Chapter 108 of 202
CIV
CIV. — A Frate Raimondo da Capua dell’Ordine de’ Predicatori.
Amare anco i nemici e i non buoni. Rendere l’onore a Dio, la fatica al prossimo, come debito: fatica e di corpo e di spirito. Lodi magnifiche della pazienza in quanto vestita di carità. Solitudine sociale operosa. Brama la morte.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimo e dolcissimo padre, e negligente e ingrato figliuolo, in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava’ de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi con vera e perfetta sollecitudine ad acquistare e conservare la virtù: perocchè senza sollecitudine l’anima non la trova; ne quella ch’egli ha, conserva. L’amore è quella cosa che fa il cuore sollicito, e muove i piei[1] dell’affetto ad andare nel luogo dove si truova la virtù. L’anima dunque, che non è sollecita, segno è che non ama. Convienci dunque amare virilmente e schiettamente, e senza mezzo[2] della propria sensualità o d’alcuna creatura che abbia in se ragione; e per giungere a questo dolce amore, ci conviene aprire l’occhio dell’intelletto, e cognoscere e vedere quanto siamo amati da Dio. Ma ad avere questo cognoscimento, ci conviene andare co’ piei dell’affetto nella casa del vero cognoscimento di noi, perchè nel cognoscimento di noi si concepe l’odio verso la propria sensualità, e concepesi amore verso di Dio per la inestimabile sua carità, che ha trovata dentro da sè.[3] Onde allora il cuore subito si leva con uno [p. 166 modifica]stimolo d’affocato desiderio, e va cercando in che modo possa più perfettamente spendere il tempo suo; parendogli sempre avere caro del tempo (perchè nel tempo si vede acquistare il tesoro, e perdere, secondo che gli piace); e vedendo che in neuno modo può giungere a vera virtù, se non col mezzo della carità del prossimo. La quale carità trasse dal cognoscimento di Dio, perocchè nella bontà di Dio vide e cognobbe che ’l suo smisurato amore non si distendeva pure a lui, ma ad ogni creatura che ha in sè ragione, ed amici, e a nemici. Poniamochè s’ami più ’l uno che l’altro, secondo che si truova l’affetto della virtù.
Il virtuoso ama[4] per amore della virtù, e in quanto egli è creatura; e lo ingiusto e iniquo[5] peccatore, l’ama, sì perchè egli è creato da Dio, e sì perchè egli si parta dal vizio, e venga alla virtù. E così diventa gustatore[6] e mangiatore dell’anime per onore di Dio. E per trarre l’anime dalle manidelle dimonia, si darebbe alla morte. E con sollicitudine fura il tempo a sè, cioè alla propria consolazione, di qualunque consolazione si vuole, o nuova vecchia che sia; e dallo al prossimo suo. E però fu detto a quella serva di Dio, dicendo ella: «Signore mio, che vuoli tu che io faccia?» ed egli rispose: «dà l’onore a me, e la fadiga al prossimo tuo».
E che fadiga gli dò? dagli fadiga corporale e mentale. Fadiga mentale e di santo desiderio, e offerire sante e umili e continue orazioni, con allegrezza [p. 167 modifica]de’ virtuosi,[7] e con dolore di quelli che giaciono nella morte de’ peccati mortali, sostenenendo con vera pazienzia gli scandali, le infamie e le mormorazioni loro, le quali danno a noi; non ritardando per alcuna cosa l’orazione, e affocato desiderio, fame e sollicitudine della salute loro. Allora si conforma l’anima con Cristo crocifisso, mangiando questo cibo in su la penosa e ansietata croce del desiderio di Cristo, che fu maggiore e più penosa che quella del corpo. Dico che vuole gli sia data ancora fadiga corporale; e questo è quando ci affadighiamo corporalmente in servizio del prossimo, servendo di qualunque servizio si sia, patendone noi disagi e pene corporali. E alcuna volta Dio permette, che sosteniamo da loro delle percosse, e fame e sete e molta persecuzione; siccome facevano i santi martiri, che sostenevano pena e grandi tormenti. Ma egli è tanta la nostra imperfezione, che noi non siamo ancora degni di giugnere a tanto bene, quanto è essere perseguitati per Cristo.
Or per questo modo dunque doviamo dare la fadiga al prossimo, e l’onore a Dio, e fare adoperare[8] ogni cosa a gloria e loda del nome suo: perocchè altrimenti le fadighe nostre non porterebbero frutti di vita, ma in questa vita gusteremmo l’arra della morte eternale. In Dio concepete l’amore, in cercare l’onore suo e la salute dell’anime; e nel prossimo si prova l’amore conceputo, nella virtù della pazienzia.
Oh pazienzia, quanto sei piacevole! oh pazienzia, quanta speranza dai a chi ti possiede! o pazienzia, tu sei reina, che possiedi, e non se’ posse[p. 168 modifica]duta dall’ira. O pazienzia, tu fai giustizia della propria sensualità, quando volesse mettere il capo, fuore, dell’ira. Tu porti teco un coltello di due tagli per tagliare e dibarbicare l’ira e la superbia, e il mirollo della superbia e impazienzia; cioè, dico due tagli, odio e amore. E il vestimento tuo è vestimento di sole, col lume del vero cognoscimento di Dio, e col caldo della divina carità, che gitta raggi co’ quali percuoti coloro che ti fanno ingiuria, gittando loro carboni di fuoco, accesi di carità, sopra il capo loro, il quale arde e consuma l’odio del loro cuore. Sicchè dunque, pazienzia dolce fondata in carità, tu sei quella che fai frutto nel prossimo, e rendi onore a Dio. Egli è ricoperto questo tuo vestimento di stelle[9] di varie e diverse virtù: perocchè pazienzia non può essere nell’anima senza le stelle di tutte le virtù, con la notte del cognoscimento di sè, che quasi pare uno lume di luna. E dopo il cognoscimento di sè medesimo viene il dì, col lume e caldo del sole. Il quale[10] è il vestimento della pazienzia, come detto è. Chi dunque non s’innamorerebbe di così dolce cosa, quanto è la pazienzia, cioè, a sostenere per Cristo crocifisso?
Portiamo dunque, carissimo e dolcissimo padre. E non perdete il tempo, e studiatevi a cognoscere voi, acciocchè questa reina abiti nell’anima vostra: perocchè ella ci è di grande necessità. E così vi troverete in croce con Cristo crocifisso, e notricheretevi del cibo suo, al quale Dio v’ha chiamato ed [p. 169 modifica]eletto. E parravvi essere in lume di luna, mentre che sosterrete: ma nel sostenere troverete el lume del sole. L’anima vostra allora sarà risuscitata nella virtù: e conserveretela, e cercheretela con più sollicitudine e perfezione, infino che sarete giunto al termine vostro; e conformeretevi con Cristo crocifisso, che sostenne pene e tormenti ed obbrobrii. Perchè sostenne? perocchè cognobbe la sapienzia di Dio, che dell’offesa fatta al Padre doveva seguitare la pena. L’uomo era indebilito, e non poteva satisfare. Egli con affocato amore satisfesce, non essendo in lui veleno di peccato. In questo seguiterete le vestigie sue, se sarete virtuoso, sostenendo ingiustamente, cioè in non avere offesi coloro che ci fanno ingiuria; chè in quanto dalla parte di Dio, sempre la[11] riceviamo giustamente, perocchè sempre l’offendiamo. Poi, dunque, che Cristo ha sostenuto infino alla morte, ed è resuscitato glorioso; così faremo noi e li altri servi di Dio che sostengono con pena infino alla morte della propria sensualità. Perocchè quando la propria sensualità è morta, l’anima n’esce risuscitata a grazia, e ha atterrato il vizio, gloriosa con la reina della pazienza. E col vestimento della pazienzia, che è detto di sopra, persevera infino all’ultimo, che sale in cielo. Benchè tutte le virtù, fuore della carità, che è il vestimento della pazienzia, rimangono tutte di sotto, ed ella entra dentro come donna; nondimeno ella trae a sè il frutto di tutte le virtù, e singolarmente il frutto della pazienzia; perocchè ella è tutta incorporata nella carità; anco, è il mirollo della carità, perocchè s’è manifestata vestita d’amore, e non nuda. Pe[p. 170 modifica]rocchè pazienzia senza carità già non sarebbe virtù. Ma perchè l’amore vero e perfetto è nell’anima, ha mostrato il segno del sostenere pene e obbrobrio, scherni e villania, tentazioni del dimonio e lo stimolo della carne, le lingue de’ mormoratori e le lusinghe del cuore doppio, [12] che ha una in cuore e un’altra mostra in lingua; e tutte le ha passate con vera e santa pazienzia, e con vera sollecitudine di servire a Dio e al prossimo suo. Ed è fatto abitatore della cella del cognoscimento di sè; nella quale cella sta la cella[13] del cognoscimento della bontà di Dio in sè. Ine ingrassa, e ine si diletta. Nella cella sua mangia con pena[14] el cibo dell’anime: e così ha posta la mensa in su la croce. Nella cella della gloria e loda del nome di Dio si riposa, e ine ha fatto il letto suo. E così ha trovata la mensa e ’l cibo e servitore, cioè lo Spirito Santo, e l’onore[15] del Padre eterno, dove si riposa. E poichè ha trovata la cella dentro così dolcemente, ed egli la procaccia di fuore ancora, quanto gli è possibile.
Ricordivi, carissimo padre e negligente figliuolo, della dottrina di Maria, e di quella della dolce prima Verità. Sapete che vi conviene stare nel cognoscimento di voi; e offerire umili e continue orazioni. E convienvi studiare la cella, e cognoscere la verità; e fuggire ogni conversazione, se non quella [p. 171 modifica]che è di necesità per salute dell’anime, per traile dalle mani delle dimonia con la santa confessione. Dilettatevi per questo co’ publicani e co’ peccatori: ma degli altri amatene assai, e conversatene[16] pochi. Non dimenticate all’ora e a tempo[17] suo l’officio divino: nè siate lento ne negligente quando avete a fare i fatti per Dio e in servizio del prossimo. Ma data che voi avete la fadiga, e voi fuggite in cella; e non vi andate dilagando nelle conversazione sotto colore di virtù. Son certa, se averete perfetta sollecitudine e fame delle virtù, che voi il farete; e non starete senza memoria di non tenere a mente quello che v’è stato detto. Altrimenti, non fareste[18] mai, nè conservereste quello che avete, se sollicitudine non ci fusse. E però vi dissi ch’io desideravo di vedervi con vera e perfetta sollicitudine. Ho speranza in quella dolce madre Maria, che adempirà il desiderio mio. Perdete voi medesimo, e cercate solo Cristo crocifisso, e non veruna altra creatura.
Pregate quelli gloriosi Pietro e Paolo,[19] che mi dieno grazia, a me e agli poverelli figliuoli, che ci anneghiamo nel sangue di Cristo crocifisso, e vestiamci della dolce verità. E me, s’egli è la volontà sua, tragga di questa tenebrosa vita: perocchè la [p. 172 modifica]vita m’è impazienzia,[20] e la morte in grande desiderio. Confortatevi; e godiamo ed esultiamo; che l’allegrezza nostra sarà piena in Cielo. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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