Skip to content
The ConsciousLibrary

Chapter 47 of 202

XLIII

XLIII — A Ser Cristofano di Gano Guidini[1]

Avrebbe voluto che Cristofano lasciasse il mondo; ma poich’egli vuol moglie, ed ella gli dà la sua santa benedizione. Accenna alle spose; le loda tutte, gliene propone una: ma il notaio non istette al consiglio.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e carissimo fratello e figliuolo in Cristo Gesù, io Caterina, serva e schiava de’ [p. 209 modifica]servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi che fuste di quegli figliuoli veri, che finiste e adempiste [2] sempre l’opera che vi dice il vero Padre celestiale, quando dice: «Chi non abbandona padre, madre e suora e fratelli e se medesimo, non è degno di me». Adunque pare che voglia che noi li abbandoniamo. Questo non pare che caggia nella mente nostra, di volere osservarla,[3] sotto specie e colore di farmene coscienzia di lassarla.[4]Questa coscienzia procede più dal dimonio che da Dio, per impedirvi lo stato perfetto al quale pare che lo Spirito Santo vi chiamasse. E se voi mi dicesse: «Iddio mi comanda che io sia obbediente a loro»; — ben è vero, in quanto non Vi ritraggono dalla via di Dio; ma se ce l’impediscono, dobbiamo passare sopra il corpo loro, e seguitare il vero Padre col gonfalone della santissima croce.

Oimè, dolce fratello in Cristo Gesù, ben m’incresce che tu fai resistenzia, e non cognosci questo venerabile stato. Parmi che ti dovesse fare più coscienzia di non lasciarla, che di lasciarla. Ma poi ch’è così, prego la somma ed eterna Verità che ti tenga la sua santissima mano in capo, che ti dirizzi in quello stato che gli debba più piacere. Pregoti che in ogni stato ed in tutte le tue operazioni tenga l’occhio drizzato in Dio, cercando sempre [p. 210 modifica]l'onor suo e la salute della creatura; e mai non t’esca di mente il prezzo del sangue dell’Agnello, che è pagato per noi con tanto fuoco d’amore. Del fatto della sposa[5] io vi rispondo, che mal volentieri di questo io m’ impaccio, perocché s’appartiene più a’ secolari che a me. Nondimeno non posso contradire al vostro desiderio. Considerato la condizione di tutte tre... ognuna è buona.[6] Se non vi sentite di curarvi perchè abbia avuto altro sposo, potetel fare, poiché volete impacciarvi nel malvagio e perverso secolo. Se lasciate[7] però, prendete quella di Francesco Venture di Camporeggi. Altro non dico. Prego la somma ed eterna Carità che vi dia quello che debba essere più suo onore e salute vostra; mandi sopra l'uno e l’altro la plenitudine della Grazia, e la somma sua ed eterna benedizione. [8] Permanete nella santa dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

Use the ← → keys to move between chapters.

XLIII · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library