiudersi in casa, e stare in vigilia e continua orazione; e stare dieci dì; e poi riceveremo la plenitudine dello Spirito Santo. Il quale, poichè fu venuto, gl’illuminò della verità; e videro il secreto della inestimabile carità del Verbo con la volontà del Padre, che non voleva altro che la nostra santificazione. E questo ci ha mostrato il sangue di questo dolce e amoroso Verbo; il quale è tornato a’ discepoli, cioè, venendo la plenitudine dello Spirito Santo. E viene con la potenzia del Padre, con la sapienzia del Figliuolo, e con la pietà e clemenzia dello Spirito Santo; sicchè la verità di Cristo è adempita, il quale disse a’ discepoli suoi: io anderò, e tornerò a voi. Onde allora tornò; perocchè non poteva venire lo Spirito Santo senza il Figliuolo e senza il Padre, perocchè era una cosa con loro. Sicchè venne, [p. 117 modifica]come detto è, con la potenzia che è appropriata al Padre, e con la sapienzia che è appropriata al Figliuolo, e con la benivolenzia e amore che è appropriato allo Spirito Santo. Bene lo mostrarono gli Apostoli; perocchè subito per l’amore perderono il timore. Onde con vera sapienzia cognobbero la verità, e con grande potenzia andarono contra gl’infedeli; gittavano a terra gl’idoli e cacciavano le dimonia. Questo non era con potenzia del mondo, nè con fortezza di corpo, ma con forza di spirito e potenzia di Dio, la quale per divina grazia avevano ricevuta. Or così addiverrà a coloro che sono levati dal vomito del peccato mortale, e dalla miseria del mondo, e cominciano a gustare il sommo Bene, e s’innamorano della dolcezza sua. Ma, come detto è, a stare pur nel timore, non camperebbe[18] però l’inferno; ma farebbe come fa il ladro, il quale ha paura delle forche, e però non fura:[19] ma non che egli non furasse se non credesse patire la pena. Così anco addiviene dall’amare Dio per dolcezza: cioè, che non sarebbe ne forte nè perfetto, ma debile e imperfetto. E però non stanno fermi, ma[20].... tengono la via e il modo con vera perseveranzia di giungere alla perfezione.
Il modo di giungervi è questo de’ discepoli, come detto è. Cioè, come Pietro e gli altri si rinchiusero in casa; così hanno fatto e debbono fare coloro che sono giunti all’amore del Padre, che sono figliuoli. Onde quelli che vogliono passare a questo stato, debbono entrare e rinchiudersi in casa, [p. 118 modifica]cioè nella capa del conoscimento di loro medesimi, che è[21] quella cella nella quale l’anima debbe abitare. Nella quale cella trova un’altra cella, cioè la cella del cognoscimento della bontà di Dio in se. Onde dal cognoscimento di sè trae una vera umiltà, con odio santo dell’offesa che ha fatta e fa al suo Creatore: e per questo viene a vera e perfetta pazienzia. E nel cognoscimento di Dio, che ha trovato in se, acquista la virtù dell’ardentissimaa carità: onde trae santi e amorosi desideri. E per questo modo trova la vigilia e continua orazione.[22] Cioè, mentre che sta rinchiusa in così dolce e gloriosa cosa quanto è il cognoscimento di sè e di Dio. Vigila, dico, non solamente dell’occhio del corpo, ma dell’occhio dell’anima; cioè, che l’occhio dell’intelletto non si veda mai serrale, ma sempre debba stare aperto nel suo obietto e amore ineffabile. Cristo crocifisso: e ivi trova l’amore, e la colpa[23] sua propria. Perocchè, per la colpa Cristo ci donò il sangue suo. Allora l’anima si leva con grandissimo affetto ad amare quello che Dio ama, e ad odiare quello che egli odia. E tutte le sue operazioni drizza in Dio, e ogni cosa fa a gloria e loda del nome suo. E questa è la continua orazione, della quale dice Paolo: «Orate senza intermissione». Or que[p. 119 modifica]sta è la via di levarsi da essere solamente servo eamico, cioè del timore servile e dall’amore tenero della propria consolazione, e giungere ad essere vero servo, vero amico, vero figliuolo. Chè essendo fatto vero figliolo, non perde[24] però che non sia servo e vero amico: ma è servo e amico in verità, senza alcuno rispetto di sè, nè d’altro che solo di piacere a Dio.
Dicemmo che stettero dieci dì, e poi venne, lo Spirito Santo. Così l’anima, che vuole venire a questa perfezione, le conviene stare dieci dì, cioè ne’ dieci comandamenti della legge. E con li comandamenti della legge osserverà i consigli; perocchè sono ligati insieme, e non s’osserva l’uno senza l’altro.[25] E’ vero è, che quelli che sono al secolo debbono osservare i consigli mentalmente per santo desiderio; e coloro che sono levati dal mondo gli debbono osservare mentalmente e attualmente.[26] E così, se riceve l’abbondanzia dello Spirito Santo, con vera sapienza di vero e perfetto lume e cognoscimento, e con fortezza e potenzia, forte[27] contra ogni battaglia, è[28] potente principalmente centra sè medesimo, signoreggiando la propria sensualità. Ma tutto questo non potreste fare se n’andaste [p. 120 modifica]svagolando[29] con la molta conversazione, dilungandovi dalla cella, e con la negligenzia del coro. Onde considerando me questo, vi dissi, quando vi partiste da me, che studiaste di fuggire la conversazione, e visitare la cella, e non abbandonare il coro nè il refettorio[30] (quando vi fusse possibile a voi), e la vigilia con l’umile orazione; e così adempire il desiderio mio, che vi dissi ch’io desideravo di vedervi cercare Dio in verità, senza alcuno mezzo. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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