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Chapter 56 of 202

LII

LII. — A Frate Jeronimo da Siena de’ Frati Eremiti di Santo Augustino[1]

Pasqua d’amore santo. Gioia senza confusione. Non amare le creature divise da Dio, né singole, né l’utilità e bontà loro in comune. Non cercare nell’amore il piacere. Dai mezzi-dispiacimenti dell’affetto non appagato dedurre una nuova santa piccola tenerezza. Bella imagine del vasello, che compensa quella dell’agnello arrostito allo spiedo. Scoperte del cuore.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce,

A voi, dilettissimo e carissimo padre e figliuolo in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Dio, scrivo nel prezioso sangue suo; risovvenendomi della parola del nostro Salvatore, quando disse a’ discepoli suoi: «con desiderio io ho desiderato di fare la pasqua con voi prima che io muoia». Così dico io a voi, frate Jeronimo, padre e figliuolo mio carissimo. E se mi domandaste che pasqua desidero di fare con voi; rispondevi: Non e’ è altra pasqua se non quella dell’Agnello immacolato, cioè quella medesima che fece Egli di se a’ dolci discepoli. Oh Agnello dolce, arrostito al fuoco della divina carità, e allo spedone[2] della [p. 243 modifica]santissinia croce! cibo soavissimo, pieno di gaudio e di letizia [3] e consolazione! In te non manchi cavelle: perocché all’anima che ti serve in verità, tu gli se’ fatto mensa, cibo e servitore. Bene vediamo noi che il padre c’è mensa, ed è letto dove l’anima si può riposare; e vediamo il Verbo dell’unigenito suo Figliuolo, che ti s’è dato in cibo con tanto fuoco d’amore. Chi te l’ha porto? Il servitore dello Spirito Santo. E per lo smisurato amore che egli ci ha, non ò contento che siamo serviti da altrui, ma esso medesimo vuole essere il servitore.

Ora a questa mensa desidera l’anima insiememente con voi di far Pasqua prima ch’io muoia: perocché, passata la vita, non la potremo fare. E sappiate, figliuolo mio, che a questa mensa ci conviene andare spogliati e vestiti. Spogliati, dico, d’ogni amor proprio e piacimento del mondo, di negligenzia e di tristizia e di confusione di mente [4] [p. 244 modifica](perocché la disordinata tristizia dissecca l'anima); e debbiatici vestire dell’ardentissima sua carità. Ma questo non possiamo avere se l’anima non apre l’occhio del cognoscimento di se medesima, sicché vegga sé non essere, e come siamo operatori di quella cosa che non é, e perchè[5] noi non cognosciamo in noi la infinita bontà di Dio. Perocché quando l’anima ragguarda il suo Creatore, e tanta infinita bontà, quanta trova in lui; non può fare che non ami; e l’amore subito il veste delle vere e reali virtù; e innanzi eleggerebbe la morte, che far cosa contraria a colui che egli ama: ma sempre cerca con sollicidudine di far cosa che gli sia in piacere. Onde subito ama ciò ch’egli ama, e odia ciò che egli odia: perocché per amore egli é fatto un altro lui.

Questo é quello amore che ci tolle ogni negligenzia, ignoranzia e tristizia. Perocché la memoria si leva a fare festa col padre, ritenendo nella memoria sua i benefizii di Dio; lo intendimento col Figliuolo, onde con sapienza e lume e cognoscimento [6] cognosce e ama la volontà di Dio; e leva subito l’amore e il desiderio suo, e diventa amatore della somma ed eterna Verità, in tanto che non può né vuole amare altro né desiderare se non Cristo crocifisso. E non gli diletta altro, se’ non di portare gli obbrobrii e le pene sue: e tanto gli diletta e gli piace, che egli ha sospetta ogni altra cosa. Le pene, gli scherni e le persecuzioni del mondo e del dimonio, se le reputa gloria a sostenere per Cristo. [p. 245 modifica]Accendete dunque, accendete il fuoco del santo desiderio; e ragguardate l’Agnello svenato in sul legno della santissima croce; perocché in altro modo non potremo mangiare a questa dolce e venerabile mensa. Fate che nella cella dell’anima vostra stia sempre piantato e ritti) l’arbore della santissima croce; perocchc a questo arbore coglierete il frutto della vera obedienzia, della pazienzia e della profonda umilità: e morrà in voi ogni piacimento e amore proprio e acquisterete la fame d’essere mangiatori e gustatori dell’anime, vedendo che per fame della salute nostra e dell’onore del padre egli s’è umiliato e dato sé medesimo all’obbiobriosa morte della croce, siccome pazzo,[7] ebbro ed innamorato di noi. Or questa è la pasqua Che io desidero fare con voi.

E perchè abbiamo detto che dobbiamo essere mangiatori e gustatori dell’anime; questo desidera l'anima mia di vedere in voi, perchè sete banditore della parola di Dio. Voglio dunque che siate uno vasello di elezione, pieno di fuoco d’ardentissima carità, a portare il dolce nome di Gesù, e seminare questa parola incarnata di Cristo nel campo dell’anima. Ma invitovi e voglio che, ricogliendo il seme, cioè facendo frutto nelle creature, voi ’l riponiate[8] nell’ordine del Padre eterno, cioè, dando r onore e la gloria a lui, e perdendo ogni gloria e piacimento di voi medesimi. Perocché altrimenti [p. 246 modifica]saremo ladri, e fureremo quello che è da Dio, e daremolo a noi. Ma credo che per la grazia di Dio questo non tocca a noi; che certa mi pare essere che il primo movimento e principio è solo per onore di Dio e salute delle creature.

Ma bene ci cade [9] spesse volte, cioè alcuno piacere di noi nella creatura. Ma perchè io voglio che siate perfetto, e rendiate frutto di perfezione; non voglio che amiate neuna creatura, né in comune [10] né in particolare, se non solamente in Dio. Ma intendete, in che modo io dico. Che io so bene che voi amate in Dio spiritualmente; ma alcuna volta, per poca avvertenzia o perchè l’uomo ha natura che lo inchina, come avete voi, ama spiritualmente, e nell’amore piglia piacere e diletto, tanto che alcuna volta la sensualità ne piglia la parte sua pur col colore dello spirito. E se mi diceste: «a che me ne posso avvedere che ci sia questa imperfezione?» — dicovelo: Quando voi vedeste, quella persona ch’è amata mancasse in alcuna cosa verso di voi, cioè, che non vi facesse motto secondo i modi usati, che vi paresse che amasse un altro più che voi, se allora vi cade uno sdegno e uno cotale mezzo dispiacimento, allentando l’amore che prima v’era; tenete di fermo che questo amore era ancora imperfetto. Che modo ci è dunque di farlo perfetto? Non vi dico altro modo, figliuolo carissimo, se non [p. 247 modifica]quello elle una volta la prima Verità disse ad sua sua serva, dicendo: «Figliuola mia carissima, io non voglio elle facci come colui che trae il vasello pieno d’acqua dalla fonte, e bevelo poiché l’ha tratto fuore; e così rimane vóto; e non se ne avvede. Ma voglio che, empiendo il vasello dell’anima tua, facendoci[11] una cosa per amore ed affetto con colui che tu ami per amore di me, noi tragga punto di me, fonte d’acqua viva; ma tiene la creatura che tu ami per amore di me, siccome vasello[12] nell’acqua; e a questo modo non sarà vóto né tu né cui tu ami, ma sempre sarete pieni della divina Grazia e del fuoco dell’ardentissima carità. Ed allora non vi cadrà né sdegno né dispiacimento alcuno; perocché colui che ama, perché vedesse molti modi,[13] o dilungare dalla sua conversazione, mai non n’ha pena affliggiti va, purché egli vegga e senta che viva con le dolci e reali virtù; perocché l’amava per Dio e non per sé. Bene sentirebbe nondimeno una santa piccola[14] tenerezza, quando si vedesse dilungare da quella cosa che ama. Or questa é la regola e il modo [15] che io voglio che teniate acciocché siate perfetto. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio, Gesù dolce, Gesù amore.

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