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Chapter 133 of 202

CXXIX

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CXXIX. — A Frate Bartolommeo dell’Ordine de’ Predicatori in Fiorenza.

Parole di Gesù a Caterina. Veste e cibo e letto d’amore. Desidera vedere il frate segnato per lo mezzo. Che il vescovo di Firenze non le risponde.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimo e carissimo fratello e figliuolo in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Dio, scrivo e confortovi nel [p. 286 modifica]so sangue del Figliuolo suo; con desiderio di vedervi annegato e affogato nel fuoco dell’ardentissima carità di Dio, spogliato del vostro perverso vestimento, e vestito e ricoperto dal fuoco dello Spirito santo. Il quale vestimento è di tanta fortezza e di tanta durezza, che non ammolla mai il cuore che n’è vestito, e non diventa mai femminile;[1] anco, è atto e forte a ricevere i grandissimi colpi delle molte persecuzioni del mondo e del dimonio, e del corpo proprio; e non gli passano dentro, perocché il vestimento della carità fa resistenzia. Perocché l’amore ogni cosa porta: ciò [2] è esso Spirito Santo. Egli è quello lume che caccia ogni tenebra; egli è quella mano, che sostiene[3] tutto il mondo. Così mi ricordo che, poco è,[4] egli diceva: «Io son colui, che sostengo e mantengo [5] tutto il mondo. Io son quello mezzo che unì la natura divina con la natura umana: io son quella mano forte, che tengo il gonfalone della croce; e di questo ho fatto letto, tenuto confitto e chiavellato, Dio-ed-uomo». Egli è di tanta fortezza, che se ’l vincolo della carità, fuoco di Spirito Santo, non l’avesse tenuto, li chiodi non erano sufficenti a tenerlo. O amore dolce, e inestimabile Carità, tu se’ ministrato re e servitore delle vilissime creature. Quale cuore adunque si difenderà che non si spogli del vestimento dell’uomo vecchio dell’amore proprio [p. 287 modifica]di sé medesimo, e non corra, a tanto calore,[6] a vestirsi dell’uomo nuovo? Certo i cuori tiepidi e freddi e negligenti se ne difendono: e tutto questo nasce dalla perversa radice dell'amore proprio. E però vi dissi che io desideravo che voi fuste annegato e vestito di quella fortezza e plenitudine dello Spirito Santo; perocché l’anima, che ha levato l’affetto suo sopra di sé, e percossolo[7] nel consumato desiderio di Dio, non cade in questo difetto, ma ène privata.

Adunque io vi prego, figliuolo in Cristo Gesù, che, poich’Egli dice che è vestimento forte, che riceve ogni colpo, che noi portiamo virilmente. Oh amore! Il Verbo si ha dato in cibo, il Padre è letto dove l'anima riposa per amore. Dunque non ci manca cavelle. Il vestimento è di fuoco centra al freddo, cibo centra al morire di fame, e letto centra alla stanchezza.[8] Siate, siate innamorato di Dio, dilettando l’anima e la coscienzia vostra in lui; e non vogliate pigliare la estremità: [9] perocché noi vediamo tanta larghezza, che essendo noi peregrini, questa Parola incarnata ci ha accompagnata nella peregrinazione, e datocisi in cibo per farci correre virilmente. Ed è[10]

sì dolce compagno dell’anima che ’l seguita, che egli è colui che giugnendo [p. 288 modifica]al termine della morte ci riposa nel letto,[11] mare[12] pacifico della divina Essenzia, dove noi riceviamo l’eterna visione di Dio. Questo parbe che volesse dire la dolce bocca della Verità in su ’l legno della santissima croce, quando disse: «In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum». Gesù dolce, tu se’ nel Padre; ma non noi, perocché, come membri putridi, per lo peccato eravamo privati della Grazia: sicché fa detta [13] per noi, perocché[14] la stretta compagnia che fece coll’uomo, che divenuto [15] una cosa con lui, reputava suo quello che era nostro. O fuoco d’amore! Io non voglio dire più, perocché non mi resterei infino alla morte, se non che io vi vegga segato per mezzo.[16]

Ricevetti la vostra lettera, e intesi ciò che diceva del dubbio che avete. Ratto, per la grazia di Dio, il dichiareremo insieme. Son certa che la divina providenzia non vi farà stare senza frutto, non tollendolo[17] con la vostra coscenzia, ma largo e in perfetta umilità. Così voglio e prego teneramente, come figliuolo, che facciate; ed io, come misera miserabile madre, v’offerirò e terrò dinanzi al Padre eterno Dio. E se mai fui affamata dell’anima [p. 289 modifica]vostra, singolarmente sono il dì d’oggi. In questa pasqua ve ne sete potuto avvedere: e ogni dì è questa pasqua. Onde non potete stare senza me, che continuamente per santo desiderio non sia dinanzi da voi.

Dell’andare a Roma, credo che Dio per sua grazia vi ci manderà, perocché veggo la volontà di Frate Tomaso inchinata a ciò. Il nostro Cristo in terra ne viene tosto, secondo ch’io intendo. [18] Per la qual cosa io vi prego e costringo che ne veniate il più tosto che potete.

Mandastemi a dire che era morto misser Niccolaio[19] e monna Lippa. Honne avuta grande letizia, pensando che ogni cosa è fatta con providenzia di Dio. Sappiate se monna Lippa avesse lassato per testamento cavelle. E se ne poteste avere cavalle per Santa Agnesa, impegnatevene; perocché hanno grande bisogno.

Ho scritto a monna Pilla,[20] e a Maddalena. Il Vescovo [21] non mi risponde mai. E però vi prego che v’andiate, e costringiate di fare quello che io gli scrissi: e dia a voi quella quantità che può, sforzando il potere: perocché è di grandissima necessità. E così dite a Niccolò Sederini. Il più tosto che potete, recate ciò che vi danno. Dite ad Elisabetta ed a Cristofana e a tutte l’altre, che si confortino in Cristo Gesù cento migliaia di volte, e che corrano virilmente dietro allo sposo dolce, Cristo [p. 290 modifica]Gesù. Pregatela che mi perdoni, che io dimenticai la manna,[22] che io le promisi. Dite a Ficcolino delli Strozzi, che cresca di virtù in virtù. Perocché chi non cresce, torna a dietro. Confortatelo molto molto, da mia parte.

Sappiate che ’l dì che Dio sposò l’umana generazione con la carne sua, fummo di nuovo lavati nel sangue e sposati con la carne.[23] Annegatevi ed affogatevi nel fuoco del santo desiderio. Permanete nella santa dilezione di Dio.

Alessa e Catarina, e io, Cecca[24] pazza, vi ci mandiamo molto raccomandando. Gesù, Gesù. Catarina serva de’ servi di Dio inutile. Vi si raccomanda frate Raimondo e frate Tommaso.

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CXXIX · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library