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Chapter 125 of 202

CXXI

CXXI. — A’ Signori difensori, e Capitano del popolo della città di Siena, essendo essa a Sant'Antimo.[1]

Il buon governo civile sta nel ben conoscere e reggere sé e gli altri. Senza moralità il governante è povero o cieco, infermo e morto. Segno d’infermità è il sospetto che vien da timore, diffidente de’ buoni, credulo ai tristi. Difende un abate dalle persecuzioni d’un arciprete. Non scusa se delle calunnie apposte al suo nome, ma se ne duole con umiltà dignitosa, chiamando i signori della repubblica ingrati e ignoranti. Lettera delle più elegantemente schiette, e da cittadina di repubblica veramente.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimi signori in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con [p. 240 modifica]di vedervi veri signori e con cuore virile; cioè che signoreggiate la propria sensualità con vera e reale virtù, seguitando il. nostro Creatore. Altramenti, non potreste tenere giustamente la signoria[2] temporale, la quale Dio vi ha concessa per sua grazia. Conviensi dunque che l’uomo che ha a signoreggiare altrui e governare, signoreggi e governi prima sé. Come potrebbe il cieco vedere e guidare altrui? Come potrà il morto sotterrare il morto? Lo ’nfermo governare lo ’nfermo, il povero sovvenire al povero? non potrebbe.

Veramente, signori carissimi, che chi è cieco e ha offuscato l’occhio dell’intelletto suo per lo peccato mortale, non cognosce ne se né Dio. Male potrà dunque vedere o correggere il difetto del suddito suo. E se pure il corregge, il corregge con quella tenebra e con quella imperfezione ch’egli ha in sé. E spesse volte, per lo poco cognoscimento, ho veduto e veggo punire e’ difetti colà dove non sono, e non punire quelli che sono iniqui e cattivi, che meriterebbono mille morti. Il poco lume non lascia discernere la verità, e pone la calunnia colà dove ella non è; e genera il sospetto in coloro de’ quali egli si può sicurare e fidare (cioè de’ servi di Dio e’ quali gli parturiscono[3] con lagrime e con sudori, con la continua e santa orazione, mettendosi ad ogni pericolo e pena o tormento, per onore di Dio e salute loro e di tutto quanto il mondo): e [p. 241 modifica]fidandosi di coloro che sono radicati nell’amore proprio di loro medesimi, e’ quali per ogni vento si vollono. E tutto questo procede dal poco lume e tenebroso peccato. Evvi bisogno dunque di avere il lume.

Dico che il morto non può sotterrare il morto;[4] cioè che colui che è morto a Grazia, non ha né ardire ne vigore di sotterrare il morto[5] del difetto del prossimo suo, perché si sente in quella medesima morte ch’è egli; e però noi vuole né sa correggere, vedendosi in quella infirmità medesima; e non se ne cura. Non si cura del suddito suo, perché egli il vegga infermo. E anco è tanta la gravezza della infirmità del peccato mortale, che non vi pone rimedio, se prima non cura sé medesimo. Essofatto[6] ch’egli sta in peccato mortale, è venuto in povertà, e perduta ha la ricchezza delle vere e reali virtù, non seguitando le vestigie di Cristo crocifisso: e però non può sovvenire al povero; privato, come dissi, della ricchezza della divina Grazia. Per la tenebra ha perduto il lume; che non vede il difetto colà dove egli è. E però si fanno le ingiustizie, e non le giustizie. Per la infermità perde il vigore del santo e vero desiderio, in desiderare l’onore di Dio e la salute del suo prossimo; e cresce sempre la infermità se egli non ricorre al medico, Cristo crocifisso, vomitando[7] il fracidume per la bocca, usando la santa confessione. Se egli il fa, riceve la vita e la sanità; ma se egli noi fa, subito riceve la morte: e allora il morto non può seppellire il morto, come detto è. E che maggior povertà si può avere, [p. 242 modifica]che esser privato del lume della sanità e della vita? Non so che peggio si possa avere. Questi tali dunque non sono buoni nè atti[8] a governare altrui, poiché non governano loro.

Convienvi dunque avere le predette cose; e però dissi che io desideravo di vedervi veri signori. Ma considerando me che l’esser vero signore non si può avere, se non signoreggia se medesimo, cioè signoreggiando la propria sensualità colla ragione; però io vi dico in quanti inconvenienti vengono coloro che si lassano signoreggiare alla miseria loro, e non signoreggiano; acciocché, vi guardiate a non cadere a questo. Vogliate, vogliate aprire l’occhio dell’intelletto, e non essere tanto accecati col tanto disordinato timore. Vogliate credere e fidarvi de’ servi di Dio, e non degl’iniqui servi del dimonio, che per ricoprire la iniquità loro vi fanno vedere quel che non è. Non vogliate porre i servi di Dio contra di voi.[9] Che tutte l’altre cose pare che Dio sostenga[10] più che la ingiuria, li scandali e le infamie, che sono poste a’ suoi servi. Facendo a loro, fate a Cristo. Troppo sarebbe dunque grande mina a farlo. Non vogliate, carissimi fratelli e signori, sostenere che né voi né altri il faccia; ma tagliate la lingua del mormoratore, cioè[11] riprendere e non dar fede a colui che mormora. Così facendo userete [p. 243 modifica]l’atto della virtù; e leverannosi via molti scandali. Ma pare che i peccati nostri non meritino ancora tanto. Tutto il contrario pare che si faccia; cioè che li cattivi sono uditi, e i buoni sono spregiati.

Ond’io ho inteso che per lo Arciprete di Montalcino,[12] o per altrui v’è messo sospetti; e questo fa per ricoprire la sua iniquità verso l’Abbate di santo Antimo; il quale è così grande e perfetto servo di Dio, quanto,[13] già grandissimo tempo, fosse in queste parti. Che se avesse punto di lume, non tanto che di lui avesse sospetto, ma voi l’areste in debita reverenzia. Pregovi dunque per l’amore di Cristo crocifisso, che vi piaccia di non impacciarlo, ma sovenirlo, aiutarlo in quello che bisogna. Tutto dì vi lagnate che i preti e gli altri clerici non sono corretti: e ora trovando coloro che gli. vogliono correggere, gl’impedite, e lagnatevi.

Del mio venire con la mia fameglia, [14] anco v’è fatto richiamo e messo sospetto, secondo che m’è detto: non so però se gli è vero. Ma se voi costate tanto a voi, quanto voi costate a me e a loro,[15] in voi e in tutti gli altri cittadini non caderebbero le [p. 244 modifica]cogitazioni e le passioni tanto di leggiero; e chiuderestevi l’orecchie per non udire. Cercato ho io e gli altri, e cerco continuamente, la salute vostra dell’anima e del corpo; non mirando a veruna fadiga, offerendo a Dio dolci e amorosi desiderii con abondanzia di lagrime e di sospiri, per riparare che i divini giudicii non vengano sopra di voi, i quali meritiamo per le nostre iniquitadi. Io non sono di tanta virtù che io sappia fare altro che imperfezione: ma gli altri che sono perfetti e che attendono solo all’onore di Dio ed alla salute dell’anime, sono coloro che il fanno. Ma non si lascerà però per la ingratitudine e per le ignoranzie de’ miei cittadini, che non s’adoperi infino alla morte per la salute vostra. Impareremo da quel dolce di Paolo, che dice: «Il mondo ci bestemmia, e noi benediciamo; egli ci perseguita e ci caccia, e noi pazientemente portiamo». E così faremo noi; seguiteremo la regola sua. La verità sarà quella cosa che ci libererà.[16] Io v’amo più che non v’amate voi; e amo lo stato pacifico e la conversazione vostra, come voi. Sicché non crediate che ne per me né per veruno degli altri della mia fameglia si faccia il contrario. Noi siamo posti a seminare la parola di Dio e ricogliere il frutto dell’anime. Ognuno dee esser sollecito dell’arte sua: l’arte che Dio ci ha posta è questa; conviencela dunque esercitare, e non sotterrare ’1 talento, perocché saremmo degni di gran re prensione; ma in ogni tempo e in ogni luogo adoperare, e in ogni creatura. Iddio non è accettatore de’ luoghi né delle creature, ma de’ santi e veri desiderii. [p. 245 modifica]Sicché con questo ci conviene adoperare.

Veggo che il dimonio si duole della perdita che in questa venuta egli ha fatta e farà per la bontà di Dio. Per altro non venni se non per mangiare e gustare anime, e trarle delle mani delle demonia. La vita voglio lasciare per questo, se io n’avessi mille. E per questa cagione anderò e starò secondo che lo Spirito Santo farà fare. Diravvi Pietro[17] a bocca la principale cagione per la quale io venni e sto qua. Altro non dico. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso, se volete la vita. In altro modo cadremo nella morte eternale. Non v’incresca a leggere e udire; ma portate pazientemente: perocché il dolore e l'amore che io ho, mi fa abondare di parole. Amore, dico, della vostra salute, e dolore della nostra ignoranzia. Voglia Dio che per divino giudicio non ci sia tolto il lume di non cognoscere la verità. Altro non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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