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Chapter 170 of 202

CLXVI

CLXVI. — A Monna Colomba in Lucca.

Che una vedova, non giovane e vana, non segna, per piacere a paarenti nobili e ricchi, o per tema di dicerie, le delizie del mondo, che stancano. Gesù, smarrito, è trovato dalla madre nel tempio. Cerchiamolo nel sacrario dell’anima nostra. Caterina crede alla bontà dell’umana natura, perchè crede all’amore di Dio. Accenna al glorioso Girolamo.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

A voi, dilettissima suoro e figliuola in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere che voi fuste uno campo fruttifero che faceste frutto, ricevendo il seme della parola di Dio, per voi e per altrui; essendo specchio di virtù voi vecchia oggi mai nel mondo, sciolta del legame del secolo, alle giovane, che anco sono legate nel mondo per li legami degli sposi loro.

Oimè, oimè, io m’avveggio che noi siamo terra infruttifera, che lasciamo affogare il seme della parola di Dio dalle spine e pruni de’ disordinati affetti e desiderii del mondo, andando per la via de’ diletti e delizie sue, studiandoci di piacere più tosto alle creature che al Creatore. E anco è maggiore miseria, che non ci basta assai il nostro male; che colà dove noi dobbiamo essere esempio di virtù e di onestà, noi ci poniamo in esempio di peccato e di vanità. E pare che, come il dimonio non volle cadere solo, ma volle la molta compagnia; così noi a quelle medesime vanità e diletti e piacimenti che sono in noi, a essi stessi invitiamo altrui. Dovete ritrarre voi (che noi richiede lo stato vostro) delle vane letizie e nozze del mondo, ed ingegnarvi di ritrarne coloro che vi volessero essere, per amore della virtù e salute vostra. E voi ne dite male, e invitate le giovane che per amore della virtù se ne [p. 60 modifica]vogliono ritrarre, a non andarvi, perchè veggono che è offesa di Dio. Non mi maraviglio dunque se ’l frutto non apparisce, perocché ’l seme è affocato, come detto è.

Forse che pigi iereste alcuna scusa in dire: «Mi conviene pure condescendere a’ parenti e agii amici, e fare questo; se non che[1] si turberebbono e scandalizzerebuono contro di me.» E così il timore e piacimento perverso ci tolle la vita, e spesse volte ci dà la morte; tolleci la perfezione alla quale Dio ci elegge e chiama. Non è accettata a Dio questo scusa; perocché non dobbiamo condescendere agli uomini in cosa che offenda Dio e l’anima nostra; nè amarli ne servirli dobbiamo se non in quelle cose che sono di Dio e secondo lo stato nostro.

Oimè misera miserabile me! Sono stati o parenti amici o neuna creatura che ci abbia ricomperate? No: solo Cristo crocifisso fu quello Agnello che coll’amore ineffabile svenò e aperse il corpo suo, dandoci sé in bagno e in medicina, e in cibo, e in vestimento, e in letto dove ci possiamo riposare. Non ragguardando ad amore proprio di sé né a diletto sensitivo, ma con pena, sostenendo obbrobrii e vituperi!, avvilì sé medesimo, cercando l’onore del Padre e la salute nostra. Non si conviene che noi miseri miserabili teniamo per altra via che tenesse la prima dolce Verità.

Sapere che nelle delizie e nei diletti non si trova Dio. Vediamo, che quando il nostro Salvatore si smarrì nel Tempio andando alla festa, Maria non lo potè trovare né tra gli amici né tra’ parenti, ma trovollo nel Tempio che disputava con dottori: e questo fece per dare esempio a noi; peroc[p. 61 modifica]che egli è nostra reigola e via, la quale noi dobbiamo seguitare. Odi, che dice che si smarrì andando alla festa. Sappiate, dilettissima suoro: come detto è, Dio non si trova alle feste, né a balli o giuochi o nozze o delizie. Anco, andandovi, è strumento [2] e cagione di perderlo, cadendo in molti peccati e difetti, e in molti piacimenti dì disordinati detti.[3] Poiché questa é la cagione che ci ha fatto smarrire Dio per Grazia; ècci modo a ritrovarlo? Si: accompagnarci con Maria. E cerchianlo con lei, cioè coli’ amaritudine,[4] dolore e dispiacimento della colpa commessa contro ’l nostro Creatore per condescendere alla volontà delle creature. Convienci dunque andare al Tempio; ed ine si trova. Levisi il cuore, l’affetto ’l desiderio nostro con questa compagnia dell’amaritudine, e vada al tempio dell’anima sua, ed ine cognosca sé medesima. Allora cognoscendo, sé medesima non essere, cognoscerà la bontà di Dio in sé, ch’è colui ch’è. Allora si leverà la volontà con sollicitudine, ed amerà quello che Dio ama, e odierà ciò ch’egli odia. Allora riprenderà, stando a disputare in sé medesima, la memoria che ha ricevuto in sé, e’ diletti,[5] e’ piaceri del mondo, e non ha ricevuto né riservato in sé le grazie e’ doni ed e’ grandi benefici di Dio, che ha dato sé medesimo a noi con tanto fuoco d’amore. Riprenderà l’intelletto, che [p. 62 modifica]s’è dato più tosto a intendere la volontà delle creature, e osservare e’ pareri del mondo, che la volontà del suo Creatore; e però la volontà, e l’amore sensitivo s’è vòlto ad amare e desiderare queste cose grosse sensitive, che passano come il vento. Non debbe tare così: ma debbe intendere e cognoscere la volontà di Dio, che non cerca né vuole altro che la nostra santificazione, e però ci ha dato la vita.

Non v’ha Dio sciolta dal mondo, perchè voi siate affogata e annegata nel mondo coli’ affetto e col disordinato desiderio. Or avete voi altro che un’anima? no. Che sene aveste due, potreste l’una dare a Dio, e l’altra al mondo. Né altro che uno corpo non avete; e questo d’ogni leggera cosa si stanca.[6]

Siatemi dispensatrice a’ poveri delle vostre sostanzie temporali. Soggiogatevi al giogo della santa e vera obedienzia. Uccidete, uccidete la vostra volontà, acciò che non sia tanto legata ne’ parenti, e mortificate il corpo vostro e noi vogliate tenere in tante delicatezze. Dispregiate voi medesima: non ragguardate né a gentilezza né a ricchezza; però che solo la virtù é quella cosa che ci fa gentili, e le ricchezze di questa vita sono pessima povertà, quando sono possedute con disordinato amore fuore di Dio. Recatevi alla memoria quello che ne dice il glorioso Jeronimo (che non pare che se ne possa saziare) [7] vietando che le vedove non abbondino in [p. 63 modifica]delizie, e non portino la faccia pulita né e’ gentili delicati vestimenti. Nè le conversazioni[8] loro debbono essere con giovane vane né dissolute, ma la loro conversazione debba essere in cella: e debbe fare come la tortora, che, poi ch’è morto il compagno suo, sempre piange, e stringesi in se medesima, e non vuole altra compagnia. Restringetevi, carissima e dilettissima suora, con Cristo crocifisso; ine ponete l’affetto e ’l desiderio vostro, in seguitarlo per la via degli obbrobrii e della vera umiltà; e con mansuetudine, legandovi coll’ Agnello col legame della carità.

Questo desidera l’anima mia; sì che voi siate vera figliuola e sposa consacrata a Cristo, e campo fruttifero e non sterile, pieno di dolci frutti delle reali virtù. Correte, correte; che ’l tempo è breve, e il cammino è lungo. E se voi deste tutto l’avere del mondo, non v’aspetterebbe ’l tempo che non facesse il corso suo. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonatemi se io ho dette troppe parole; che l’amore e la sollecitudine ch’io ho della salute vostra me l’ha fatte dire. Sappiate che più tosto ’l farei, ch’io noi dico.[9] Dio vi riempia della sua dolcissima grazia. Gesù dolce, Gesù amore.

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