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Chapter 116 of 202

CXII

CXII. — Alla Contessa Benedetta Figliuola di Giovanni d’Agnolino Salimbeni da Siena.[1]

L’umana signoria è servitù al nulla. I beni del mondo son tutti cosa buona se gustati nell’amore di Dio. Al costato di Gesù attingesi umiltà, che nutrisce l’amore. Benedetta, signora di grande famiglia e che ha perduti due sposi, sia serva e sposa di Cristo.

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti serva e sposa di Cristo crocifisso, considerando me che ’l servire a Dio non è essere servo, ma è regnare.[2] Non è fatta[3] come la [p. 198 modifica]versa servitudine del mondo, la quale servitudine fa invilire la creatura, e falla serva e schiava del peccato e del dimonio. Il quale peccato, che non è cavelle, fa venire l’uomo a non cavelle. Sappi, carissima e dolce figliuola, che l’anima che serve alle creature e alle ricchezze fuore di Dio, cioè che disordinatamente appetisce e desidera le ricchezze e delizie del mondo, e vanità con piacere di sè medesimo (perocchè tutte sono vane senza neuna fermezza o stabilità, siccome la foglia che si volle al vento); cade nella morte, e avvilisce sè medesima, perchè si sottomette a quelle cose che sono minori di sè. Perocchè tutte quante le cose create sono fatte in servizio della creatura ragionevole; e la creatura che ha in sè ragione, è fatta per servire al suo creatore. E però noi c’inganniamo: perocchè quanto l’uomo appetisce queste cose transitorie, tanto perde più quella dolce signoria che s’acquista in servire al suo Creatore; e sottomettesi a quella cosa che non è: perocchè amando disordinatamente fuore di Dio, offende Dio. Sicchè bene è verità, che della servitudine del mondo veniamo a non cavelle.

Oh come è matto e stolto[4] colui che si dà a servire quello[5] che non tiene signoria, se non di quella cosa che non è, cioè del peccato! Il dimonio non signoreggia se non coloro che sono operatori delle iniquitadi. E in che modo li signoreggia? Per tormento, dandogli supplicio nella eterna dan[p. 199 modifica]dannazione. E il mondo ancora;[6] ciò sono e’ disordinati affetti che noi poniamo al mondo. Che le cose del mondo in se sono buone: ma la mala volontà di chi le usa, le fa cattive, prendendole[7] e desiderandole senza timore di Dio. E per questo modo dico che questi sono e’ famigli,[8] che ci legano con il dimonio in tormento. Dico, che questa servitudine della morte tolle il lume della ragione, e dà tenebre; tolle la ricchezza della Grazia, e dà la povertà del vizio.

Non voglio, figliuola mia, (poichè tanto è pericoloso) che tu ti dia alla perversa servitudine del mondo; ma voglio che tu sia vera serva di Cristo crocifisso, il quale t’ha ricomperata del prezioso sangue suo. Egli è il dolce Dio nostro, che ci creò alla imagine e similitudine sua; egli ci ha donato il Verbo dell’unigenito suo Figliuolo per tollerci la morte, e darci la vita. Col. sangue suo ci tolse la servitudine del peccato, ed hacci fatti liberi, traendoci dalla signoria del dimonio, che ci possedeva come suoi. Il sangue, ancora, ci ha fatti forti, e hacci messi in possessione di vita eterna; perocchè e’ chiovi ci son fatte chiavi,[9] che hanno disserrata la porta, che stava chiusa per lo peccato che era commesso. Questo dolce Verbo salendo a cavallo in sul legno della santissima croce, come vero cavaliere, ha sconfitti e’ nemici, e ha messi noi in possessione della vita durabile, sì e per siffatto modo che nè dimonia nè creatura ce la può tollero se noi [p. 200 modifica]non volliamo. Adunque bene è dolce questa servitudine; e senza questa servitudine non possiamo participare la divina Grazia. E però dissi, che io desideravo di vederti serva e sposa di Cristo crocifisso; perocchè, subito che tu se’ fatta serva (però che il servire a Dio è regnare), a mano a mano diventi sposa. Voglio dunque che tu sia sposa fedele, che tu non ti parta mai dallo Sposo tuo, amando[10] ne desiderando neuna cosa fuore di Dio. Ama questo dolce e glorioso Sposo che t’ha data la vita, e non muore mai. Ma gli altri sposi muoiono, e passano come il vento: e spesse volte sono cagione della morte nostra. E tu hai provato che fermezza ha; perocchè in piccolo tempo due calci[11] t’ha dato il mondo: e questo ha permesso la Divina Bontà perché tu fugga dal mondo, e rifugga a lui come Padre e Sposo tuo. Fuggi dunque il veleno del mondo, che ti mostra un fiore,[12] mostrandosi fanciullo, ed egli è uno vecchio; mostra la lunga vita, e ella è breve; pare ch’egli abbia alcuna fermezza, e egli è volubile, sì come la foglia che si volle al vento. Tu hai bene veduto che in te[13] non ebbe fermezza: e così ti pensa che ti farà il simile se tu te ne fidi più; però che così è mortale l’ultimo come il primo. Levati su dunque da ogni tenerezza e amore proprio di te, e entra nelle piaghe di Cristo [p. 201 modifica]crocifisso, dove è perfetta, e vera sicurtà. Egli è quel luogo dolce, dove la sposa empie la lampana del cuore suo: che drittamente il cuore è una lampana. Il quale debbe essere siccome la lampana, ch’è stretta da piedi e larga da capo; cioè che ’l desiderio e affetto suo sia ristretto al mondo, e largo di sopra: cioè dilargare il cuore e l’affetto suo in Cristo crocifisso, amandolo e tenendolo con vera e santa sollecitudine.[14] E allora empirai questa lampana al costato di Cristo crocifisso. Il costato ti mostra il segreto del cuore: che quello ch’egli ha fatto e dato per noi, ha fatto per proprio[15] amore. Ine trova la vera e profonda umiltà, la quale è l’olio che nutrica il fuoco e ’l lume del cuore della sposa di Cristo. Che maggiore larghezza d’amore puoi trovare, che vedere ch’egli abbia posta la vita per te? E che maggiore bassezza si può vedere o si trova mai, che vedere Dio umiliato all’uomo? E Dio-e-Uomo corso all’obbrobriosa morte della croce? Questa umiltà confonde ogni superbia, delizie e grandezze del mondo; questa è quella virtù piccola che è balia e nutrice della Carità. Allora è ricevuta la Sposa dallo Sposo suo, ed è messa nella camera dove si trova la mensa e il cibo e ’l servitore. La camera è la divina essenzia dove si nutricano i veri gustatori. Ine si gusta il Padre eterno, che è mensa; il Figliuolo, ch’è il cibo; e lo Spirito Santo, che ci serve. E così gusta e si sazia l’anima, in verità, della eterna visione di Dio.

Or non dormire dunque più, ma destati dal sonno delle delizie del mondo, e seguita il tuo [p. 202 modifica]dilettoCristo; e non aspettare il tempo, che tu non sei sicura d’averlo, perocchè ti viene meno. Che tal ora crediamo noi vivere, che le morte viene a tollerci il tempo. E però chi fosse savio, non perderebbe il tempo che egli ha per quello che non ha. Rispondi dunque a Dio che ti chiama, col cuore fermo: e non credere nè a madre nè a suoro nè a fratello, nè a corpo[16] di creatura che ti volesse impedire. Chè tu sai che in questo noi non doviamo essere obbedienti a loro. E così dice il nostro Salvatore: «Chi non renuncia al padre e alla madre, a suoro e a fratelli, e anco a sè medesimo, non è degno di me». Conviensi dunque renunciare a tutto il mondo e a sè medesimo, e seguitare il gonfalone della santissima croce. Altro non ti dico. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

A te dico, figliuola mia, che se tu vorrai essere sposa vera del tuo Creatore, che tu esca della casa del padre tuo; e disponti di venire, quando il luogo sarà fatto; che già è cominciato, e fassi di forza: cioè il monasterio di Santa Maria degli Angeli[17] a Belcaro. Se tu ’l farai, giugnerai in terra di promissione. Altro non dico. Dio ti riempia della sua dolcissima grazia.

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