Chapter 194 of 202
CXC
CXC. — A Francesco di Pipino Sarto da Firenze, [1] e a Monna Agnesa sua donna.
Mali del consorzio co’ non buoni, beni del consorzio co’ buoni; con faconda brevità accennati.
Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
Carissimi figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi alluminati di vero lume, acciocché perseveriate nella virtù infino alla morte. Senza il lume, carissimi, andereste in tenebre e non cognoscereste la verità, e le cose dolci vi parrebbero amare, e le amare dolci. [2] Ma avendo il lume, saremo cauti, e fuggiremo tutte quelle cose che avessero a diminuire in noi le virtù, e l’amore che dobbiamo avere, schietto, al nostro Creatore. Con questo lume vederemo quanto è pericolosa la con[p. 172 modifica]versazione di quelli che vivono senza il timore di Dio; però ch’ella è il fondamento della nostra ruina. [3] Ella ci fa ingrossare [4] la coscienzia; tolleci la madre dell’orazione, leva via l’astinenzia, impedisce il fervore; dilata [5] l’affetto ne’ diletti vani del mondo, furaci l’umiltà santa, tolleci l’onestà, apre [6] i sentimenti del corpo, e accieca l’occhio dell’intelletto nostro, in tanto che mai non pare che l’anima abbia incominciato a cognoscere [7] il suo Creatore; e così a poco a poco non s’avvede la creatura, e ti’ovasi d’un angelo terrestre, diventato dimonio d’inferno. E dove è la purità che tu solevi avere? Ove è il desiderio di patire per Dio? Dove sono le lagrime che tu solevi spandere nel cospetto di Dio con umile e continua orazione? dov’è la carità fraterna che tu avevi a ogni creatura ragionevole? Nulla ce n’è rimaso, però che il dimonio ha furato tutto col mezzo degli servi suoi. Non voglio, figliuoli carissimi e dolcissimi, che questo addivenga a voi: ma la vostra conversazione sia sempre con quelli che temono ed amano Dio in verità. Questi sono cagione di riscaldare la freddezza del cuore nostro, e dissolvono la durizia, con dolci ragionamenti di Dio; ragionando della grande bontà e carità sua verso di noi. E l’uno è cagione di dare lume all’altro, ricercando la dottrina di [p. 173 modifica]Cristo crocifisso, e la vita de’ Santi. Odiansi [8] tutti e’ sentimenti del corpo: con una modestia santa abbraccia la umiltà, e la viltà [9] sua sorella, disprezzando sé medesimo. E così, brevemente, séguita [10] della conversazione de’ servi di Dio; siccome ogni male ci dà quella de’ servi del mondo. Onde dice lo Spirito Santo per bocca del profeta: «Tu sarai santo con i santi, innocente cogli innocenti, ed eletto cogli eletti; e perverso con i perversi. [11]
Voglio dunque che a questo abbiate una grande avvertenzia, di sempre conversare con i servi di Dio, e serve; e gli altri e l’altre fuggire come fuoco. E non vi fidate mai di voi, dicendo: «io son forte, e non temo che questi mi faccia cadere.» Non così, per l’amore di Dio! Ma con vera umiltà cognosciamo che, se Dio non ci tiene egli, noi saremmo dimoni incarnati. Noi n’abbiamo esempio innanzi siffatto, che sempre doviamo stare in [p. 174 modifica]tremore [12] Son certa che, se avrete vero lume, che voi in questo e in ogni altra cosa compirete la volontà di Dio, e il desiderio mio: altrimenti, no. E però vi dissi, che io desideravo di vedervi illuminati di esso lume.
Per fretta non dico più ora. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.
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