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Chapter 149 of 202

CXLV

CXLV. — Alla Reina d’Ungheria, cioè alla madre del Re. [1]

Dal conoscere l’umana pochezza, e che i beni nostri son tutti gratuiti, viene umiltà salutare a’ potenti, che non si ribellino a Dio. Superbia impoverisce e dissecca. Il superbo non sa reggere né sé né altri. Nel giardino della Chiesa è l’albero della croce con frutti utili eziandio a questa vita. Le predica la Crociata.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso, e di Maria dolce.

A voi, dilettissima e reverenda madre [2] in Cristo Gesù, la vostra indegna Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrive a voi, con desiderio di vedervi accesa e infiammata di dolce e amoroso fuoco di Spirito Santo; considerando me, che egli è quell’amore che tolle ogni tenebra, e dà perfetta luce; tolle ogni ignoranzia, e dà perfetto cognoscimento. Perocché l’anima ch’è piena di Spirito Santo, cioè del fuoco della divina carità, sempre cognosce, sé medesima non essere, e cognosce in sé quella cosa che non è, cioè il peccato; e ogni essere e ogni grazia e dono spirituale e temporale retribuisce al suo Creatore, parendole, come egli è, aver ricevuto e ricevere ogni cosa per grazia, e non per debito, né servigio che facesse mai al suo Creatore. Questo è quello vero cognoscimento, venerabile madre, che arricchisce l’anima; però che le dà la maggiore ricchezza che possa ricevere, cioè che cognoscendo sé non essere, seguita a [p. 347 modifica]mano a mano di cognoscere la bontà di Dio in sé. Nel quale cognoscimento nasce una vena di profonda umiltà, che è un’acqua graziosa che spegne il fuoco della superbia, e accende il fuoco della divina e ardentissima carità, il quale riceve per lo cognoscimento della bontà di Dio in sè. Perocchè l’anima che vede tanto smisurato amore di Dio verso di sé, non può fare che non ami. E perch’egli è condizione dell’amore, d’amare ciò che colui ama il quale egli ama, e odiare ciò ch’egli odia; subitochè noi abbiamo veduti noi e veduta la divina bontà noi amiamo e odiamo[3]. E non può essere che senza questo cognoscimento noi possiamo partecipare la divina Grazia. Perocchè colui che non cognosce sè, cade in superbia e in ogni difetto. E perché la superbia accieca l’anima e impoveriscela e disseccala, perché le tolle la grassezza[4] della Grazia; non è atto questo cotale a governare sè nè altrui.

E però vi dissi che io desideravo di vedervi ripiena del fuoco dello Spirito Sant; perocchè vedo io che voi adagiate[5] a reggere voi e’ sudditi vostri; mi pare che abbiate bisogno di grande lume e di grande e ardentissimo amore verso l’onore di Dio e la salute delle creature, acciocchè non ci caggia amore proprio né timore servile; ma, [p. 348 modifica]giiata di voi medesima, voi e’ ’l figliuolo vostro voglio vedervi e sentirvi accesi di questo amoroso fuoco, sicché, poich’abbiamo odiata questa nostra parte sensitiva che sempre vuole ribellare al suo Creatore, siamo amatori delle virtù del dolce e buono Gesù.

Ma questo amore sapete che non possiamo mostrare senza alcuno mezzo, cioè del prossimo nostro: perocché sopra questo amore sono fondati e’ comandamenti della legge, cioè amare Dio sopra ogni cosa, e ’l prossimo come sé medesimo, d’amore puro e non mercenario; cioè amare noi per Dio, e Dio per Dio, in quanto egli è somma bontà e degno d’essere amato, e ’l prossimo per Dio. E veramente, madre carissima, che quando l’anima ragguarda l’Agnello svenato in sul legno della santissima croce, per l’amore ineffabile che egli ha alla sua creatura; concepe un amore sì grande verso la salute dell’anime, che darebbe sé medesima a cento migliaia di morti per campare un’anima dalla morte eternale. E neuno sacrificio potete fare che sia più piacevole a Dio, che questo. Che voi sapete che tanto gli dilettò questo cibo, che non si curò di veruna amaritudine: né pena, né morte, né strazi, né scherni, né la ingratitudine nostra il ritenne che egli non corresse, siccome ebro e innamorato della salute nostra, all’obbrobrio[6] della santissima croce.

Io v’invito dunque, voi e ’l vostro figliuolo, a questo dolce cibo. E trovato abbiamo il luogo dove voi il potete prendere. E ’l tempo è già venuto, e maturo è ’l frutto; e il luogo è ’l giardino della [p. 349 modifica]santissima Chiesa. In questo giardino si pascono tutti e’ fedeli cristiani; però che ine è piantato l'arboro della croce, dove si riposa il frutto dell’Agnello svenato per noi con tanto fuoco d’amore che dovrebbe accendere ogni cuore. Oh frutto suavissimo, pieno di gaudio letizia e consolazione! Quale cuore si potrebbe tenere che non scoppiasse d’amore a ragguardare questo dolce e saporoso frutto, cioè il dolce e buono Gesù? il quale Dio Padre ha dato per sposo alla santa Chiesa. Dobbiamo dunque correre come innamorati, ed essere amatori della Chiesa santa per lo amore di Cristo crocifisso. Che[7] voi sovveniate a questa sposa bagnata nel sangue dell’Agnello: che vedete che ognuno le fa noia, e Cristiani e Infedeli, E voi sapete che nel tempo del bisogno si debbe mostrare l’amore.

La Chiesa ha bisogno, e voi avete bisogno. Ella ha bisogno del vostro aiuto umano, e voi del suo divino. E sappiate che quanto più le donerete dell’aiuto vostro, più participerete della divina Grazia, fuoco di Spirito Santo, che in essa si contiene. O sposa dolce, ricomprata del sangue di Cristo, tu se’ di tanta eccellenzia, che neuno membro che sia tagliato da te, può ricevere né pascersi[8] del frutto detto di sopra. Bene e’ è dunque, venerabile e carissima madre, necessario a voi ed a me e ad ogni creatura, d’amarla e servirla in ogni tempo, ma singolarmente al tempo del bisogno. Io misera miserabile, non ho di che [p. 350 modifica]aitarla: ma se aiuto alcuno il sangue mio le fosse, svenerei volentieri e aprirei il corpo mio. Ma io farò così: che io le darò di quella poca particella che Dio mi darà, che le sia pro e utile,[9] benché io non ci veggo altra utilità in me, che io possa dare, se non lagrime e sospiri e continua orazione.

Ma voi, madre e il signor messer[10] lo re vostro figliuolo, potete aitarla coli’ orazione per santo desiderio, e anco la potete volontariamente e per amore sovvenire coli’ aiuto umano. None schifate dunque, per lo amore di Dio, questa fadiga; ma abbracciatela per Cristo crocifisso, e per vostra utilità ed esaltazione, e per compimento della vostra salute. E pregate il caro vostro figliuolo strettamente, che per amore si proferi[11] e serva la santa Chiesa. E se il nostro Cristo in terra l’addimanda e volesse ponergli questa fatiga; pregatelo che accetti fedelmente la sua petizione e addimanda,[12] confortando il Padre santo; e crescergli il santo proponimento di fare il santo e dolce passaggio sopra li cani malvagi Infedeli che posseggono il nostro[13] e anco più. Secondo che intendo, essi ne vengono oltre, a più potere. Grande vergogna per certo è de’ Cristiani, di lassargli possedere quel santo e [p. 351 modifica]venerabile luogo, il quale per ragione è nostro. Non è più dunque da tenere occhio; ma come figliuoli affamati dell’onore del padre, vi dovete levare e racquistare il nostro in salute dell’anime loro e esaltazione della santa Chiesa. Fatevi ragione[14] che vi fosse tolta una delle vostre città, la quale racquisterete:[15] son certa che porreste ogni rimedio e sforzo che potreste, infino alla morte, per riavere il vostro. Or così vi prego che facciate in sovvenire[16] quello che e’ è tolto. E tanto più e con maggiore sollecitudine dovete attendere a questo, quanto pili si sovviene all’anime e al luogo:[17] e nella vostra città, sarebbe solo alla terra. Credo che abbiate inteso come e’ Turchi a più possa perseguitano e’ Cristiani, tollendo le terre della santa Chiesa; per la qual cosa il Padre santo è disposto e apparecchiato [18] a fare uno principio di uno santo passaggio sopra di loro. E credo, per la bontà di Dio, che vi disporrete voi e gli altri ad aitarlo e confortarlo sopra questo fatto in ciò che potete: e io ve ne prego e costringo da parte di Cristo crocifisso che ne siate sollicita e non negligente; sicché questo sia uno strumento a farvi ricevere e stare nella plenitudine della divina Grazia del fuoco dello Spirito Santo, del quale l’anima mia desidera di vedervi piena. Sappiate, carissima madre, che di questo medesimo che io prego voi, io n’ho [p. 352 modifica]scritto alla reina di Napoli e a molti altri signori;[19] e tutti m’hanno risposto bene e graziosamente, proferendo di dare aiuto coli’ avere e colla persona, accesi tutti di grande desiderio a[20] dare la vita per Cristo; parendo mille anni che il Padre rizzi il gonfalone della santissima croce. Spero, per la inestimabile carità di Dio, che tosto lo leverà. E in questo vi prego che seguitiate loro. Laudato sia Gesù Cristo crocifisso, e vi riempia della sua santissima grazia. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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