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Chapter 131 of 202

CXXVII

CXXVII. — A Frate Bartolomeo Dominici, e a Frate Tomaso d’Antonio dell’Ordine de’ Predicatori quando erano a Pisa.

Scritta forse sotto la domenica delle palaie. Del soggiogare la parte sensitiva alla ragione: che è il frutto della redenzione. D’un’imbasciata ch’ell' ebbe da papa Gregorio. Vuol dare per Cristo la vita.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissimi e carissimi padri per riverenzia di quello dolcissimo Sacramento, e carissimi fratelli in quello abondantissimo e dolcissimo sangue, il vostro carissimo padre[1] e fratelli vi mandano cento migliaia di saluti, confortando e [p. 277 modifica]cendo in quella ardentissima carità che tenne legato e chiavellato Cristo in su la croce.

O fuoco abisso di carità, tu se’ fuoco, che sempre ardi e non consumi: tu se’ pieno di letizia e di gaudio e di soavità. Il cuore che è vulnerato di questa saetta, ogni amaritudine gli pare dolce, e ogni grande peso diventa leggiero. Oh dilezione dolce, che pasci e ingrassi l’anima nostra! E perché dicemmo che ardeva e non consumava; ora dico che egli arde e consuma, e distrugge e dissolve ogni difetto, ignoranzia, e ogni negligenzia che fusse nell’anima. Imperocché la carità non è oziosa; anco, adopera grandi cose.

Io Catarina, serva inutile, spasimo di desiderio, rivolgendomi[2] per le interiora dell’anima mia per dolore e pianto, vedendo e gustando la nostra ignoranzia e negligenzia, e non donare amore a Dio, poiché tante grazie dona a noi con tanto amore. Adunque, carissimi fratelli, non siate ingrati né sconoscenti; perocché agevolmente si potrebbe seccare la fonte della pietà in voi. negligenti, negligenti, destatevi da questo perverso sonno: andiamo e riceviamo il re nostro che viene a noi umile e mansueto.

O superbi voi! Ecco il maestro dell’umilità che viene e siede sopra l’asina. Però disse il nostro Salvatore che una delle cagioni, infra le altre, per la quale egli venisse sopra essa, si fu per dimostriare a noi la nostra umanità, in quello[3] che [p. 278 modifica]egli era venuto per lo peccato a dimostrare che ci conviene tenere con quest’asina della nostra umanità[4] quello modo che tenne egli, cioè cavalcarla e signoreggiarla. E drittamente e senza veruna differenzia, non ci ha tra noi e la bestia cavelle; perocché la ragione per lo peccato diventa animale. Verità antica,[5] che ci hai insegnato il modo! Io voglio che tu sagli sopra quest’asina, e possegga te medesimo umile e mansueto. Ma con che piei vi saliamo, dolcissimo Amore? con l’odio della negligenzia,[6] e con amore della virtù.

Or non diciamo più, perocché troppe cose averemmo a dire. Non posso più. Ma facciamo così, figliuoli e fratelli miei. Il canale è aperto e versa, onde noi avendo bisogno di fornire la navicella dell’anima nostra, andiamo a fornirla ine a quello dolcissimo canale, cioè il cuore e l’anima e ’l corpo di Gesù Cristo. Ine troveremo versare[7] con tanto affetto, che agevolmente potremo empire l’anime nostre. E però vi dico: non indugiate a mettere l'occhio nella finestra.[8] Che vi dico che quella somma Bontà ci ha apparecchiati i modi e li tempi da fare i grandi fatti per lui. E però vi dissi che voi fuste solleciti di crescere il santo desiderio. E non state contenti alle piccole cose, perocché egli le vuole grandi. [p. 279 modifica]per tanto io vi dico che ’l papa mandò di qua uno suo vicario; ciò fue il padre spirituale di quella Contessa[9] che morì a Roma; e è colui che renuniziò al vescovo per amore della virtù, e venne a me da parte del Padre santo, dicendo che io dovessi fare speciale orazione per lui e per la santa Chiesa; e per segno mi recò la santa indulgenzia. Gaudete dunque et exultate, perocché il Padre santo ha cominciato ad esercitare l’occhio[10] verso l’ onore di Dio e della santa Chiesa. Costà verrà un giovane che vi darà questa lettera. Dategli di ciò che egli vi dice, fede; imperocché egli ha uno santo desiderio d’andare al Sepolcro; e però egli ne va ora al santo Padre, per lui[11] e per alquante persoue religiose e secolari. Io ho scritta una lettera[12] al Padre santo; e mandandolo pregando che per amore di quello dolcissimo sangue egli ci dia licenzia acciocché noi [p. 280 modifica]diamo li corpi nostri ad ogni tormento. [13] Pregate quella somma eterna Verità, che, s’egli è il meglio, che ci faccia questa’ misericordia a noi ed a voi, sicché tutti di bella brigata [14] diamo la vita per lui. Son certa che, se sarà il meglio, egli ce la farà dare.

Altro non dico. Alessa vi si raccomanda cento migliaia di volte, con desiderio di ritrovarvi e di vedervi con quella ardentissiraa carità; e maravigliasi molto come voi non ci avete mai scritto. Dio ci conduca in quello luogo dove noi ci vedremo a faccia a faccia con lo Dio nostro.

Alessa negligente [15] si vorrebbe volentieri involiere in questa lettera per potere venire a voi. Monna Giovanna [16] vi manda molte volte benedicendo, e pregavi che abbiate memoria di lei dinanzi da Dio.

Gesù, Gesù, Gesù, lo Catarina, serva inutile di Gesù Cristo, cento migliaia di volte vi conforto e benedico. Catarina [17] Marta vi si raccomanda che preghiate Dio per lei. Raccomandateci a frate Tomaso e al vostro priore e a tutti gli altri. Gesù dolce, Gesù amore.

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CXXVII · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library