Chapter 60 of 202
LVI
LVI. — A Frate Simone da Cortona, dell’Ordine de’ Frati Predicatori.
L’amor proprio è nuvola di per sé, che s’addensa in tenebre. Ci toglie il retto giudizio e de’ beni minori e de’ maggiori, ci fa timidi. Il lume della fede ci viene dalla carità, e da lei la speranza virile.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel sangue dell’Agnello; acciocché, come ebro,[1] corriate al campo della battaglia a combattere come cavaliere virile contra le dimonia, contra il mondo e contra la propria fragilità, col lume della santissima fede e con amore ineffabile, dilettandovi sempre della battaglia. Ma sappiate che combattere e avere vittoria non potremo fare, se non ci fusse il lume della santissima fede; ne il lume potremo avere, se dall’occhio dell’intelletto nostro non fasse tratta la terra [2] d’ogni affetto terreno, e gittata la nuvola dell’amore proprio di noi medesimi; perocché ell’ è quella perversa nuvola[3] che in tutto ci tolle ogni lume [p. 260 modifica] spiritualmente e temporalmente. Temporalmente, perchè non ci lassa cognoscere la fragilità nostra, e la poca fermezza e stabilità del mondo; nè quanto questa vita è vana e caduca; né gl’inganni del dimonio, quanto occultamente in queste cose transitorie egli ci inganna, e spesse volte sotto colore di virtù. Spiritualmente, questa cecità non ci lassa cognoscere nè discernere la bontà di Dio, anzi spesse volte quello che Dio ci dà per nostro- bene, noi cel rechiamo per contrario: e tutto questo ci addiviene perchè nei misteri[4] suoi noi non consideriamo l’affetto suo, né con quanto amore egli ce li dà; ma, come ciechi, non pigliamo altro che l’atto.[5]
Alcuna volta permette Dio che noi siamo perseguitati dal mondo, e che ci sia fatta ingiuria dalle creature, o postaci una obedienza dal prelato nostro; e noi non consideriamo la volontà di Dio, che ’l fa per nostra santificazione; né giudichiamo la volontà sua che per amore ci permette quello; ma giudichiamo la volontà degli uomini, e così veniamo spesse volte a dispiacere col prossimo nostro, e commettiamo molti difetti e ignoranzia,[6]verso di Dio e di loro. Chi n’è cagione? il poco lume. Perrocchè l’amore proprio ha ricoperta la pupilla dell’occhio della santissima fede. Onde se egli è nelle molestie che il dimonio ci dà, e questa cecità è allora nell’occhio nostro, se ne riceve questo in[p. 261 modifica]ganno, che venendo le molestie e cogitazioni nel cuore per illusione del dimonio; noi crediamo allora essere riprovati da Dio. E per questo verremo a una confusione di mente; onde noi lasseremo lo esercizio dell’orazione, quasi non parendoci essere accetti a Dio; e verremo a tedio e saremo incomportabili a noi medesimi. Onde per questo l’obedienzia ci sarà grave; e abbandoneremo la cella, e diletterenci della conversazione. E tutto questo ci addiviene, e molti altri inconvenienti, perchè noi non abbiamo gittata a terra [7] la nuvola dell’amore proprio né spiritualmente né temporalmente; [8] e però non cognosciamo la verità, né ci dilettiamo ancora in croce con Cristo crocifisso. Onde a questo modo non saremmo cavalieri virili a combattere contra ai nemici nostri per Cristo crocifisso; ma saremmo [9] timidi, e l’ombra nostra ci farebbe paura.
Che dunque c’é bisogno? écci bisogno il sangue: nel quale sangue di Cristo troveremo una speranza ferma che ci tollerà ogni timore servile; e troveremo la fede viva, gustando[10] che Dio non vuole altro che ’l nostro bene. E però ci diè il Verbo dell’unigenito suo Figliuolo; e il Figliuolo ci diè la vita per renderci la vita, e del sangue ci fece bagno per lavare[11] la lebbra delle nostre iniquitadi. Per questo dunque l’anima cognosce e tiene con fede, viva che Dio non permetterà alle dimonia che ci molestino più che noi potiamo portare; né al [p. 262 modifica]mondo, che ci triboli più che siamo atti a ricevere; né al prelato, che ci ponga maggiore obedienzia che noi potiamo portare.
Con questo dolce e glorioso lume non verrete a tedio né a confusione per alcuna battaglia; e non vi dilungherete dalla cella, né correrete alla conversazione delle creature; ma abbraccerete la croce, e non getterete a terra l’arme dell'orazione né degli altri esercizii spirituali. Anco, umiliandovi al vostro Creatore, offerirete umili e continue orazioni; e nel tempo della battaglia e nel tempo della quiete, e in ogni tempo che si sia, non allenterete i passi: ma con sollicitudine e senza negligenzia o confusione servirete a Dio, e osserverete l’ordine vostro in verità.
Chi ne sarà cagione? il lume della santissima fede, la quale trovaste nel sangue. Chi è cagione del lume? l’amore dell’affocata carità che trovaste nel sangue. Perocché per amore questo dolce amoroso Verbo corse all’obbrobriosa morte della croce; e perché il caldo del divino amore che trovaste nel sangue, destrusse e consumò la tenebra dell’amore proprio, che adombrava l’occhio che non vedeva. Però ora vede, e vedendo ama, ed amando teme Dio e serve il prossimo suo. Onde allora è fatto cavaliere virile, e combatte con lo scudo della fede e con l’arme della carità, che é uno coltello di due tagli, cioè odio e amore, amore delle virtù e odio del vizio e della propria passione sensitiva. E siccome innamorato, si diletta in croce, e d’acquistare con pena le virtù, cercando con affetto d’amore r onore di Dio e la salute delle anime. Dove ha trovato questo santo desiderio? nel sangue. In altro modo noi potreste trovare.
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