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The ConsciousLibrary

Chapter 157 of 202

CLIII

LETTERE

DI

SANTA CATERINA DA SIENA

CLIII. — A Monna Catarina, e Monna Orsola, e altre donne in Pisa.

L’anima è vaso del sangue redentore. Chi si specchia in quel sangue, vede non solo l’amore di Dio, ma la sua giustizia che richiese tanto sagritizio, la sua potenza e sapienza che operò la nuova creazione. Le avversità fortificano l’anima, umiliando insieme e innalzando l'affetto.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissime figliuole in Cristo dolce Gesù, Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnate e annegate nel sangue dello svenato Agnello, considerando me, che nel sangue abbiamo la vita. E però io voglio, dilettissime figliuole, che apriate l’occhio dello intelletto a ragguardare nel vasello del cognoscimento di voi. Nel quale cognoscimento trovate voi, essere uno vasello dove si riceve questo glorioso e prezioso sangue, perocché nel sangue è unita la natura divina intrisa col fuoco della carità. E però l’anima che ragguarda nel vasello del cognoscimento di sé, trova [p. 8 modifica]questo sangue,[1] il quale Dio ha dato per mezzo del Figliuolo suo, E perché il sangue fu sparto solo per lo peccato, però vi trova il cognoscimento di sé; e vedendosi difettuosa, vede ancora nel sangue la divina giustizia; perocché per fare giustizia del peccato commesso, sparse il sangue suo. E cognosce allora l’anima che l’eterna volontà di Dio non cerca né vuole altro che la sua santificazione; perocché, se egli avesse voluto altro che il nostro bene, non avrebbe dato la vita. Adunque specchiatevi nel sangue che trovate nel vasello di voi medesime.

Aprite, aprite l’occhio dello intelletto nella potenzia del Padre eterno, il quale trovate in questo sangue per l’unione della natura divina nella natura umana. Troveretevi ancora la sapienzia del Figliuolo, nella quale sapienzia cognoscerete la somma ed eterna sua bontà, e la miseria nostra; trovando la clemenzia dello Spirito Santo il quale fu quello legame, che unì Dio nell’uomo, e l’uomo in Dio; e tenne confitto e chiavellato questo Verbo in sul legno della santissima croce. E così s’empirà e distenderà[2] la volontà vostra ad amare; e per siffatto modo vi legherete con Cristo crocifisso, che né dimonio né creatura non ve ne potranno mai separare; ma ogni contrario che vi venisse, vi fortificherà in amore e in unione con Dio e col prossimo vostro. Perocché nei contrari si prova la virtù; e tanto quanto più è provata nell'anima, tanto è più perfetta questa unione fatta col suo Creatore. [p. 9 modifica]E parendovi forse alcuna volta che le tribolazioni siano cagione di separarvi dall’unione di Dio e dalla virtù, non è però così: anco, sono accrescimento di virtù e d’unione; perocché l’anima savia, del sangue di Cristo crocifisso vestita, quanto più si vede perseguitare e scalcheggiare[3] dal mondo, tanto più leva l’affetto dal mondo. E se elle sono battaglie che elle[4] procedono dal dimonio; elle ci fanno umiliare e levare dal sonno della negligenzia, e fannoci venire a perfetta sollicitudine. Torranvi, se sarete savie e prudenti, ogni ignoranzia: e concepirete uno lume e uno cognoscimento; e per siffatto modo riceverete grazia che non tanto che renda lume[5] in voi, ma renderallo di fuore nell’altre creature per esempio e specchio di virtù. E così adempirete la parola del nostro Salvatore, cioè che noi dobbiamo essere lucerna ardente, che renda lume, e non tenebre.

Orsù dunque, dilettissime figliuole, fate che io non vi senta più dormire, né vi vegga tenebrose per amore proprio, ma con amore ineffabile, nel quale amore cerchiate voi per Dio, il prossimo per Dio, e Dio per Dio, in quanto egli è somma ed eterna Bontà, degno d’essere amato, e non offeso da noi. Altro non dico. Amatevi, amatevi, dilettissime e carissime figliuole, insieme; e legatevi nel legame della vera e ardentissima carità. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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CLIII · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library