Chapter 69 of 202
LXV
LXV. - A Daniella da Orvieto vestita dell’abito di Santo Domenico.[1]
La bontà al buono è arra quaggiù delle gioie del cielo. Egli è beato e doloroso. I giudizi severi di certi buoni vengono da radice di presunzione: il falso zelo è amo del diavolo. Riprendisi i difetti in comune, non si assalgono le persone: noi rimprovero comprendiamo noi stessi. Non si giudicano le intenzioni. Non una sola è la via del bene: nè la penitenza corporale è il bene massimo. Lettera di delicatezza profonda e d’umiltà generosa.
..... Vedi dunque, ohe costoro gustano [2] l’arra di vita eterna in questa vita. Ricevono l’arra, ma non il pagamento; non aspettano [3] di riceverlo nella vita durabile, dove ha vita senza morte, sazietà senza fastidio, e fame senza pena. Perocchè di lunga è la pena dalla fame, perrocchè essi hanno compitamente quello che essi desiderano: e di lunga è il fastidio dalla sazietà, perocché egli è cibo di vita senz’alcuno difetto. È vero che in questa vita si comincia a gustare l’aria a questo modo, che l'anima comincia a essere affamata del cibo dell’onore di Dio e della salute dell’anime. Come ella ha fame, così se ne pasce: cioè, che l’anima si notrica della carità del prossimo, del quale ha fame e desiderio. Quello è un cibo che, notricandosene, non se ne sazia mai. E’ insaziabile: e però rimane la continua fame. [4] Siccome l’arra è uno comincio[5] di sicurtà che si dà all’uomo, per la quale aspetta di ricevere il pagamento (non, che l’arra sia perfetta in sé, ma per [p. 296 modifica]fede dà certezza di giugnere al compimento); così l'anima innamorata di Cristo, che già ha ricevuta l'arra, in questa vita, della carità di Dio e del prossimo, in sé medesima non è perfetta, ma aspetta la perfezione della vita immortale. Dico che non è perfetta quest’arra; cioè che l’anima che la gusta, non Im ancora la perfezione, che non senta le pene in se ed in altrui: in se per l’offesa che fa a Dio, per la legge perversa ch’è legata nelle membra nostre; ed in altrui, per l’offesa del prossimo. È, bene,[6] perfetto a Grazia; ma non a quella perfezione de’ Santi che sono in vita eterna, come detto è; perocché i desiderii loro sono senza pena, e i nostri con pena. Sai come sta il vero servo di Dio, che si notrica alla mensa del santo desiderio? Sta beato e doloroso, come stava.il Figliuolo di Dio in sul legno della santissima croce: perocché la carne di Giusto era dolorosa e tormentata, e l’anima era beata per l'unione del desiderio nostro in Dio, ed essere vestiti della sua dolce volontà; e dolorosi, per la compassione del prossimo, e per tollere a noi delizie e consolazioni sensuali, affliggendo la propria sensualità.
Ma attendi, figliuola e suoro carissima. Io ho parlato a te e a me in generale; ma ora parlerò a te e a me in particolare. Io voglio che due cose singolari facciamo, acciocché l’ignoranzia non e’ impedisca la nostra perfezione, alla quale Dio ci chiama; acciocché lo dimonio con lo mantello della virtù e della carità del prossimo non notricasse dentro nell’anima la radice della presunzione. Perocché da questo caderemo ne’ falsi giudizi, parendoci giudicare dritto, e noi giudicheremo torto; e andando noi [p. 297 modifica]dietro al nostro vedere, spesse volte il dimonio ci farebbe vedere molte verità per condurci nella bugia,[7] e perchè noi ci facciamo giudici delle menti[8] delle creature: la quale cosa solo Dio l’ha a giudicare.
Questa cosa è una di quelle due, dalia quale voglio che noi al tutto ce ne leviamo. Ma voglio che sia appreso con modo, e non, senza modo. Il modo suo ò questo; che se già Dio spressamente, non pur una volta nè due, ma più non manifesta il difetto[9] del prossimo nella mente nostra; noi noi dobbiamo mai dire in particolare a cui egli tocca, ma in comune correggere i vizi di chi ci venisse a giudicare,[10]e piantare le virtù, e caritativamente e con benignità. Nella benignità l’asprezza, quando bisogna. E se paresse che spesse volte Iddio ci manifestasse i difetti altrui; se non fusse espressa revelazione, come detto è, attienti alla parte più sicura, acciocché fuggiamo lo inganno e la malizia del dimonio: perocché con questo amo del desiderio ci piglierebbe. Nella bocca tua dunque stia il silenzio, e uno santo ragionamento delle virtù e spregiamento del vizio. E ’l vizio che ti paresse cogno[p. 298 modifica]scere in altrui, ponilo[11] insiemente a loro ed a te, usando sempre una vera umilità. E se in verità quello vizio sarà in quella cotale persona, egli si correggerà meglio, vedendosi compreso[12] così dolcemente; e dirà quello a te, che tu volavi dire a lui. E tu ne sarai sicura, e taglierai la via al dinonio, che non ci potrà ingannare nè impedire la perfezione dell’anima tua. E sappi che d’ogni vedere noi non ci dobbiamo fidare, ma dobbiamceli [13] ponere dopo le spalle, e solo rimanere nel vedere e nel cognoscimento di noi. E se alcuna volta venisse caso che pregassimo particolarmente per alcune crenature, e nel pr^^garc noi vedessimo in colui per cui è pregato alcuno lume di Grazia e in uno altro no, che è pur servo di Dio; ma parèssatel vedere con la mente avviluppato e sterile, nol [14] pigliare però per giudizio di difetto di grave colpa in lui; perocché potrebbe essere che ’l tuo giudizio sarebbe falso. Che alcuna volta addiviene che, pregando per una medesima persona, e l’una volta il troverò con uno lume e con uno desiderio santo dinanzi da Dio, in tanto che dello suo bene pare che l'anima ingrassi; e un’altra volta il troverai che parrà che la mente sua sia di lunga da Dio e tutta piena di tenebre e di molestie, che parrà che sia fadiga a chi prega, di tenerlo dinanzi a Dio. Questo addiviene alcuna volta; che può essere per difetto che sarà in colui per cui è pregato; ma il più delle volte non sarà per difetto, ma sarà per sottraimento che Dio averà fatto di sé in quell'ani[p. 299 modifica]ma, cioè che si sarà sottratto per sentimento di dolcezza e di consolazione, ma per grazia. Onde sarà rimasta la mente sterile, asciutta [15] e penosa; la quale Dio fa sentire a quell’anima che ne prega. E questo fa Dio per grazia di quell’anima che riceve l’orazione, accioccchè insimemente con lui aiti a dissolvere la nuvola. Sicché vedi, suore mia dolce, quanto sarebbe ignorante e degno di réprensione quello giudizio, che noi, per questo semplice vedere, giudicassimo che ’l vizio fusse in quell’anima. E però se Dio cel manifestasse così torbe e tenebroso, dove noi già abbiamo veduto che egli non è privato di grazia ma del sentimento della dolcezza del sentimento di Dio... [16] Pregoti dunque, te e me ed ogni servo di Dio, che ci diamo[17] a cognoscere perfettamento noi, acciocché più perfettamente cognosciamo la bontà di Dio; sicché, col lume, abbandoniamo il giudizio del prossimo, e pigliamo la vera compassione, con fame d’annunziare le virtù e di reprendere il vizio e in noi e in loro per lo modo detto di sopra.
Detto abbiamo dell’una; ma ora ti dico dell’altra, la quale io ti prego che noi riprendiamo in noi; se alcuna volta il dimonio, o il nostro pessimo parere ci molestasse, di voler mandare o vedere andare tutti i servi di Dio pee quella via che an[p. 300 modifica]diamo noi. Perocché spesse volte addiviene, che vedendosi andare per la via della molta penitenzia, tutti li vorrebbe mandare per quella medesima via; e se vede che non vi vada, ne piglia dispiacimento e scandalo in sé medesimo, parendogli che non faccia bene; e alcuna volta addiverrà che farà meglio colui e più virtuoso sarà, poniamochè non facci tanta penitetizia quanta quello che mormora. Perocché la perfezione non sta in macerare e uccidere il corpo, ma in uccidere la propria e perversa [18] volontà. E per questa via della volontà annegata, sottoposta alla dolce volontà di Dio, dobbiamo desiderare che tutti vadano. Buona é la penitenzia e il macerare del corpo; ma non mei ponere per regola a ognuno: perocché tutti i corpi non sono agguagliati; e anco, perché spesse volte addiviene che la penitenzia che si comincia, per molti accidenti che possono addivenire, si conviene lassare. Se il fondamento dunque o in noi in altri faccessimo o facessimo fare sopra la penitenzia; verrebbe meno e sarebbe sì imperfetto, che mancherebbe la consolazione e la virtù nell’anima, perché sarebbe privato di quella cosa ch’egli amava, e dove egli aveva fatto il suo principio; e parrebbegli essere privato di Dio; e parendogli essere privato di Dio, verrebbe a tedio e a grandissima tristizia e amaritudine, e nella amaritudine perderebbe l’esercizio[19] e la fervente orazione la quale soleva fare. Sicché vedi quanto male ne seguiterebbe per fare solo il suo principio [20] nella [p. 301 modifica]sua penitenzia; perocchè noi saremmo ignoranti, e caderemmo nella mormorazione, e verremmo a tedio e il molta amaritudine,[21] e studieremmo di dare solo operazione finita a Dio, che è Bene infinito, il quale ci richiede infinito desiderio. [22] Convienci dunque fare il fondamento in uccidere e in annegare la propria e perversa volontà; e con essa volontà sottoposta alla volontà di Dio, daremo dolce e affamato e infinito desiderio in onore di Dio e salute dell’anime. E così ci pasceremo alla mensa del santo desiderio detto, il quale desiderio non è mai scandalizzato nè in sé né nel prossimo suo, ma d’ogni cosa gode e trae il frutto. Dolgomi io miserabile, che non seguitai mai questa vera dottrina; anco, ho fatto il contrario, e però mi sento d’essere caduta spesse volte in dispiacere e in giudizio del prossimo.
Onde ti prego per amor di Cristo crocifisso che in questa e in ogni altra mia infirmità ponga rimedio; sicché io e tu cominciamo oggi ad andare per la via della verità, alluminate in fare il vero fondamento nel desiderio santo, e non fidarci de’ nostri pareri e vederi; perocché [23] leggermente non escissemo di noi e giudicassimo i difetti del nostro prossimo, se non per compassione e reprensione generale.
Questo faremo, notricandoci alla mensa del santo desiderio: in altro modo non potremo. Perocché del [24] [p. 302 modifica]desiderio abbiamo il lume, e il lume ci dà desiderio, e l'uno notrica l’altro. E però dissi ch’io desideravo di vederti con vero lume. Altro non dico. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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