Chapter 181 of 202
CLXXVII
CLXXVII. — A Pietro Cardinale Portuense. [1]
Sia agnello di mansuetudine e d’umiltà; leone in forza d’amore. Pace ai ribelli; guerra lontana. Par che preveda le e.’sitazioni ambiziose che questo cardinale dimostrò collegandosi con que’ di Francia.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A voi, dilettissimo e reverendissimo padre e fratello in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi un agnello umile e mansueto, imparando dall’Agnello immacolato, che fu umile e mansueto in tanto che [p. 111 modifica]non fa udito il grido suo per veruna mormorazione; ma come agnello che non si difende, si lassò menare al macello della santissima e dura croce. O inestimabile fuoco d’amore! la carne ci ha data in cibo, e ’l sangue in beveraggio. Tu se’ quello agnello che fusti arrostito al fuoco dell’ardentissima carità. Non veggo altro modo, padre, a potere avere virtù, se non ponendoci questo Agnello per obietto alli occhi della mente nostra; perocché in lui troviamo la vera e profonda umiltà, con grande mansuetudine e pazienzia, E poniamaochè sia figliuolo di Dio, egli non viene ne sta come re, perocché la superbia e l’amore proprio di sé non è in lui; e però viene come servo vile; e non cerca sé per sé, ma attende solo a rendere onore e gloria al padre, e a rendere a noi la vita, la quale per lo peccato perdemmo. E questo fa solo per amore, e per adempire la volontà del padre in noi. Che, avendo Dio creato l’uomo alla imagine e similitudine sua solo perchè godesse e gustasse lui nella vita durabile, per la ribellione che l’uomo fece a Dio, li fu rotta la via; sicché la dolce volontà di Dio; con la quala creò l’uomo, non s’adempiva, cioè d’avere vita eterna; che non fu creato per altro fine.
Mosso dunque da quella pura e smisurata carità con la quale ci creò, per adempire la sua volontà in noi, ci die il Verbo dell’unigenito suo Figliuolo. Sicché dunque il Figliuolo di Dio non ragguarda a sé, ma solo d’adempire questa dolce volontà. È fatto dunque tramezzatore tra Dio e r uomo; e della grande guerra ha fatto pace, perocché con l’umiltà ha vinta la superbia del mondo. Però disse egli: «Rallegratevi che io ho vinto il mondo» — cioè la superbia dell’uomo. Che non è veruno tanto enfiato, superbo, e sì impaziente, che [p. 112 modifica]non diventi umile e mansueto quando considererà e vedrà tanta profondità e grandezza d’amore, vedere[2] Dio umiliato a noi uomini. E però li santi e veri servi di Dio, volendogli rendere cambio, sempre si umiliano; tutta la gloria e la loda danno a Dio: ricognoscono, loro, e ciò che eglino hanno, solo avere da Dio. Veggono, loro non essere. E ciò ch’eglino amano, amano in Dio, siano in stato o in grandezza quanto si vuole. Che quanto è più grande, pili si debbe umiliare, e cognoscere sé non essere: che nel cognoscimento di sé egli s’umilia e non leva ’l capo o enfia per superbia: ma china ’l capo, e ricognosce, la bontà di Dio adoperare in sé. E così acquista la virtù dell’amore e dell’umiltà: che l’una è balia e nutrice dell’altra; e senza esse non potremmo avere la vita. Oimè, oimé, chi sarà quello stolto bestiale, che,[3] vedendosi amare, non ami, e che al tutto non levi e toglia da sé l’amore proprio perverso, che è principio e radice d’ogni nostro male? E non so vedere che sia veruno sì indurato, che non ami, vedendosi amare; purché egli non si toglia il lume coli’ amore detto. Che segno dà colui che ama? Questo é il segno che appare di fuore. Dimandianne; e vedrete Jeronimo, che fu nello stato vostro:[4] mortificava la carne sua con digiuni, vigilie e orazione, con abito sempre despetto; uccideva in sé la superbia, e con grande sollicitudine, non cercava, ma fuggiva ogni onore e stato del mondo. E pur Dio, coloro che sé umi[p. 113 modifica]liano, li esalta;[5]... avendo lo stato, non perde però la virtù sua, ma raffina, come l’oro nel fuoco, aggiungendovi la virtù della carità. Diventa mangiatore e gustatore dell’anime; non teme di perdere la vita del corpo suo, perocché egli ha presa la forma[6] e il vestimento dello Agnello dolce, Gesù. Perocché non ama sé per sé, né il prossimo per sé, né Dio per sé ma ogni cosa ama in Dio. Non si cura né di vita né di morte né di persecuzione, né di veruna pena che sostenesse; ma attende solo all’onore della somma ed eterna Verità. Or [7] questi sono li segni de’ veri servi di Dio. Di questi cotali vi prego e voglio che siate voi, padre. Portatemi il segno della vera umilità non curioso nello[8] stato vostro, ma despetto. Non impaziente per veruna pena o ingiuria che sostenessi, ma con ferma virtù di pazienzia sostenete nel corpo della santa Chiesa infine alla morte, annunziando e dicendo [9] la verità, o consigliando, o per qualunque modo l’avete a dire, senza veruno timore; attendendo solo all’onore di Dio, e alla salute delle anime, e alla esaltazione della Santa Chiesa, siccome figliuolo vero suo, notricato da sì dolce madre. Or in questo di[p. 114 modifica]mostrerete la divina dolce carità ìnsiememente con la pazienzia. Siatemi largo, caritativo spiritualmente, come detto è, e temporalmente. Pensate, che le mani de’ poveri v’aiutino a porgere e recare la divina Grazia. [10] Voglio che cominciate una vita e uno vivere [11] nuovo. Non più dormite nel sonno della negligenzia e ignoranzia.
Fot. Lombardi
La Santa ottiene la Salvezza dell'anima di un giustiziato [p. 115 modifica]del Padre. Bene vedete che egli è così: che ne dimonio né creatura ci può costringere a uno peccato mortale; perocché ha fatto l'uomo libero e potente sopra di sé. Nell’amore participiamo il lume e la forza dello Spirito Santo, ’l quale é uno mezzo che lega l'anima col suo creatore^ e allumina l’intelletto e il cognoscimento, [15] nel quale lume participa la sapientia del Figliuolo di Dio. carissimo padre, scoppino e divellansi[16] li cuori nostri a vedere in che stato e dignità la infinita Bontà ci ha posti sì per la creazione dandoci la imagine sua, sì per la ricomperazione e unione che ha fatta la Natura Divina [17] nell’umana. Più non poteva dare, che dare sé medesimo a coloro che per lo peccato erano fatti inimici di Dio. Oh ineffabile consumato amore, bene se’ innamorato della fattura tua; perocché non potendo tu. Dio, sostenere pena, e volendo fare pace con l'uomo, e la colpa commessa si voleva pur vendicare, non essendo sufficiente puro uomo a satisfare alla grande ingiuria[18] che fatta era a te, Padre eterno; tu ora coll’amore che hai a noi hai trovato il modo, vestendo il Verbo della carne nostra, sicché insieraemente t’ha renduto l’onore, e hai[19] placata l’ira tua, sostenendo la pena nella propria carne, cioè della[20] massa d’Adamo, che commise la colpa. Or come dunque, uomo, ti puoi tenere che tu non abbandoni [21] te medesimo? Tu vedi che egli [p. 116 modifica]ha giocato in su la croce, e si ha lassato vincere, avendo vinto. Perocché la morte vinse la morte: fecero uno torniello insieme; al tutto la morte fu sconfitta, e la vita resuscitò nell’uomo. Or oltre dunque correte,, e non si tenga più il cuore vostro. Arrendasi la città dell’anima vostra: e se non s’arrende per altro, si debbe arrendere perchè egli ha messo il fuoco da ogni parte; voi non vi potete voltare né spiritualmente né temporalmente, che non troviate fuoco d’amore.
Pregovi, dunque, e voglio che amiate Cristo in terra. E pregatelo dell’avvenimento suo; e che tosto drizzi il gonfalone della santissima croce sopra gl’Infedeli. E non mirate né voi né gli altri perchè lì Cristiani si levino e sieno levati, come membri putridi e ribelli al loro dolce capo, perchè questo sarà il modo a placarli e farli tornare figliuoli. Pregatenelo, e fatenelo pregare che tosto si faccia. Perdonate alla mia ignoranzia, che tanto presumo di favellare; scusimi l’amore e il desiderio che io ho della salute vostra e della renovazione ed esaltazione della santa Chiesa, ch’è tanto impallidita, che il cuore della carità pare che sia molto venuto meno. Perocché ognuno le [22] ruba, li folle il colore a lei, e pollo a sé, cioè, per amore proprio di sé medesimo, dovendo solo attendere al bene e alla esaltazione sua. Questo è il segno de’ superbi, che per essere bene grandi e enfiati, non si curano che la Chiesa sia destrutta, e il Dimonio divori l’anime. Molto é contrario il segno loro, che sono lupi rapaci, a servi di Dio, che sono agnelli e seguitano
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