Chapter 152 of 202
CXLVIII
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CXLVIII. — A Pietro Marchese del Monti.
Il libero arbitrio, arme forte, in cui possiamo vincere, per Dio, dolce e potente aiutatore, per Gesù che vinse morendo. Dio onnipotente non vuole salvarci senza l’opera nostra: e anco così onora in noi sé. Battesimo di sangue che terge le fredde macchie del peccato. Similitudine d’amore, tolta dall’odio. La Crociata. E dal pensiero di questa le sarà forse venuto il concetto dell’arme e della guerra, il quale domina in tutta la lettera.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce. A voi, reverendissimo e carissimo padre e figliolo in Cristo Gesù; io Catarina, serva e schiava dei servi di Gesù Cristo, scrivo con desiderio di [p. 357 modifica]vi cavaliere virile, e non timoroso; però che l’uomo non debbe temere, quando si vede l’arma forte. O carissimo figliuolo, noi vediamo che Dio ha armato l’uomo d’un’arma ch’è di tanta fortezza, che né dimonio ne creatura il può offendere; e questa è la libera volontà dell’uomo. E per questa libertà Dio dice: «Io creai te senza te; ma io non ti salverò senza te[1] ».
Vuole dunque Dio che noi adoperiamo l’arme la quale c’è data, e che facciamo, con essa, resistenza a’ colpi che noi riceviamo dalli nemici nostri. Tre inimici singolari abbiamo; cioè il mondo, la carne, e il dimonio: ma non temiamo; perocché la divina Provvidenzia ci ha armati si bene, che non ci bisogna temere. Buona è l’arme, ottimo l’aiutatore, cioè Dio, ed è sì fatta, che non è veruno che possa far resistenza a lui; in tanto che, quanto l’anima ragguarda sì dolce e forte aiutatore, non può cadere in debilezza per ninna sua fragilità la quale si sentisse. Questo parve che vedesse il dolce e innamorato di Paolo, quando dice: «Ogni cosa potrò per Cristo crocifisso, che è in me, che mi conforta». Che quando Pavolo sentiva la molestia e lo stimolo della carne, ed egli si confortava, non in sé, che si vedeva debile, ma in Cristo Gesù, e nella buona arme forte la quale Dio ci ha data, della forte libertà. E però dice: «Ogni cosa potrò. Che né dimonio né creatura mi può costringere a un peccato mortale, se io non voglio».
Che se l’uomo non si trae quest’arme di dosso, e mettela in mano del dimonio, cioè per consentimento di volontà, mai non è vinto. Che, benché [p. 358 modifica]le tentazioni e illusioni del dimonio e della carne e del mondo vegnano, e gittino le saette avvelenate; e la carne, li[2] pensieri e li movimenti laidi; il dimonio con le varie tentazioni, frodi e inganni suoi; il mondo con la pompa, vanità e superbia; la libertà, che è donna, se non consente a questi disordinati intendimenti, non ne [3] offende mai, perchè il peccato sta solo nella volontà. E questo ci ha dato Dio per grazia, e non per debito.
Non voglio dunque, figliuolo mio dolce in Cristo Gesù, che temiate per veruna cosa che sentiste; poiché Dio ci ha fatta tanta grazia, che egli è nostro aiutatore, e hacci data buona arme; e poiché egli è rimasto morto e vincitore in sul campo della battaglia (morto è, e morendo in sul legno della Santissima Croce, è vincitore, però che la morte ci ha data la vita), ed è tornato alla città del Padre eterno, con la vittoria della sposa sua, cioè dell’anima nostra, la quale Dio sposò prendendo la nostra umana natura. Ben si dee dunque muovere l’uomo, ed aprire l’occhio del cognoscimeuto, e ragguardare tanto fuoco d’amore. Sconfitti sono li nimici, e tratti siamo dalle mani delli dimoni che possedeano e teneano l’anima come sua. Sconfisse il mondo e la superbia, umiliandosi all’uomo; sconfitto è il corpo suo sostenendo morte, pena, obrobrio, improperio, ingiurie, strazi, scherni e villanie per noi. Ben ci potiamo adunque confortare, poiché li nemici sono sconfitti.
Seguitiamo dunque le vestigie sue, cacciando il vizio con la virtù; la superbia con l’umiltà, l’impazienza con la pazienzia, l’ingiustizia con la [p. 359 modifica]stizia, l’immondizia colla perfetta umiltà[4] e continenzia, la vanagloria con la gloria ed onore di Dio; che ciò che noi facciamo e adoperiamo, sia a gloria e laude ed onore del nome del nostro Gesù, Facciasi una dolce e santa guerra contro questi vizi: e tanto quanto[5] noi ragguarderemo il dolce Signore, tanto pili sarà animata l’anima a fare più grossa guerra, vedendo che per lo peccato il padre nostro è rimase morto. E farà come il figliuolo che vede il sangue del padre, che cresce in odio verso l'inimico[6] che l’ha morto: così fa l’anima; che ragguarda il sangue del suo Creatore; però che cresce,[7] e concepe in sé un odio e dispiacimento verso l'inimico suo che l’ha morto. E se voi mi diceste: «Chi l’ha morto?» vediamo che solo il peccato è cagione della morte di Cristo, e l’uomo è quello che commette il peccato. Adunque si può dire, che noi siamo coloro che abbiamo morto il figliuolo di Dio; e ognorachè pecchiamo mortalmente, il possiamo dire. Doviamo dunque far vendetta di noi medesimi, cioè delle perverse cogitazioni, vizi e peccati: che il maggior nemico che abbia l’uomo è sé medesimo. Quando l’anima ragguarda il suo Padre, e la sua sensualità che l’ha morto, non si può saziare di farne vendetta, per siffatto modo, [p. 360 modifica]ch’egli è contento di vedergli sostenere ogni pena e tormento, siccome suo nemico mortale.
Or così voglio che facciate voi: e acciochè voi questo potiate ben fare, io voglio che poniate dinanzi da voi la memoria del sangue del Figliuolo di Dio, sparto con tanto fuoco d’amore; il quale sarà a noi un continuo battesimo di fuoco, il quale purifica e scalda sempre l’anima nostra, in[8] tollendogli ogni freddezza di peccato. Ragguardate, figliuolo, il dolce Agnello in su la Croce, che vi s’è fatto cibo, mensa e servitore. Troppo sarebbe grande ignoranza se noi fossimo negligenti a pascerci di questo dolce cibo. Se mai ci fosse caduta negligenza, io v’invito a perfetta sollecitudine.
Per le ’dolci e graziose novelle, cioè del buono desiderio, ch’io ho udito, del giudice di Arborea, proferendosi[9] in avere e in persona graziosamente a dare la vita per Cristo; sì[10] che io godo e esulto, vedendo la disposizione santa, e il tempo abreviare. Non dico più. Perdonate alla mia ignoranza.
Ringraziovi molto dell’affettuoso amore, e limosina che faceste[11] a Frate Iacomo. Dio vi remuneri di se. Benedicete e confortate Neri[12] e tutti gli [p. 361 modifica]altri. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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