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Chapter 12 of 202

VIII

VIII.— A Frate Giusto, Priore in Montoliveto.

Imitare Gesù nel desiderio amoroso del bene delle anime. Senza intelligenza non e’ essere amore. Eserciti il priore la sua intelligenza e la carità nel non respingere un nato d’amore illegittimo. Preghiera e rimprovero sapiente.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissimo Padre in Cristo dolce Gesù, Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi mangiatore e gustatore dell’anime, imparando dalla prima dolce Verità che per fame e sete che aveva d’ansietato desiderio della salute nostra, gridava in sul legno della santissima croce, quando disse Sitio. Quasi dica: Io ho più sete e desiderio della salute vostra, che con questa pena finita mostrare non vi posso. Perchè la pena della sete del santo desiderio è infinita, e la pena sua è finita: sicché ci dimostra la sete ch’egli ha dell’umana generazione, poniamo che anco corporalmente fusse afflitto di sete. dolce e buono Gesù, insiememente manifesti la sete, e dimandi che ti sia dato bere. E quando è che dimandi bere all’anima? allora quando ci mostri l’affetto e la carità tua, Signor mio. Vedete bene, carissimo padre, che il sangue ci manifesta l’amore ineffabile; che per amore ha donato il sangue, e con esso amore ci chiede bere. Cioè che colui che ama, richiede d’essere amato e servito. Cosa convenevole è, che colui che ama sia amato. Allora dà bere l’anima al suo creatore, quando gli rende amore per amore. Ma non gli può rendere per servizio che possa fare a lui, ma col mezzo del prossimo: e però si volge l’anima con tanta sollecitudine a servire al prossimo suo in quel ser[p. 35 modifica]vizio che vede che più piace a Dio; e in quello si esercita. E sopra tutti quanti gli altri servizi che piacciono al nostro Salvatore, si è di trarre l’anime delle mani del dimono, trarle dello stato del secolo, della bocca delle vanità del mondo, e reducerle allo stato santo della religione. E non tanto che sia da lassarli e fuggirli, quando con tanto desiderio vengono; ma gli è da mettersi alla morte del corpo per potergli ritrarre. E questo è quello santo beveraggio il quale chiede il Figliuolo di Dio su la Croce. E non doviamo essere negligenti a dargli, ma solleciti; poiché vedete bene che per questa sete muore.[1] E non doviamo fare come fecero i Giudei che gli dierono aceto e fiele. Allora riceve aceto e fiele da noi, quando noi stiamo in uno amore proprio sensitivo, in una negligenzia radicata in uno parere[2] e piacere del mondo, con poca vigilia e orazione, con poca fame dell’onore di Dio e della salute dell’anime. Veramente questo è uno aceto e uno fiele mescolato con grande amaritudine: della quale amaritudine è suo il dispiacere; perchè gli dispiace; e a noi torna l'amaritudine e ’l danno. Che adunque ci è bisogno di fargli a non dargli questo bere? non ci è bisogno altro che l’amore: e l’amore non si può avere se non dall’amore. E col lume[3] si leva l’amore a tirare a sé l’amore: cioè che levando l’ochio del [p. 36 modifica]l'intelletto nostro con affetto e desiderio, ponsi nell'obietto di Cristo crocifisso, il quale obietto ci ha manifestata la volontà e l’amore del Padre eterno, col quale ci creò, solo per questo fine, perchè avessimo vita eterna. Il Sangue del Verbo dell’unigenito Figliuol di Dio ci manifesta questo amore, il fine[4] per lo quale fummo creati. Allora l’affetto nostro avendo aperto l'occhio dell’intelletto nell’affetto di Cristo crocifisso trae a sé l’amore; e trovasi[5] amare quello che Dio ama, e odiare quello ch’Egli odia. E perchè il peccato è fuora di Dio, l’ha in tanto odio e dispiacere, che non tanto che si diletti d’esso peccato, ma egli darebbe mille vite corporali, se tante ne avesse, per campare l’anime del peccato mortale.

Datemegli bere, carissimo padre: che vedete con quanto amore ve ne chiede. Crescetemi uno desiderio santo e buono verso questo grazioso cibo. E non mirate mai per veruna dignità, né per bassezza, né per grandezza; né per esser legittimi, né illegittimi: che il Figliuolo di Dio, le cui vestigio ci conviene seguitare, non schifò né schifa mai persona per veruno stato né altra generazione, né giusti né peccatori; ma agguagliatamente ogni creatura che ha in sé, ragione, riceve con amore, purché si voglia levare dal fradiciume del peccato mortale, dalla vanità del secolo, e tornare alla Grazia. [6]Questa è quel[p. 37 modifica]la dottrina che è data da lui. E ponianiochè la sia data a tutti, molto maggiormente è data a voi e agli altri governatori e ministri dell’Ordine. Che quando delle buone piante vi vengono alle mani e vengono con fame e desiderio dell’Ordine, o per amore della virtù escono del secolo e corrono al giogo[7] dell’obbedienzia; non è da fuggirle, né da schivarle per veruna cosa. E siano nati come si voglia; che non spregia Dio l'anima di colui che è conceputo in peccato mortale, più che di quello che è conceputo nell’atto del sacramento del Matrimonio.[8] Egli è accettatore de’ santi e buoni desiderii, il Dio nostro. E però io vi prego e voglio che questa pianta novella, la quale il priore vi mandò, chiedendo che fosse ricevuta all’Ordine, voi il riceviate caritativamente: che egli ha una santa e buona volontà; e la condizione naturale[9] è anco buona: e ha posto per amore l’affetto alla religione, e singolarmente lo Spirito Santo il chiama all’Ordine vostro. Non dovete, e io so che non volete, far resistenzia allo Spirito Santo. Meravigliomi molto che la risposta venne del no; e honne avuta grande ammirazione. Forse che fu difetto di chi fece l’ambasciata, che non seppe forse meglio fare: non che egli adoperasse altro che bene; ma non seppe più. Ora vi prego per l’amore di Cristo crocifisso che voi ai tutto vi disponiate a riceverlo; che sarà onore di Dio e dell’Ordine. E non mel lassate, perocché gli é un buono giovine; e [p. 38 modifica]se non fusse buono, io non rei manderei. E questo vi domando per grazia; e per debito il dovete fare secondo l’ordine della carità. A chi viene a voi a chiedervi bene, non ne siate scarso: datenegli. A questo mi avvedrò se sarete in su la croce, cioè a dare bere all’assetato che vi chiede bere: che per altra via non veggo che potiamo essere piacevoli a Dio. E però dissi ch’io desideravo di vedervi affamato gustatore e mangiatore del cibo dell’anime per r onore di Dio. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

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VIII · Letters — Catherine of Siena · The Conscious Library