Chapter 179 of 202
CLXXV
CLXXV. — A certo Monasterio di Donne.
La legge di Gesù è legge d’amore, non di timore: comanda umiltà e carità; e queste insegnano vedere i nostri difetti, non gli altrui. Di qui la concordia.
Al nome di Gesù Cristo che per noi fu crocifisso e di Maria dolce.
A voi dilettissime e carissime figliuole e suore mie in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Dio, scrivo, e confortovi nel prezioso sangue del Figlio suo: con desiderio di vedervi spogliate del vestimento vecchio, e vestite del nuovo, siccome dice l’Apostolo dolce, quando dice: «Induimini Dominum nostrum Jesum Christum;» e del vecchio vestimento siate spogliate, cioè del peccato, e del disordinato timore che era nella legge vecchia, la quale era solamente fondata in timore di pena. Non vuole così Dio, cioè che la sposa sua sia fondata sopra il timore, ma sopra la legge santa e nuova dell’amore; perocché questo è il vestimento nuovo. Or così dunque vi prego che sia fondato il cuore e l’anima vostra: perocché l’anima che è fondata in amore, adopera grandi cose, e non schifa fadiga; né cerca le cose sue,[1] ma sempre cerca in che modo ella si possa unire con la cosa che ell’ama. Onde questo è quello che fanno i servi di Dio. La prima cosa che essi fanno per essere bene uniti con Cristo, si è, che essi levano via quello mezzo perverso che ci tolle il lume, e dacci la tenebra; tolleci la conversazione di Dio, e dacci quella del dimonio; tolleci la vita, e dacci la morte. Non fa così la vera carità e il puro amore di Dio e del prossimo; anco, dà lume, vita, e unione perfetta [p. 107 modifica]con Dio; in tanto che, per desiderio e amore diventa un altro lui[2], e non può volere ne amare veruna cosa la quale sia fuore di Dio. Ma ciò che è in lui, ama; e ciò che è fuore di lui, odia, cioè il vizio e il peccato; e ama le virtù in tanto che dice col dolce innamorato di Paolo: «Quelle cose che prima mi recavo a guadagno, ora per Cristo mi reco a danno, e il danno mi reco a guadagno». Cioè, dice Paolo, cioè, quando l'uomo è nell’amore proprio di sé medesimo, e ha disordinati gli appetiti dell’anima; i diletti allora, le consolazioni e i piaceri del mondo gli paiono buoni; onde egli gli ama e dilettasene: ma subito che l’anima si spoglia di questo uomo vecchio e vuole seguitare Cristo crocifisso, subito vede il danno suo nel quale è stato, e però odia lo stato suo di prima; onde subito si trova innamorata di Dio, e non vuole darsi ad altro se non ad amare la virtù in sé e nel prossimo suo. E in due cose più singolarmente si diletta che in verun’altra, perché le trova più singolari in Cristo Gesù: cioè la virtù dell’umilità e della carità. Perocché vede Dio, umiliato a sé uomo, e[3] per stirpare la nostra superbia, fugge l’onore e la gloria umana, e abbraccia le vergogne e le ingiurie, scherni e vituperii, pena, fame, e sete, e persecuzioni. Così la sposa consacrata a Cristo, la quale é[4] tutta dritta e libera, s’é data a lui, in questo modo il vuole seguitare, e non per diletto; e così manifesta d’a[p. 108 modifica]vere in sé la virtù dell’umilità. Anco diceva che tale sposa si diletta nella carità, manifestandola in amore del prossimo suo, intanto, che volentieri darebbe la vita corporale per rendergli la vita dell’anima. E questo desiderio riceve ragguardando lo sposo, confitto, svenato, chiavellato in croce, versare r abbondanza del sangue suo, non per forza di chiodi né di croce, ma per forza di dilezione e amore ch’egli ebbe all’onore del padre, e alla salute nostra. Onde l’amore fu quello forte legame che tenne Dio-e-Uomo confitto e chiavellato in croce. Levatevi dunque e non dormite più in negligenzia, voi spose consacrate a Cristo: ma come il corpo é rinchiuso dentro alle mura, così gli affetti e desiderii vostri siano rinchiusi e serrati nel cuore, consumato e aperto per noi, di Cristo crocifisso. Ine ingrasserà ed empirassi l’anima delle virtù; e di subito si troverà queste due ale, che la faranno volare a vita eterna, cioè umiltà e carità, dimostrando d’averle per lo modo detto di sopra.
Pregovi dunque, madonna figliuola mia, e tutte le nostre figliole, che siate sollecita d’adoperare la salute loro senza timore o tristizia, ma con sicurtà pensando per Cristo crocifisso potere ogni cosa. Pensate che Dio v’abbia fatta uno ortolano a stirpare il vizio e piantare la virtù. E così vi prego che facciate e non ci siate negligente a farlo. E così prego loro, che esse siano suddite a ricevere la correzione, sapendo ch’egli é meglio di darla, e a noi di riceverla, in questa vita e [5] nell’altra. Pregovi tutte, carissime suore in Cristo Gesù, che siate tutte unite e trasformate nella bontà di Dio: e
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